Iva al 5%, Deodato: “Ora l’arte italiana torna a giocarsela ad armi pari”

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Nelle scorse settimane, l’Italia ha finalmente compiuto un passo importante per sostenere e rilanciare il mercato dell’arte nel nostro Paese: la riduzione dell’Iva al 5%. Una misura che non solo favorisce il comparto, ma che va a risolvere storture normative che per anni hanno penalizzato gli operatori italiani, come spiega a Borsa&Finanza Deodato Salafia, amministratore delegato e fondatore di Deodato.Gallery. “Con la Francia al 5,5% e la Germania al 7%, l’Italia col suo precedente 22% penalizzava fortemente i galleristi locali, favorendo acquisti oltreconfine o, peggio, fenomeni di importazioni parallel”. La concorrenza fiscale intraeuropea, in un mercato globalizzato e ad alta mobilità, rappresentava un problema strutturale che colpiva la competitività italiana. 

Ma c’è di più. Il vecchio sistema fiscale favoriva paradossalmente gli operatori esteri e penalizzava quelli domestici. “Chi importava poteva usufruire dell’Iva agevolata al 10%, mentre il gallerista italiano doveva vendere con l’aliquota al 22%: un’assurdità regolamentare che premiava l’irregolarità e creava distorsioni nel mercato primario e soprattutto nel secondario”, spiega Salafia.  

 

In questo articolo

 

  • Arte, cosa può cambiare con l’Iva al 5%
  • Deodato.Gallery: tra algoritmi e internazionalizzazione
  • Il valore dell’arte: passione prima dell’investimento
  • I numeri del mercato dell’arte
  • Usa in testa

 

Arte, cosa può cambiare con l’Iva al 5% 

Oltre a ridurre le asimmetrie tra operatori europei, il nuovo regime fiscale agisce quindi anche come freno a dinamiche opache: triangolazioni, sottovalutazioni in dogana e rivendite informali. “Finalmente giochiamo ad armi pari”, commenta Salafia, che vede nella norma un passo avanti anche sul piano della trasparenza e dell’efficienza del sistema. 

Dal punto di vista macroeconomico, la speranza è che la misura possa contribuire a rilanciare un settore colpito negli ultimi anni da fattori esogeni: alta inflazione, stretta monetaria e incertezza geopolitica. “Dopo un 2022 brillante, il 2023 ha segnato un rallentamento tangibile, in linea con il lusso in generale. Gli italiani restano liquidi, ma meno propensi a investire”, osserva l’imprenditore. 

 

Deodato.Gallery: tra algoritmi e internazionalizzazione 

Per fronteggiare un contesto complesso, Deodato.Gallery ha puntato su tre pilastri strategici: dialogo con i brand, tecnologie digitali e apertura internazionale. “Vendere arte oggi non significa solo vendere opere: è anche licensing, progetti editoriali, comunicazione visiva. Gli artisti sono media”, sottolinea Salafia. 

Accanto a queste leve, anche la tecnologia sta giocando un ruolo crescente, ma con un approccio cauto: “Abbiamo assistito al boom e al successivo crollo degli Nft. Il nostro focus oggi è sui contenuti: mostrare arte con tecnologia sì, ma solo se guidata da una forte curatela”. In quest’ottica, l’intelligenza artificiale è vista come un potenziale alleato, soprattutto per rendere le mostre più immersive e intelligenti, senza scadere nell’effetto “effimero”. 

Sul tema delle acquisizioni, Salafia è realistico: “Le gallerie sono spesso troppo piccole e gestite in modo familiare. Più interessante, forse, l’ingresso di soci industriali, con una visione strategica e capacità di creare sinergie”. L’M&A potrebbe quindi svilupparsi non tanto tra galleristi, quanto su business contigui: servizi, mostre, produzione di contenuti. 

 

Il valore dell’arte: passione prima dell’investimento 

Nonostante l’arte sia spesso associata a un’idea di investimento alternativo, l’analisi di Salafia è netta: “Il 90% delle opere viene acquistato per passione. Anche quando il valore supera i 100mila euro, la leva primaria resta il godimento estetico o simbolico”. Solo chi ha capitali molto elevati ragiona in chiave patrimoniale, utilizzando l’arte per diversificare con asset decorrelati. 

Infine, guardando al futuro, Deodato.Gallery punta alla resilienza. “L’obiettivo per il 2025 è tenere il passo, mentre il mercato si contrae. Ma abbiamo in serbo un progetto espositivo importante, su cui stiamo lavorando da due anni, che potrebbe rappresentare uno scalino strategico decisivo, come lo furono le mostre su Mr. Brainwash o Shepard Fairey”, chiosa Salafia. 

 

I numeri del mercato globale dell’arte 

Secondo l’Art Basel and UBS Global Art Market Report 2025 il mercato globale dell’arte nel 2024 ha registrato per il secondo anno consecutivo un calo dei valori dopo la forte ripresa post pandemia. Le vendite infatti si sono attestate a 57,5 miliardi di dollari, in discesa del 12% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, il volume delle transazioni è aumentato del 3%, raggiungendo i 40,5 milioni di vendite, indicando un cambiamento fondamentale nell’attività del mercato piuttosto che un rallentamento generalizzato.  

Analizzando il report, i cambiamenti più significativi si sono verificati nella fascia più alta del mercato. Il numero di opere d’arte vendute all’asta per oltre 10 milioni di dollari è diminuito del 39%, dopo un calo del 27% nel 2023. La quota di valore di mercato delle opere di valore superiore a 10 milioni di dollari è scesa dal 23% nel 2023 ad appena il 18% nel 2024, in netto contrasto con il 2022, quando questo segmento rappresentava il 33% delle vendite totali. Nel frattempo, le vendite inferiori a 5.000 dollari sono aumentate sia in valore (con un aumento del 7%) che in volume (con un aumento del 13%).  

 

Stati Uniti in testa 

Gli Stati Uniti hanno mantenuto la loro posizione di principale mercato dell’arte, rappresentando il 43% delle vendite globali in valore, in leggero aumento rispetto al 2023. Tuttavia, le vendite sono diminuite del 9% su base annua, attestandosi a 24,8 miliardi di dollari, rappresentando il secondo anno consecutivo di calo dei valori.  

Il Regno Unito ha riconquistato la seconda posizione con il 18% del mercato (+1%), mentre la Cina è scesa al terzo posto con il 15% (-4%), attestandosi a 8,4 miliardi di dollari, il livello più basso dal 2009. La Francia si è confermata il quarto mercato più grande, con il 7% delle vendite globali, sebbene i valori siano diminuiti del 10% su base annua, attestandosi a 4,2 miliardi di dollari nel 2024. 

 

 

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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