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Italia: ecco gli 8 punti chiave della Melonomics

Italia: ecco gli 8 punti chiave della Melonomics

Le elezioni politiche del 25 settembre in Italia hanno dato un verdetto che ci si aspettava e che con ogni probabilità consegnerà le chiavi del Paese alla prima donna premier nella storia della Repubblica. Giorgia Meloni dovrà attendere, insieme alla sua squadra di Ministri, l’incarico del Presidente Sergio Mattarella, e poi sedere a Palazzo Chigi per quello che sarà un esecutivo molto difficile. Il contesto storico, infatti, è di quelli estremamente sfidanti. L’Italia uscita dalla pandemia aveva ripreso a crescere e la Nazione si stava rivitalizzando in tutti quei settori che erano stati tramortiti da una tragedia secolare.

La crisi energetica iniziata nella seconda parte del 2021 ed esplosa con la guerra Russia-Ucraina nessuno l’aveva preventivata, ma è stata capace di mettere un intero Paese all’angolo. Le bollette impazzite per l’aumento del prezzo del gas stanno costringendo le imprese a chiudere, in particolare quelle energivore. Mentre le famiglie devono fare i conti con un bilancio gravemente impoverito.

La conseguenza è che Giorgia Meloni si troverà davanti un’Italia ammaccata, sull’orlo di una crisi di nervi e dove prevalgono pessimismo e sfiducia. La recessione, insomma, è in fondo al corridoio e sta al leader di Fratelli d’Italia cercare di evitarla o quantomeno di renderne gli effetti meno devastanti. Gli italiani hanno dato la fiducia alla 45enne romana e si aspettano delle risposte ben precise ad ampio raggio. Ecco, quindi, qual è il piano del Governo per risollevare il Paese, che potremmo chiamare Melonomics, in 8 punti chiave.

 

Flat tax

Questo sarà uno dei temi più caldi, perché rischia di far entrare in rotta di collisione i programmi proposti in campagna elettorale tra gli alleati della maggioranza. La Lega di Matteo Salvini propone un’aliquota fiscale del 15% per tutti, quantomeno all’inizio per i redditi fino a 100 mila euro annui. Forza Italia di Silvio Berlusconi, invece, opta per una tassazione del 23%, ma con una no tax area fino a 13 mila euro. L’idea di Fratelli d’Italia è diversa: flat tax sì, ma solo sui redditi incrementali, ossia sull’aumento di reddito rispetto all’anno precedente. La differenza è sostanziale, perché chi ha un reddito più o meno costante si ritroverebbe a pagare lo stesso di prima, senza avere quindi alcun miglioramento dal punto di vista fiscale.

 

Pensioni

Anche in questo caso Meloni si troverà stretta tra due fuochi: la promessa di Berlusconi di aumentare le pensioni minime a 1.000 euro al mese e quella di Salvini di smontare definitivamente la legge Fornero attuando “quota 41”. La futura premier si è guardata bene durante la campagna elettorale dal fare promesse troppo impegnative su questo argomento. Anche perché sa bene che, in un sistema pensionistico dove la popolazione diventa sempre più vecchia e la disoccupazione è in aumento, non è facile intervenire senza il rischio di sfasciare i conti dello Stato.

 

PNRR

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è stato istituito per modernizzare le infrastrutture e rilanciare l’economia dell’Italia. Tuttavia, i miliardi che arrivano dall’Europa dovrebbero essere destinati a determinate voci di spesa e il conflitto in Ucraina ha cambiato molte cose. Meloni propone un dirottamento di risorse verso l’approvvigionamento e la sicurezza energetici, per sganciare l’Italia dalla dipendenza dal gas russo ed evitare che nei prossimi mesi i cittadini siano sottoposti a ulteriori aumenti delle bollette e a razionamenti dei consumi.

 

Riforma fiscale

La riforma fiscale non passa solo attraverso la flat tax, ma altri provvedimenti sono in programma dalla numero uno di Fratelli d’Italia. Ad esempio, un obiettivo è quello di una progressiva introduzione del quoziente familiare ai fini IRPEF, oltre all’eliminazione graduale dell’IRAP, alla razionalizzazione di tributi e balzelli vari, nonché alla cedolare secca del 21% sugli affitti di immobili commerciali siti in zone degradate. E poi vi è un altro campo minato che riguarda l’evasione fiscale. Meloni, così come tutta la coalizione di centrodestra, reputa il limite attuale del contante di 2 mila euro inutile; di conseguenza, conta di elevarlo. Per quel che riguarda le cartelle esattoriali in essere, l’idea è quella del “saldo e stralcio” fino a 3 mila euro per le persone in difficoltà, mentre per importi superiori è prevista una tassazione maggioritaria del 5% al posto di sanzioni e interessi, oltre alla rateizzazione automatica in 10 anni. Insomma, il pensiero di fondo che determina tutta la linea dello schieramento sulla questione dell’evasione è che per combatterla bisogna abbassare il carico fiscale ai cittadini.

 

Incentivi alle imprese

Uno dei principali problemi che devono affrontare le imprese nelle assunzioni di personale riguarda l’alto costo del lavoro che devono sostenere. Questo porta a un ingranaggio autodistruttivo, perché le aziende dovranno tenere i salari bassi per sopravvivere, ma allo stesso tempo faranno fatica a trovare personale, quantomeno per un periodo di tempo lungo. Per risolvere la questione Meloni mira alla riduzione del cuneo fiscale, in modo che le imprese siano incentivate ad assumere. Altre facilitazioni potrebbero arrivare dalla sburocratizzazione per l’accesso al mercato dei capitali, semplificando ad esempio gli adempimenti richiesti per la quotazione in Borsa. Inoltre, sono previsti sussidi e crediti d’imposta per gli investimenti tecnologici e per la ricerca e lo sviluppo, specialmente delle piccole e medie imprese.

 

Reddito di cittadinanza

I percettori del reddito di cittadinanza sono preoccupati. Verrà abolito il sussidio dal Governo Meloni? A più riprese il capo della coalizione ha dichiarato guerra alla riforma voluta dai 5 Stelle, ma un completamento smembramento in realtà non è previsto. Di certo verrà lasciato il sussidio a chi è impossibilitato di lavorare o ha particolari difficoltà, ossia soggetti fragili, disabili, over 60 e con nuclei familiari dove vi sono minori a carico. Per tutti gli altri, sono previsti percorsi di formazione e potenziamento delle politiche sul territorio in modo da favorire l’introduzione nel mondo del lavoro. A tale riguardo, si punta a rilanciare alcuni strumenti come il contratto di apprendistato e il tirocinio, oltre al potenziamento dei corsi post diploma di inserimento lavorativo.

 

Infrastrutture

Le grandi opere sono un altro punto cruciale della Melonomics, che vuole dare nuovo impulso agli investimenti in strade, porti, ferrovie e aeroporti. Alcuni dossier sul tavolo saranno particolarmente roventi, come la fusione tra TIM e OperFiber sotto il controllo di Cassa Depositi e Prestiti, per dare vita a un operatore unico di rete sulla banda larga. Fratelli d’Italia è favorevole alla rete unica di proprietà pubblica. “La chiave è scorporare la proprietà della rete, che a mio avviso non può essere privata, come non lo è da nessuna parte, per un fatto di sicurezza e tutela dell’interesse nazionale”, ha affermato recentemente Giorgia Meloni. Un altro argomento riguarda il potenziamento dell’alta velocità per collegare tutto il territorio nazionale. Quindi, il programma è quello di rendere più snella la procedura e procedere spediti con i lavori.

 

MPS

Tra pochi giorni la banca senese dovrebbe varare l’aumento di capitale di 2,5 miliardi di euro per cercare di ridare una certa stabilità finanziaria a un istituto in difficoltà. Fino a poco tempo fa, Meloni non era d’accordo con tale misura, ma adesso sembra essersi conformata alla linea del Governo Draghi che l’ha preceduta. La questione rimane sempre quella dell’uscita dello Stato dal capitale di MPS, di cui detiene il controllo con il 64% delle azioni. Le trattative del nuovo Governo saranno probabilmente serrate con eventuali pretendenti, tra cui spicca il nome di UniCredit. Su un punto però Fratelli d’Italia è stata sempre irremovibile: la privatizzazione di MPS dovrà essere effettuata a condizioni che non pregiudicano l’interesse pubblico.

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