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Investire in materie prime? Ecco come fare con gli ETF

Una fila di camion da carico in una miniera

Investire in materie prime? Investire in materie prime acquistandole direttamente è un’attività riservata a specialisti di settore e viene di solito effettuata utilizzando i future. Per quantità, costi e la necessità di coprire i margini a fronte di eventuali perdite si tratta di un mercato professionale, non adatto al risparmiatore o all’investitore individuale. Acquistando un future, infatti, si acquista una reale quantità della materia prima che si dovrà “gestire” nel caso in cui non si riesca a chiudere la propria posizione entro la scadenza del future stesso. Per investire in materie prime bisogna quindi ricorrere ad altri strumenti che permettano di farlo in via indiretta. Tra questi ci sono gli ETF collegati a indici di commodity o che investono fisicamente in materie prime o che replicano indici settoriali che raggruppano le azioni di società che operano nel settore. Naturalmente si tratta di un’alternativa che ha pregi e difetti rispetto a un investimento diretto. Il primo pregio è già stato messo in evidenza e non è un vantaggio da poco.

 

Investire in materie prime mediante azioni di società del comparto

Delle tre alternative citate per investire in materie prime utilizzando gli ETF, quella che prevede la replica di indici che raggruppano le azioni del settore è la meno legata all’andamento reale delle commodity. Il vantaggio, in questo caso, deriva dalla distribuzione di dividendi effettuata nel corso dell’anno. Tuttavia il prezzo delle azioni non dipende solo dall’andamento della materia prima (andamento della domanda e dell’offerta, condizioni meteorologiche, andamento dell’economia globale) ma anche dalle specifiche condizioni aziendali. Quindi dipenderà anche dalla gestione manageriale, dall’andamento del bilancio, dagli interventi regolatori, dai margini, dall’indebitamento.

Spesso questi indici costruiti sulle società che operano nel comparto sono caratterizzati da una volatilità più elevata. Per esempio, nel corso dell’ultimo anno, l’ETF VanEck Gold Miners ha avuto una volatilità doppia rispetto all’Invesco Physical Gold. Il primo investe in società aurifere, il secondo in oro fisico. Sulla distanza dei cinque anni, tuttavia, le performance risultano pressoché identiche.

 

Gli ETF su indici di materie prime

Con gli ETF che investono su indici di materie prime si fa un passo avanti verso il mondo vero e proprio delle materie prime. Si tratta infatti di prodotti che replicano benchmark che monitorano l’andamento dei mercati delle commodity. Tra questi i più importanti sono l’indice CRB di Reuters Jefferies, composto da 19 materie prime ed elaborato fin dal 1958; il Goldman Sachs Commodity Index – GSCI nato nel 1991 che vede un peso rilevante della componente energetica (quasi il 60%); il Roger International Commodity Index (Rici) che attribuisce un peso più rilevante degli altri alle materie prime agricole. Ma non ci sono solo gli indici più generici, esistono anche indici focalizzati su una o più materie prime, come per esempio quelli che escludono le materie prime agricole.

Tra gli ETF più capitalizzati che investono su indici di materie prime ci sono l’Invesco Bloomberg Commodity UCITS ETF ad accumulazione dei proventi, con 1.611 milioni di euro di asset in gestione, l’iShares Diversified Commodity Swap UCITS ETF con 1,456 miliardi e l’UBS ETF (IE) CMCI Composite SF UCITS ETF in dollari con 1.156 milioni.

 

ETC, investimento in materie prime fisiche

Si tratta di una particolare categoria di ETF. Si chiamano Exchange Traded Commodities. È l’investimento che segue più da vicino l’andamento della singola materia prima ed è il più rischioso rispetto ai due appena visti. Si tratta di strumenti finanziari che vengono emessi a fronte di un investimento diretto del fondo in materie prime fisiche. L’emittente di ETC investe direttamente in materie prime. L’investitore, acquistando una quota dell’emissione parteciperà alle variazioni di valore della commodity evitando tutti i problemi derivanti dall’investimento in future. Attenzione però, mentre chi investe in un ETF non subisce le conseguenze di un eventuale fallimento della società che propone il prodotto, nel caso di un ETC sì. L’investitore deve quindi tenere conto del rischio emittente. All’interno degli ETC si distinguono poi i prodotti che investono sulla materia prima fisica da quelle collateralizzati.

Chi vuole investire in un ETC deve poi tenere conto del rolling. Questi prodotti investono infatti nei future della materia prima, i quali hanno una scadenza e devono essere rinnovati per mantenere in vita il prodotto. Se il mercato della materia prima relativa si trova in posizione di “contango” ossia se le quotazioni a breve sono più basse di quelle a lungo termine, la vendita del future in scadenza e il contemporaneo acquisto di quello con la scadenza successiva genererà una differenza di prezzo che per l’ETC rappresenterà un costo.

 

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