Tagli per dieci miliardi di dollari e 15.000 dipendenti da mandare a casa, forse 19.000. È amara la medicina che Intel deve trangugiare per rimanere in corsa. L’ha distribuita l’amministratore delegato Pat Gelsinger a inizio agosto, annunciando una perdita da 1,6 miliardi di dollari. La malattia viene da lontano, da un rifiuto fatto sette anni fa e poi ribadito alla fine del 2022. Pat Gelsinger non c’entra nulla. Al tempo, al timone di quello che è stato per lungo tempo il leader mondiale dei chip, c’era Bob Swan. E Bob Swan non credeva nei modelli di intelligenza artificiale generativa, tanto da respingere al mittente le proposte di un nome che oggi tutti conoscono: OpenAI.
OpenAi voleva cedere una quota del 15% a Intel, con opzione per un ulteriore 15%, a 1 miliardo di dollari e fargli produrre processori da vendere a prezzo di costo. L’accordo non si fece e nemmeno nel 2022, appena dopo l’annuncio di ChatGPT. OpenAI avrebbe voluto diversificare la base dei fornitori di chip. Intel, potrebbe essere oggi accanto a Nvidia nella rivoluzione dell’intelligenza artificiale. Niente da fare.
Ora Intel assomiglia alla Kodak degli anni ’80, quando il leader delle macchine fotografiche preferì concentrarsi sul lucroso business dei rullini e della stampa fotografica scartando l’idea di un ingegnere. L’idea era la macchina fotografica digitale. Oppure Intel assomiglia a Nokia, leader nei telefoni cellulari che si concentrò sulla miniaturizzazione degli stessi, perdendosi la rivoluzione degli smartphone.
Il crollo delle azioni Intel
Nelle cinque sedute successive alla presentazione dei risultati trimestrali, le azioni Intel quotate sul Nasdaq, hanno perso quasi il 40% di capitalizzazione. Non sono i minimi storici e le tensioni sui mercati azionari e in particolare sulle Big tech hanno avuto il loro ruolo. Le quotazioni di Intel sono tornate sui livelli del 2010. Sapranno riprendersi dopo questa batosta? Per ora sono riuscite a riconquistare i 20 dollari di valore. Magra consolazione visto che pochi giorni prima ne valevano quasi 31.
L’analisi delle azioni Intel eseguita con la piattaforma Forecaster offre un giudizio di hold, anche se l’andamento del prezzo non ha mostrato ancora divergenze rispetto all’indicatore Speed. Potrebbe essere questione di tempo, prima di vedere una reazione. La fine di agosto, in particolare potrebbe riservare delle sorprese positive. L’indicatore di stagionalità della piattaforma offre indicazioni coerenti con l’andamento dell’azione nell’anno in corso. I ribassi potrebbero proseguire fino all’ultima settimana del mese, prima di vedere un rimbalzo delle quotazioni. Analizzando orizzonti statistici a 3, 10 e 20 anni, le posizioni short su Intel avrebbero offerto rispettivamente rendimenti medi dell’1,3%, del 3,8% e del 4,1%. Nel caso dei tre anni tutte le rilevazioni statistiche effettuate sono risultate concordi sul ribasso delle azioni. Sull’arco temporale a 10 e 20 anni la percentuale di probabilità si attesta al 70%.

Buone notizie arrivano dal fronte dell’analisi fondamentale. È sempre la piattaforma Forecaster a mostrare, applicando i metodi del Discounted cash flow e di Peter Lynch, una valutazione di mercato inferiore del 140,2% rispetto al fair value della società. Intel, infatti, sta vivendo il suo momento Kodak, ma ha le risorse per svoltare. È una società solida, come conferma l’Altman Z-Score che indica un “moderato rischio di bancarotta”, che ha un’azione in questo momento debole come mostra il Piotroski F-Score.
Il giudizio finale elaborato dalla piattaforma dal punto di vista della generazione di valore, infine, è “steady”: Intel è efficiente dal punto di vista della creazione di valore ma i miglioramenti si sono, in questo momento, arrestati.










