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Invesco propone 4 ETF settoriali con profili ESG

La sede di Invesco

L’investimento settoriale è una delle possibilità offerte dai numerosi ETF basati su indici forniti dagli index provider. Il criterio alla base di un investimento settoriale è la possibilità di concentrarsi sui settori che in un determinato scenario economico potrebbero performare meglio di altri o che sono stati troppo penalizzati in Borsa. Invesco ha scelto quattro grandi settori globali – energia, finanza, sanità, informatica – per costruire 4 nuovi ETF. Si è spinta però un passo più in là decidendo di avere come benchmark gli indici S&P Developed ex-Korea LargeMidCap ESG Enhanced di S&P’s, dunque con caratteristiche ESG.

“La forza dei flussi di capitali verso le strategie ESG negli ultimi anni è in parte dovuta alla volontà degli investitori di incorporare la sostenibilità nei portafogli. Oltre alle partecipazioni azionarie e a reddito fisso, vediamo ora molti di questi investitori rivolgere l’attenzione verso esposizioni più mirate, come i settori, e giustamente richiedono un processo altrettanto solido e ponderato per l’integrazione dell’ESG” ha commentato Gary Buxton, responsabile EMEA ETFs e Index strategies di Invesco.

I nuovi ETF si inseriscono nella gamma di prodotti settoriali di Invesco, che raccoglie oltre 2,3 miliardi di dollari di asset in gestione, ma fanno anche parte della famiglia degli ETF ESG che vanta oltre 5,2 miliardi di dollari di asset in gestione. Ecco i nuovi prodotti:

 

  • Invesco S&P World Energy ESG UCITS ETF (WDEE)
  • Invesco S&P World Financials ESG UCITS ETF (WDFE)Fondi
  • Invesco S&P World Health Care ESG UCITS ETF (WHCE)
  • Invesco S&P World Information Technology ESG UCITS ETF (WDTE)

 

I portafogli dei quattro ETF proposti da Invesco sono naturalmente concentrati su un singolo settore economico. L’incidenza annuale dei costi è stata calcolata nello 0,2% del valore dell’investimento all’anno e tutti gli ETF sono ad accumulazione dei proventi.

 

L’applicazione dei criteri ESG nei 4 ETF di Invesco

Gli indici che fanno da benchmark ai 4 ETF lanciati da Invesco cercano di migliorare il proprio profilo ESG e ridurre l’impronta di carbonio, minimizzando allo stesso tempo le deviazioni rispetto all’indice settoriale standard non ESG. In particolare, viene adottato un criterio di esclusione di azioni societarie in base ai seguenti criteri:

 

  • coinvolgimento in attività legate a tabacco, armi controverse, sabbie bituminose, armi leggere, appalti militari o carbone termico;
  • non conformità ai principi del Global Compact delle Nazioni Unite;
  • avere un S&P DJI ESG Score che rientra nel 20% più basso dei titoli dell’indice standard (o non avere un ESG Score);
  • avere livelli di intensità di carbonio che si collocano nel 10% delle peggiori società del proprio gruppo industriale GICS e del più ampio indice S&P Developed Ex-Korea LargeMidCap (o non disporre di dati sull’intensità di carbonio);
  • esposizione a potenziali incidenti di rischio ESG e/o ad attività controverse, secondo quanto ritenuto da S&P DJI.

 

I titoli azionari così selezionati vengono poi ripesati in base a un doppio criterio:

 

  • un aumento dell’S&P DJI ESG Score equivalente al punteggio che si otterrebbe eliminando il 25% dei titoli con il punteggio ESG più basso (in base alla capitalizzazione di mercato libera) del gruppo industriale GICS; una riduzione del 30% dell’intensità di carbonio rispetto all’indice standard o, se inferiore;
  • una riduzione dell’intensità di carbonio equivalente all’eliminazione dei titoli con livelli di intensità di carbonio classificati nel 25% delle peggiori società sia del GICS Industry Group che dell’indice standard.

 

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Redazione

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