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Internet Explorer è morto: 10 cose da sapere sul browser che ci ha accompagnato 30 anni

Addio Internet Explorer: il controverso browser di Microsoft, un pezzo di storia del web, è ufficialmente morto. Dal 14 febbraio 2023, il browser di default per ogni computer con sistema operativo Windows, glorioso competitor di Netscape Navigator e arrivato a 11 versioni rilasciate dal 1995 al 2003, non è più accessibile. Cliccando sulla sua icona, il software non parte e una schermata risponde consigliando l’utilizzo di Edge, l’app che lo sostituisce.

Secondo la casa di Redmond, Edge garantisce “un’esperienza web più veloce, sicura e moderna rispetto ad Internet Explorer”. Tuttavia, paradossalmente, sono già in tanti a rimpiangere IE al punto che qualche malinconico suggerisce un trucco per resuscitare Explorer su Windows 11: cercare le Opzioni Internet dalla barra di ricerca e scegliere prima la scheda Programmi e poi Gestione componenti aggiuntivi. Andando su Ulteriori informazioni su estensioni e barre degli strumenti, si dovrebbe aprire proprio il mitico Internet Explorer.

 

Internet Explorer è morto: 10 cose da sapere sul browser

Per i più nostalgici, Version Museum ha raccolto sul suo portale la storia visuale di Internet Explorer dal 1995 al 2013: un autentico tuffo nella memoria lungo versioni per Macintosh, UNIX e Xbox, loghi che cambiano e si evolvono, elaborazioni primitive e sempre più sofisticate.

In ogni caso, IE ha attraversato tante di quelle vicissitudini che, spesso, ricordiamo soltanto in minima parte. Come in ogni in memoriam che si rispetti, ecco 10 cose da sapere, tra informazioni utili e curiosità, sul browser che ci ha accompagnato per 30 anni.

 

Un piccolo gruppo di lavoro (e un nome diverso)

Prima del lancio nell’agosto del 1995, a Internet Explorer lavoravano appena sei persone, capitanate da Thomas Reardon. Soltanto col passare del tempo il team si è allargato, arrivando a contare fino a mille programmatori. Inizialmente, inoltre, il nome scelto per il browser era diverso: O’Hare, come l’aeroporto di Chicago. Il motivo? Il nome in codice di Windows 95 era proprio quello della “Windy City” dell’Illinois.

 

Tre è il numero perfetto

Se la scuola pitagorica considerava il tre un numero perfetto perché sintesi del pari (due) e del dispari (uno), ci sarà un motivo. Le prime due versioni di Explorer si rivelarono un flop. Fu con Internet Explorer 3.0 che il browser – integrato in Windows 95 con JScript, una versione “reverse-engineered” di JavaScript – divenne una hit. E riuscì finalmente a scalzare la concorrenza di Netscape Navigator, vincendo la prima delle sue tante “browser wars”.

 

Difficile sbarazzarsi di IE

Ovvero la lungimiranza commerciale di Microsoft: il colosso di Redmond non integrò semplicemente Explorer in Windows, ma per “obbligare” gli utenti ad usarlo lo rese praticamente disinstallabile. Chi aveva l’ardire di procedere con l’eliminazione del browser scopriva che la disinstallazione causava un rallentamento dell’intero sistema operativo e numerosi problemi anche ad altri programmi perché IE e Windows erano strettamente integrati tra loro.

 

Il dominio del mercato

Nella storia dell’informatica si contano due grosse guerre dei browser: la prima tra IE e Netscape e la seconda che dura ancora oggi. Dal 2004 in poi, in realtà, è stato un “tutti contro Explorer”: Mozilla Firefox, Opera, Safari, Chrome. Tuttavia, tra il 2001 e il 2004, il dominio di Microsoft nel settore fu incontrastato. In quel periodo IE ha raggiunto il suo picco massimo di utilizzo con il 95% di user attivi. Per fare un confronto, ora Chrome copre una quota del 70% di utenti.

Internet Explorer 6 su Wikipedia
Internet Explorer 6 su Wikipedia: era il 2001 (foto: Wikipedia)

 

IE: storia di un monopolio

Non è stata tutta rose e fiori la storia di Explorer. Nell’ormai lontano 1996 Netscape Communications ha presentato il primo di una lunga serie di esposti al Dipartimento di Giustizia per denunciare le pratiche commerciali illecite di Microsoft Corporation. Due anni più tardi, nel maggio del 1998, è arrivata la causa vera e propria per abuso di posizione dominante e il giudice federale Thomas Jackson ha emesso un ordine temporaneo con il quale vietava a Microsoft di richiedere l’installazione obbligatoria di IE agli acquirenti delle licenze d’uso per Windows 95.

Nell’aprile del 2000 Microsoft è stata dichiarata colpevole e Jackson ha ordinato all’azienda di dividere la società in due unità: una per lo sviluppo esclusivo dei sistemi operativi, l’altra per i componenti software. Successivamente la Corte d’appello ha annullato l’ordinanza, dando ragione a Microsoft e sancendo il diritto della società di pretendere dai costruttori di installare Internet Explorer con Windows: un vero trionfo per Bill Gates, e per le azioni della sua creatura.

 

Il nome copiato: il caso SyNet

Un altro caso giudiziario che ha coinvolto Microsoft e IE è stato quello di SyNet, un’azienda di software di Downers Grove, vicino Chicago. È il 28 maggio 1998 e il Patent and Trade Office, l’ufficio marchi e brevetti degli Stati Uniti, dà ragione a SyNet che ha fatto causa al gigante di Gates e Paul Allen: Microsoft ha violato il diritto d’autore perché la titolarità del marchio Internet Explorer appartiene alla piccola società dell’Illinois che l’ha brevettato nel 1994. La richiesta di risarcimento è di 10 milioni di dollari. Dopo una lunga contrattazione, il CEO Dhiren Rana accetta l’offerta dei legali di Gates e concede il nome alla Microsoft portandosi a casa la metà della richiesta iniziale, 5 milioni.

 

Se i browser sono gratis è grazie a Internet Explorer

Oggi, se si vuole cambiare browser, basta andare in rete e scaricarne uno. Tutto molto semplice, immediato e soprattutto gratuito. Ma non è sempre stato così. All’epoca di Netscape Navigator, il primo browser commerciale, bisognava acquistare l’applicazione per navigare in pacchetti software oppure come prodotto separato. Con la mossa di integrare IE con Windows, il browser di Microsoft è diventato free: a quel punto i competitor hanno dovuto adeguarsi.

Il download di un file da Internet Explorer 3.0
Il download di un file da Internet Explorer 3.0: era il 1996 (foto: YouTube @scarabeus86)

 

L’easter egg di Internet Explorer 4.0

Non tutti lo sanno, ma nella quarta versione del browser c’era un contenuto nascosto: digitando “about: mozilla” nella barra degli indirizzi, veniva fuori una schermata blu vuota di errore con il crash di Windows. Quell’immagine prese il nomignolo di “Blue Screen of Death”. Fu l’ennesima battaglia della guerra con Netscape e la risposta alla reazione dei dipendenti di Mountain View che avevano ribaltato l’enorme logo di IE (mollato di nascosto nei prati della sede di Netscape dai goliardi programmatori di Microsoft) scrivendoci “Netscape Now” con lo spray e piazzandoci sopra una statua di Mozilla alta tre metri.

Il Blue Screen of Death di Internet Explorer 4.0
Il Blue Screen of Death di Internet Explorer 4.0 (foto: Luca Ghio)

 

The Browser You Loved to Hate

Ovvero il browser che hai amato odiare: è il claim della geniale campagna di comunicazione che Microsoft ha impostato nel 2012 per il lancio di Internet Explorer 9. Il focus era proprio il rapporto di amore e odio degli utenti con il browser: in sostanza, un’app giurassica, con forti problemi di prestazione e buona solo per installare altri browser. Una strategia autoironica che fa il paio con IE 6 is dead, il sito (e raccolta di meme) aperto per celebrare finalmente la morte di IE 6.

 

La mascotte versione anime

Non solo strumento di uso quotidiano: Internet Explorer è entrato pure nel mondo dell’animazione. Si deve a Microsoft Singapore e Collateral Damage Studios la creazione di Inori Aizawa, meglio nota come Internet Explorer-tan: l’incarnazione del browser (con la voce dell’attrice Valerie Tang) per pubblicizzare IE e convincere i fan degli anime a tornare ad utilizzare Explorer, ormai in disuso e soppiantato dai rivali Safari, Firefox e Chrome. Era il 2013 e si rivelò una mossa della disperazione: al di fuori dell’Asia, la povera “sassy girl” è rimasta pressoché sconosciuta.

AUTORE

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Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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