Al capezzale della quasi moribonda Intel sono accorsi diversi medici negli ultimi mesi. A cominciare dall’amministratore delegato Lip-Bu Tan, esperto di semiconduttori. Tan ha sostituito, lo scorso dicembre, Pat Gelsinger con il compito di rilanciare la produzione di chip dell’ex colosso statunitense. Rilanciarla in una direzione precisa, quella dell’intelligenza artificiale.
In questo articolo:
- L’amministrazione Usa potrebbe prendere il 10% di Intel
- La Tsmc a stelle e strisce
- Azioni Intel: l’analisi con Forecaster
L’amministrazione Usa potrebbe prendere il 10% di Intel
Lip-Bu Tan ha avuto recentemente un alterco con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. L’inquilino della Casa Bianca non ha digerito gli investimenti effettuati in produttori cinesi di chip. Il contrasto si è chiuso pochi giorni dopo a Washington, con la visita dell’amministratore delegato. Trump ha dichiarato in quell’occasione: “Mi sono incontrato con il signor Lip-Bu Tan di Intel, insieme al segretario al Commercio Howard Lutnick e al segretario del Tesoro Scott Bessent. L’incontro è stato molto interessante. Il suo successo e la sua ascesa sono una storia straordinaria. Il signor Tan e i membri del mio staff passeranno del tempo insieme e mi presenteranno suggerimenti durante la prossima settimana”.
Tra i suggerimenti ci sarà anche quello di acquisire una sostanziosa partecipazione (10%) nel produttore di semiconduttori statunitense? L’amministrazione Usa convertirebbe le sovvenzioni concesse a Intel con il CHIPS and Science Act in azioni Intel, secondo alcuni funzionari federali.
La Tsmc a stelle e strisce
Al di là delle modalità con cui il governo Usa potrebbe entrare in Intel, tema di discussione con aspetti legali non secondari, è importante la motivazione che potrebbe spingerlo. Lo stesso CHIPS and Science Act ha stanziato quasi 40 miliardi di dollari per la costruzione di impianti di produzione di semiconduttori negli Stati Uniti. In particolare, Intel dovrebbe avviare stabilimenti produttivi in Arizona, Nuovo Messico, Ohio e Oregon.
L’obiettivo, dichiarato, è portare la produzione di chip sul territorio degli Usa per ridurre la dipendenza da Taiwan e quindi da Tsmc. Puntare su Intel per rilanciarla è la scelta più immediata. Trump non vuole dipendere da fornitori esteri, soprattutto per quanto riguarda settori strategici, come quello della difesa.
Intel però, da sola non ce la può fare. Ed ecco che al suo capezzale si cerca di raccogliere un consesso di medici importanti. L’amministrazione Usa, ma anche Softbank, il gruppo giapponese guidato da Masayoshi Son, che ha deciso di investirvi 2 miliardi di dollari. Softbank diventerà in tal modo il decimo azionista di Intel.
“L’investimento riflette la nostra convinzione che la produzione e l’approvvigionamento di semiconduttori avanzati continueranno a crescere negli Stati Uniti e Intel giocherà un ruolo cruciale,” ha dichiarato Son in una nota. Dichiarazioni in linea con le indiscrezioni rilanciate nel giugno scorso da Bloomberg sul piano “Crystal Land” per creare un centro produttivo tecnologico che possa competere con il polo cinese di Shenzen. Il tutto in vista della “riunificazione pacifica” promessa da Mao Nin, portavoce del Ministero degli Esteri cinese, in risposta all’affermazione di Trump, secondo il quale Xi Jinping gli avrebbe promesso di non invadere Taiwan fino a quando sarà alla Casa Bianca.
Azioni Intel, l’analisi con Forecaster
Intel rimane ancora oggi uno dei principali attori globali nel settore dei semiconduttori. Nonostante il riconoscimento globale del marchio e la storica leadership tecnologica, il gruppo si trova oggi in una fase critica, caratterizzata da performance finanziarie in netto peggioramento e sfide competitive significative.
Negli ultimi tre anni, Intel ha registrato un calo del fatturato, passato da 63,05 miliardi di dollari nel 2022 a 53,10 miliardi nel 2024. L’utile netto ha mostrato una tendenza ancora più preoccupante: da 8,01 miliardi nel 2022 a una perdita di 18,76 miliardi nell’ultimo anno fiscale. I principali parametri di redditività confermano il quadro critico: margine di profitto negativo al -21,11%, Roe pari a -18,89% e rapporto debito/patrimonio netto di 0,47.
L’analisi del valore intrinseco evidenzia un prezzo equo medio stimato a 14,07 dollari, inferiore al prezzo di chiusura recente di 19,8 dollari, suggerendo una valutazione tuttora sopravvalutata.
Nonostante tutto Intel mantiene vantaggi competitivi importanti, tra cui un marchio riconosciuto, economie di scala nella produzione, un ampio portafoglio di brevetti e costi di cambio fornitore relativamente elevati. La concorrenza è intensa: Advanced Micro Devices (Amd) domina nel segmento Cpu, Nvidia guida nel mercato Gpu e Tsmc e Samsung rappresentano forti competitor nella produzione di semiconduttori e chip di memoria. La fiducia mostrata dall’amministratore delegato è un segnale positivo, ma non modifica il giudizio complessivo sul titolo, che rimane debole.










