I conti dello Ior, a Papa Leone un mega dividendo da 24,3 milioni

Articolo sponsorizzato

Condividi su

Ascolta questo articolo

Lo Ior, l’Istituto per le Opere di Religione – la cosiddetta “banca del Vaticano” – ha chiuso il bilancio al 31 dicembre 2025 facendo registrare un nuovo record: 51 milioni di euro di utile netto, il migliore degli ultimi dieci anni, in crescita del 55,5% rispetto all’esercizio 2024. Un balzo che non è frutto del caso né di condizioni di mercato particolarmente clementi – o non solo – ma di una strategia precisa, di una governance rafforzata, di scelte di portafoglio ponderate con la disciplina che si addice a un’istituzione che gestisce il patrimonio della Chiesa Cattolica nel mondo.

 

In questo articolo:

 

  • Ior, l’impennata del dividendo per il Papa
  • Un anno da record: i numeri del bilancio 2025
  • La gestione patrimoniale: tutte le linee in positivo
  • La governance: un cambio al vertice e la continuità strategica

 

Ior, l’impennata del dividendo per il Papa

Il dato che più di ogni altro ha catalizzato l’attenzione, tuttavia, non è l’utile in sé. È il dividendo. La Commissione Cardinalizia – l’organo di vertice che sovrintende allo IOR – ha deliberato a favore di Papa Leone la distribuzione di un dividendo pari a 24,3 milioni di euro, in crescita del 76,1% rispetto all’anno precedente. Una cifra che, nelle sue proporzioni e nella sua progressione, rappresenta un segnale inequivocabile: l’istituto non sta soltanto performando bene, sta performando al meglio della sua storia recente. 

Inoltre, vale la pena soffermarsi su quello che questo dividendo rappresenta nella catena istituzionale del Vaticano. Lo Ior non è una banca commerciale aperta al pubblico, non ha filiali nelle strade delle città, non ha sportelli dove il fedele comune può aprire un conto corrente. È un istituto che serve la Chiesa, i suoi enti, le sue congregazioni religiose, le sue opere nel mondo. Il dividendo quindi viene trasferito al Papa che in autonomia lo utilizza “in coerenza con la missione dell’Istituto a sostegno delle opere di religione e di carità”.

 

Un anno da record: i numeri del bilancio 2025

Scorrendo le voci del bilancio, il quadro che emerge è quello di un istituto in piena salute sotto ogni profilo. Il margine di interesse si attesta a 32,3 milioni di euro, in crescita rispetto ai 29,4 milioni del 2024: un segnale importante in un contesto di mercato in cui i tassi d’interesse, dopo il ciclo di rialzi della Bce, hanno cominciato a scendere, comprimendo ovunque i margini delle istituzioni finanziarie. Il fatto che lo Ior abbia saputo incrementare il proprio margine di interesse in questo contesto testimonia la qualità della gestione attiva dei portafogli, capace di cogliere le opportunità prima che la finestra si chiudesse del tutto.

Il margine commissionale si conferma sostanzialmente stabile a 26,2 milioni di euro, rispetto ai 26,5 milioni del 2024: una tenuta che in un anno di forte crescita dell’utile netto indica come i ricavi commissionali rappresentino ormai una componente strutturale, consolidata, del modello di business dell’istituto. Sommando le due componenti principali, il margine di intermediazione complessivo raggiunge i 66,3 milioni di euro, in deciso progresso rispetto ai 51,5 milioni dell’anno precedente: un balzo di quasi il 29% che riflette l’efficacia della gestione integrata tra le diverse fonti di ricavo.

Ma il dato che più stupisce, nell’analisi del bilancio IOR 2025, è quello relativo alla solidità patrimoniale. Il Tier 1 ratio – l’indicatore principe della robustezza di una banca, che misura il rapporto tra il capitale di primaria qualità e le attività ponderate per il rischio – si attesta al 71,9%, in crescita di 3,5 punti percentuali rispetto al 2024. Per dare un termine di paragone: le grandi banche europee considerano soddisfacente un Tier 1 ratio attorno al 14-18%. La banca svizzera Ubs, considerata tra le più solide al mondo, si aggira intorno al 15%. Lo Ior, con il suo 71,9%, si pone in una categoria a sé: un’istituzione con un grado di capitalizzazione che non ha praticamente eguali nel panorama bancario internazionale. 

Il patrimonio netto dell’istituto ha raggiunto quota 815,3 milioni di euro, in crescita di 83,4 milioni rispetto al 2024: un incremento che incorpora sia l’utile generato nel corso dell’anno, al netto del dividendo distribuito, sia la variazione positiva delle riserve relative al Fondo Pensione. La raccolta complessiva – che include depositi, conti correnti, gestioni patrimoniali e titoli in custodia – ha sfiorato i 6 miliardi di euro, attestandosi precisamente a 5,9 miliardi, in crescita di circa il 3% rispetto ai 5,7 miliardi del 2024. Infine, la redditività complessiva si è attestata a 97,2 milioni di euro, in crescita del 25%, una voce che incorpora non solo l’utile netto ma anche le variazioni delle riserve di patrimonio non transitate dal conto economico.

 

La gestione patrimoniale: tutte le linee in positivo

Uno degli elementi più significativi riguarda la performance delle gestioni patrimoniali della clientela. Lo Ior gestisce il patrimonio dei propri clienti – congregazioni religiose, enti vaticani, persone fisiche legate alla Chiesa – attraverso linee di gestione patrimoniale costruite secondo i criteri dell’etica cattolica. Ebbene, nel 2025 tutte le linee di gestione patrimoniale hanno riportato rendimenti lordi positivi. Tutte, nessuna esclusa. 

A rendere questo risultato ancora più interessante è la modalità con cui è stato ottenuto. Lo Ior non opera come un gestore monoculturale chiuso nelle proprie mura: ha costruito nel corso degli anni un modello ibrido, che combina il proprio processo di investimento sviluppato internamente con la competenza di oltre undici asset manager internazionali. Una scelta strategica che consente all’istituto di beneficiare delle migliori competenze globali in ogni classe di attivo, mantenendo al contempo il controllo della coerenza con i principi della Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica. Non si investe in settori incompatibili con i valori cattolici, armi, tabacco, gioco d’azzardo, industria pornografica, per citare i più evidenti, ma anche in settori che pur essendo legalmente leciti, confliggono con i principi etici della Chiesa.

In questo quadro si inserisce anche una delle novità più rilevanti del 2025: a febbraio 2026, in collaborazione con Morningstar  ha lanciato due nuovi indici azionari costruiti secondo i principi della Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica. Un passaggio di grande rilevanza strategica: non si tratta soltanto di uno strumento di investimento interno, ma di un benchmark pubblico, costruito secondo le best practice di mercato, che vuole diventare un punto di riferimento per tutti gli investitori cattolici nel mondo. È, in altri termini, un tentativo di posizionare lo Ior non solo come gestore del patrimonio vaticano, ma come punto di riferimento intellettuale e tecnico per l’intera galassia degli investimenti cattolici globali. Un’ambizione tutt’altro che irrealistica, considerando la dimensione del patrimonio gestito da fondazioni, diocesi, congregazioni e istituti religiosi in tutto il mondo.

 

La governance: un cambio al vertice e la continuità strategica

Il bilancio 2025 si chiude anche con un cambio al vertice destinato a segnare la prossima stagione dell’istituto. Jean-Baptiste de Franssu, che aveva guidato lo Ior attraverso uno dei periodi più delicati e trasformativi della sua storia, ha concluso il proprio mandato contestualmente all’approvazione del bilancio 2025. È stato lui, con una gestione rigorosa e visionaria, a traghettare l’istituto fuori dalle acque tempestose degli scandali che avevano macchiato la reputazione della banca vaticana, costruendo un sistema di governance solido, trasparente, allineato agli standard internazionali.

Al suo posto è entrato François Pauly, nuovo Presidente del Consiglio di Sovrintendenza. Il passaggio di testimone avviene in un momento particolarmente favorevole: l’istituto è in ottima forma, i conti sono lusinghieri, la fiducia dei clienti è ai massimi. Un terreno fertile su cui costruire, ma anche un’asticella alta da mantenere. Pauly eredita un piano strategico 2026-2028 già approvato, articolato su tre direttrici: centralità del cliente, prudenza, sicurezza e solidità. Tre pilastri che suonano quasi come un manifesto di banca privata di qualità, dove la relazione con il cliente viene prima del prodotto, dove la prudenza non è sinonimo di immobilismo ma di scelta consapevole del rischio, e dove la solidità patrimoniale rimane il fondamento irrinunciabile dell’intera architettura.

 

Lo Ior, una banca unica al mondo

Per comprendere appieno il significato dei numeri del bilancio Ior, è necessario inquadrare l’istituto nel suo contesto unico. Lo Ior non nasce come banca nel senso moderno del termine e ancora oggi mantiene caratteristiche strutturali che lo distinguono profondamente da qualsiasi altra istituzione finanziaria al mondo. Fondato nel 1942 da Papa Pio XII con uno specifico decreto pontificio, il suo scopo originario era – ed è rimasto – quello di custodire e amministrare i beni destinati alle opere di religione. Non è soggetto alla supervisione della Banca d’Italia né della Banca Centrale Europea: si trova in Vaticano, uno Stato sovrano, e risponde esclusivamente al Pontefice attraverso la Commissione Cardinalizia.

Chiamarla semplicemente “la banca del Vaticano” è insieme corretto e fuorviante. Corretto perché lo Ior è effettivamente un’istituzione finanziaria con sede nella Città del Vaticano, che offre servizi bancari e di investimento. Fuorviante perché evoca l’immagine di una banca tradizionale con sportelli aperti al pubblico, fidi alle aziende, mutui alle famiglie: un’immagine che non corrisponde affatto alla realtà. Lo Ior è un istituto specializzato, con una clientela selettiva e una missione precisa.

Fisicamente, lo Ior ha sede in una torre medievale all’interno delle mura vaticane, la Torre Niccolina o Torre di Niccolò V, nel cuore del complesso pontificio. Non ha filiali, non ha sportelli nelle strade di Roma né altrove nel mondo. Non è accessibile al pubblico generico. I suoi circa 12.000 clienti – serviti da soli 115 dipendenti, un numero che fa capire quanto l’istituto sia snello ed efficiente – appartengono esclusivamente alla famiglia cattolica: ordini religiosi, congregazioni, istituti di vita consacrata, dipendenti ed ex dipendenti della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano, diplomatici accreditati presso la Santa Sede, e persone fisiche o giuridiche che abbiano un legame qualificato con la Chiesa. Questi clienti sono sparsi in oltre 110 paesi del mondo, il che rende lo IOR, nonostante la sua dimensione ridotta in termini di personale, un interlocutore finanziario genuinamente globale.

Concretamente, la banca offre conti correnti e depositi, gestisce patrimoni attraverso le proprie linee di gestione patrimoniale su mandato (GPM), custodisce titoli, e fornisce servizi di pagamento. Negli ultimi anni ha anche avviato l’online banking, aprendo così ai propri clienti sparsi nel mondo la possibilità di operare da remoto con semplicità e sicurezza. Dal punto di vista degli investimenti, come detto, lo Ior applica rigorosi criteri di etica cattolica: seleziona gli asset non solo sulla base del rischio-rendimento ma anche della coerenza con i valori della Dottrina Sociale della Chiesa. 

La struttura di governo è peculiare e riflette la natura ecclesiastica dell’istituto. Al vertice si trova la Commissione Cardinalizia, composta da cardinali nominati dal Papa, che esercita la supervisione strategica e decide sull’utilizzo degli utili. Subito sotto c’è il Consiglio di Sovrintendenza, composto da laici esperti di finanza internazionale, che ha le competenze tecniche per guidare la gestione ordinaria e approvare il bilancio. La direzione esecutiva è affidata a un management professionale. È un modello in cui la componente ecclesiastica garantisce l’orientamento della missione e la componente laica garantisce la competenza tecnica.

È taggato in:

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

Ricevi gratis la copia di Borsa&Finanza

Ottieni la copia digitale del nostro magazine e resta aggiornato su mercati, economia e scenari finanziari