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Isopensione: cos’è, come funziona e chi può andare in pensione in anticipo

Lasciare il lavoro con 7 anni di anticipo e a spese dell’azienda: è l’isopensione, lo “scivolo” che il governo guidato da Giorgia Meloni ha inserito tra i provvedimenti da sostenere nel settore della previdenza per evitare il ritorno alla legge Fornero in versione integrale. Ma cosa si intende di preciso con isopensione, chi sono i lavoratori coinvolti e quali devono essere gli accordi specifici tra l’impresa esodante che “libera” il pensionando e l’INPS?

 

Cos’è l’isopensione

La cosiddetta isopensione è stata introdotta dall’articolo 4 della legge n. 92 del 28 giugno 2012 per realizzare “un mercato del lavoro inclusivo e dinamico”. All’epoca era in carica il governo di Mario Monti. La norma prevede che i datori di lavoro con più di 15 dipendenti, nei casi di eccedenza di personale, possono avvalersi della possibilità di stipulare accordi con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative per incentivare l’esodo dei lavoratori più anziani, ai quali mancano al massimo 4 anni al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata (67 anni di età o 41 anni e 10 mesi per la pensione anticipata).

In questi casi, il datore di lavoro si impegna a corrispondere al lavoratore “una prestazione di importo pari al trattamento di pensione che spetterebbe in base alle regole vigenti”, ovviamente in base alla contribuzione versata fino al momento dell’esodo, e a versare all’INPS “la contribuzione fino al raggiungimento dei requisiti minimi per il pensionamento”.

Il termine di anticipo dei 4 anni per ottenere l’isopensione è stato portato a 7 anni per il triennio 2018-2020 dalla legge di Bilancio 2018 del primo governo Conte e riconfermato fino al 2023 dalla legge di Bilancio 2021 del governo Draghi. Il decreto Milleproroghe 2023, appena convertito in legge, all’articolo 9 comma 5-bis allunga questo strumento (e i 7 anni dall’età per la pensione) fino al 30 novembre 2026.

 

Perché è stata pensata

Risalente al 2012, l’isopensione è stata pensata dal governo Monti e dal suo ministro Elsa Fornero per riformare il mercato del lavoro, incentivare gli anziani a lasciare il posto ai giovani, varare un pacchetto di austerità previdenziale e rendere così più difficile maturare i requisiti necessari per andare in pensione. L’isopensione, molto simile alla pensione anticipata, è stata concepita come un ammortizzatore per bilanciare il resto della legge Fornero, un insieme di provvedimenti restrittivi “lacrime e sangue” ritenuti necessari nel periodo di crisi in cui sono stati varati per modificare sostanzialmente l’insostenibilità del sistema previdenziale italiano.

L’obiettivo era quindi prevedere una sorta di benefit sul modello del sussidio di disoccupazione, erogato direttamente dal datore di lavoro al pensionando per un periodo massimo di 4 anni (poi diventati 7) finché quest’ultimo non matura i requisiti per il pensionamento. Una specie di prepensionamento che compensa il lavoratore dello stipendio perso dall’interruzione del rapporto di lavoro fino al raggiungimento della pensione. Ma a differenza della pensione anticipata, legata al numero di anni di contribuzione e non all’età anagrafica e stravolta dall’abolizione del precedente sistema delle quote, l’isopensione contempla una procedura complessa e articolata in più fasi.

 

Isopensione: come funziona

Il datore di lavoro che vuole concedere l’isopensione al dipendente anziano e prossimo alla pensione deve presentare un’apposita domanda all’INPS, accompagnata dalla presentazione di una fideiussione bancaria a garanzia della solvibilità dell’azienda. La fideiussione non serve se l’impresa intende versare l’intera provvista in un’unica soluzione. Quando l’Istituto valida la richiesta con un’istruttoria che accerta la presenza dei requisiti sia del lavoratore che dell’impresa e l’esito positivo della contrattazione con le rappresentanze sindacali, l’accordo diventa efficace.

A quel punto, il datore di lavoro è obbligato a versare ogni mese all’INPS sia l’assegno sostitutivo della pensione (detto assegno di esodo) destinato al lavoratore tramite l’Istituto che la correlata contribuzione. In assenza del versamento mensile, l’INPS è tenuta a non erogare le prestazioni. In aggiunta, l’ente notifica un avviso di pagamento: decorsi 180 giorni dalla notifica senza l’avvenuto saldo da parte del datore di lavoro, l’INPS procede all’escussione della fideiussione.

Nei casi di contratto di lavoro dipendente a tempo determinato anche in somministrazione, per lavoratrici in età non inferiore a 50 anni e disoccupati da oltre 12 mesi, è prevista per 12 mesi la riduzione del 50% dei contributi a carico del datore di lavoro. Va poi ricordato che all’isopensione non si applicano la perequazione automatica all’indice ISTAT e i trattamenti di famiglia (ANF) e dall’isopensione non possono essere effettuate trattenute come i riscatti e le ricongiunzioni o la cessione del quinto. Dal punto di vista fiscale, la prestazione è soggetta a tassazione ordinaria e non è reversibile.

 

I requisiti per andare in pensione in anticipo

Possono usufruire dell’assegno di esodo i lavoratori più anziani:

 

  • dipendenti del settore privato, anche dirigenti e lavoratori a domicilio;
  • assunti in aziende che occupano non più di 15 subordinati e con eccedenza di personale;
  • con una durata massima di 7 anni dalla cessazione del rapporto lavorativo e la maturazione dei requisiti minimi per raggiungere la pensione di vecchiaia o anticipata;
  • che rientrano nell’accordo di esodo tra l’impresa e le organizzazioni sindacali.

 

Sono utili ai fini del perfezionamento dei requisiti contributivi anche i periodi di lavoro maturati all’estero in Paesi dove si applica la regolamentazione comunitaria in materia di sicurezza sociale (ad esempio nel resto dell’Unione Europea) oppure che hanno convenzioni bilaterali con l’Italia.

Il lavoratore è comunque libero di aderire allo scivolo oppure di rifiutarlo. In caso di adesione, l’assegno di esodo non diventa automaticamente il cedolino della pensione: il lavoratore interessato ha l’onere di presentare in tempo utile la domanda di pensionamento all’INPS.

 

Chi paga, chi può usufruirne e in che modo

Gli oneri dell’assegno sostitutivo sono tutti a carico dell’impresa. È l’azienda che anticipa all’INPS la prestazione di esodo maturata dal lavoratore per l’intero periodo che intercorre tra l’uscita e la maturazione dei requisiti per il trattamento pensionistico. In pratica, l’INPS riceve i soldi dal datore di lavoro e paga la prestazione come un normale assegno pensionistico in 13 rate mensili, provvedendo al tempo stesso ad accreditare i relativi contributi correlati, saldati sempre dall’impresa.

L’assegno di isopensione che arriva al lavoratore esodato è di importo inferiore a quello che sarà percepito al raggiungimento della pensione vera e propria. Nei 7 anni al massimo in cui sfrutta l’isopensione, ossia dal momento della cessazione del rapporto di lavoro fino alla pensione, sono esclusi dall’assegno i contributi che il datore di lavoro versa per questi anni di scivolo.

 

Cosa succede alla pensione vera e propria?

La pensione vera e propria è di importo superiore all’assegno di esodo percepito dal lavoratore negli anni di attesa. Proprio per non danneggiare il futuro trattamento pensionistico del lavoratore, l’azienda si impegna a farsi carico della contribuzione figurativa utile a coprire il periodo di pausa forzata dal lavoro. Questi contributi sono accreditati all’INPS e considerati esclusivamente ai fini della misura della pensione ufficiale che arriverà dopo gli anni di scivolo.

Quando i requisiti per il pensionamento maturano ufficialmente, l’assegno viene ricalcolato tenendo conto della contribuzione versata dall’impresa nel corso dell’isopensione. La contribuzione figurativa è calcolata dall’INPS prendendo come riferimento la retribuzione media mensile, quindi dividendo l’imponibile ai fini previdenziali degli ultimi 4 anni per il numero di settimane di contribuzione. Il risultato viene moltiplicato per 4,33.

Infine, non c’è divieto di rioccupazione. La circolare n. 119 del 2013 dell’Istituto specifica che chi percepisce l’isopensione può svolgere qualsiasi altro tipo di attività (lavoro subordinato, autonomo tramite Partita IVA, prestazioni occasionali) durante l’intero periodo del trattamento senza subire trattenute sull’assegno da parte dell’INPS. In circostanze del genere, i contributi extra maturati non vanno perduti ma si sommano a quelli già maturati e rappresentano un supplemento alla pensione che si andrà a percepire al termine dell’isopensione.

 

AUTORE

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Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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