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Intelligenza artificiale: quanto impatterà su 3 tipologie di lavoratori

Intelligenza artificiale: quanto impatterà su 3 tipologie di lavoratori

Il tema dell’intelligenza artificiale è più che mai rovente. Con il successo del chatbot ChatGPT di OpenAI a partire dal mese di novembre 2022, si è scatenata una concorrenza senza frontiere tra i big tecnologici mondiali. Da Microsoft a Google a Baidu, si combatte una battaglia commerciale a suon di miliardi per presentare il migliore prodotto di IA sul mercato e in poco tempo.

Tuttavia, alcune controindicazioni sono emerse da subito. Una riguarda la sicurezza dei dati personali. Non a caso in Italia le autorità regolamentari hanno stoppato le attività di ChatGPT. Un’altra preoccupazione concerne i tentativi di frodi e raggiri.  L’IA può essere con uno strumento molto potente in mano alla criminalità informatica. Al riguardo, la banca tedesca online N26 ha presentato recentemente un  memorandum per difendersi dagli attacchi di ogni genere. Infine, vi è da considerare un aspetto che sta alimentando le preoccupazioni delle istituzioni di ogni paese, ovverosia la possibile perdita di posti di lavoro in vari settori dell’economia.

 

Intelligenza artificiale: quanto sarà importante per i lavori attuali

Ma sarà veramente così, ossia i lavoratori devono temere per il proprio posto di lavoro? Gli esperti del settore nel complesso provano a fornire delle rassicurazioni, descrivendo quale sarà l’impatto su tre categorie di lavoratori. La prima categoria riguarda gli sviluppatori e gli ingegneri di software. Alcuni di essi stanno imparando a progettare l’IA generativa aggiungendo competenze ai loro curriculum, mentre altri stanno cercando nuove mansioni. Il timore di rimanere senza lavoro è elevato in questa categoria, ma secondo Sameer Penakalapati, amministratore delegato di Ceipal, una piattaforma di acquisizione di talenti basata sull’intelligenza artificiale, “è ingiusto dire che GPT eliminerà posti di lavoro tra gli sviluppatori e gli ingegneri”.

Tuttavia i compiti e le responsabilità di queste persone potrebbero essere ridotti: “GPT può fare il lavoro di un programmatore o tester istantaneamente, piuttosto che impiegarci giorni o settimane” ha aggiunto Penakalapati, il quale ritiene che l’intelligenza artificiale generativa possa avere un impatto più ampio sugli ingegneri DevOps (sviluppo e operazioni). “Dallo sviluppo del codice alla distribuzione, alla conduzione della manutenzione e all’aggiornamento del software: è in questo insieme più ampio di attività che l’IA generativa può imitare ciò che fa un ingegnere “.

La seconda categoria  analizzata concerne i creatori di videogiochi, i designer, i fotografi e tutti coloro che creano immagini digitali. Questi Sultan Saidov, co-fondatore e presidente di Beamery una società globale di software-as-a-service di gestione del capitale umano, non vedranno i loro posti di lavoro completamente eliminati. A suo giudizio, l’IA aiuterà tali soggetti a svolgere il loro lavoro con maggiore rapidità e a essere più creativi. “Se guardiamo indietro alla rivoluzione industriale, quando improvvisamente è arrivata l’automazione in agricoltura i posti di lavoro nel settore sono diminuiti? Sicuramente, ma allo stesso tempo significa che lo stesso numero di persone sta facendoa lavori diversi”, ha detto.

I lavoratori della conoscenza potrebbero invece trarre un grande vantaggio dall’IA generativa secondo Michael Chui, partner di McKinsey Institute. A suo avviso, le persone in futuro non saranno in grado di immaginare un mondo del lavoro senza strumenti AI e GPT, esattamente come in passato non riuscivano a pensare di staccarsi dagli strumenti office come Microsoft Word ed Excel. “Queste tecnologie consentono di creare le prime bozze molto rapidamente, che si tratti di scrivere, generare codice informatico, creare immagini, video e musica” ha detto Chui. “Si può immaginare che quasi tutti i lavoratori della conoscenza siano in grado di beneficiare di questa tecnologia che permette maggiore velocità”. In buona sostanza, Chui afferma che il fatto che la tecnologia aumenti la produttività non significa che ci saranno meno persone che lavorano, come è dimostrato anche dalle evoluzioni tecnologiche del passato.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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