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Intel: investe 80 miliardi sui chip, cosa fare con azioni?

Intel: quali impatti sul titolo con investimenti sui chip?

Nel giorno della Federal Reserve sarà Intel uno dei titoli maggiormente osservati a Wall Street in scia alle notizie arrivate nelle ultime ore. Dopo l’acquisizione dell’israeliana Tower Semiconductor, la società ha annunciato un investimento miliardario (oltre 80 miliardi di dollari) nel cuore dell’Europa per sviluppare la filiera industriale dei semiconduttori, dalla ricerca e sviluppo fino alla produzione e alle più avanzate tecnologie di packaging dei chip. Questo progetto porterebbe 7.000 posti di lavoro per la costruzione degli impianti, 3.000 posti di lavoro a tempo indeterminato nell’alta tecnologia in Intel e decine di migliaia di ulteriori posti di lavoro fra fornitori e partner.

Per quanto riguarda l’Italia il progetto prevederebbe la realizzazione di un impianto all’avanguardia per il back-end del processo di fabbricazione del chip con un investimento potenziale di 4,5 miliardi di euro; tutto questo darebbe la possibilità di creare fino a circa 1.500 posti di lavoro in Intel e altri 3.500 posti di lavoro fra fornitori e partner.

 

Azioni Intel: analisi grafica e strategie operative

Andiamo a vedere cosa ci suggerisce il grafico del titolo. La forte fase ribassista innescatasi nell’aprile del 2021, con i prezzi che viaggiavano in area 68-69 dollari, non si è ancora conclusa tant’è che il titolo nella seduta di ieri ha riavvicinato i minimi dell’ottobre 2020 posizionati nei pressi dei 43,50-44 dollari. Nel breve è possibile che la tenuta di questi livelli possa innescare un rimbalzo, che avrebbe un primo target rialzista nei pressi dei 46,50 dollari e a seguire 47,50 dollari.

Per cambiare però il trend in atto ed inviare un segnale di forza le quotazioni dovrebbero spingersi oltre i massimi del 2022 situati sulla soglia dei 50 dollari; solo con il superamento di questa fascia di prezzi il titolo Intel si aprirebbe la strada ad ulteriori allunghi in direzione dei 55-56 dollari. Al contrario il mancato superamento dei 47,50 dollari rimetterebbe in moto il trend discendente con possibili ritorni in direzione dei minimi posti sui 43,50 dollari, che rappresenta l’ultimo baluardo per evitare un test sul bottom del 2019 in area 42,80-43 dollari.

 

AUTORE

Pietro Origlia

Pietro Origlia

Pietro Origlia, trader indipendente, ha iniziato ad interessarsi dei mercati finanziari all'inizio del 2000, facendone poi una professione tra il 2005-2006. Specializzato nel trading multiday (azioni, valute e materie prime) opera essenzialmente sul mercato italiano. Ha partecipato a vari eventi e manifestazioni in qualità di relatore. Dal 2017 è anche Giornalista Pubblicista. Da gennaio 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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