John Templeton: i 6 principi cardine dei suoi investimenti

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John Templeton era l’archetipo dell’investitore “non tribale”, ovvero una persona capace di pensare in modo indipendente, razionale e profondamente controcorrente. Egli non è ricordato solo per i risultati straordinari ottenuti nei mercati finanziari, ma soprattutto per il suo atteggiamento mentale, radicalmente diverso da quello della maggioranza degli investitori. In un mondo dominato dall’imitazione, dalle mode e dalle reazioni emotive collettive, Templeton ha costruito una filosofia basata sull’autonomia di giudizio, sulla pazienza e sulla ricerca sistematica del valore, là dove gli altri vedevano solo rischio o disinteresse.

 

In questo articolo:

 

  • Il pensiero di John Templeton: indipendenza, umiltà e visione globale
  • Le sei linee guida 

 

Il pensiero di John Templeton: indipendenza, umiltà e visione globale

John Templeton era convinto che la maggior parte degli investitori perdesse denaro non per mancanza di intelligenza, ma perché tendeva a seguire il gruppo. Quando tutti comprano, i prezzi salgono oltre il valore reale; quando tutti vendono, la paura genera occasioni straordinarie. Templeton ha costruito la sua carriera proprio sfruttando questa dinamica, allenandosi a fare l’opposto di ciò che sembrava ovvio.

A suo avviso, pensare in modo indipendente non significava essere automaticamente contrari alla massa, ma ragionare partendo dai fatti e dai numeri, non dalle emozioni. Era profondamente consapevole dei limiti della conoscenza umana e dell’imprevedibilità dei mercati ed è proprio per questo che rifiutava le certezze assolute. Questa umiltà intellettuale lo portava a cercare margini di sicurezza, valutazioni conservative ed evitare le storie troppo belle per essere vere.

Un altro elemento centrale del suo pensiero era la prospettiva di lungo periodo. Templeton non aveva interesse per le oscillazioni di breve termine né per le previsioni macroeconomiche di moda. Credeva che il tempo fosse uno dei più grandi alleati dell’investitore razionale, purché si partisse da valutazioni sensate. La pazienza, per lui, non era una virtù passiva, ma una scelta attiva e disciplinata. Per questo rifuggiva l’analisi tecnica e basava i suoi investimenti sui fondamentali delle aziende con solide prospettive di crescita.

In un’epoca in cui molti investitori erano concentrati quasi esclusivamente sul mercato domestico, Templeton guardava al mondo intero come a un unico grande campo di opportunità. Era convinto che i pregiudizi geografici e culturali portassero a enormi inefficienze di prezzo. Investire dove gli altri non guardavano richiedeva studio, apertura mentale e la capacità di tollerare l’isolamento.

Infine, Templeton vedeva l’investimento come un esercizio morale oltre che intellettuale. La disciplina emotiva, il controllo dell’ego e la capacità di ammettere i propri errori erano per lui elementi essenziali. Non cercava di dimostrare di avere ragione, ma di ottenere buoni risultati nel tempo. Questo atteggiamento, unito a una profonda curiosità e a un rispetto quasi filosofico per l’incertezza, lo rende un esempio emblematico di investitore non tribale.

 

Le sei linee guida

La sua filosofia di investimento si basava su sei principi cardine, che possono essere riassunti come segue.

 

Guardarsi dalle emozioni

Templeton sosteneva che gli investitori si lasciano troppo spesso tradire dal proprio stato d’animo: risultano eccessivamente ottimisti e imprudenti quando conseguono grandi profitti, mentre si abbandonano al pessimismo e a un’eccessiva prudenza allorché subiscono forti perdite. Tutto ciò fa perdere loro la rotta degli investimenti. Templeton non solo cercava di controllare le proprie emozioni, ma sfruttava quelle degli altri, comprando azioni quando erano irrazionalmente al ribasso e vendendo quando il mercato era in preda a un eccesso di euforia.

 

Guardarsi dalla propria ignoranza

Un altro principio ferreo a cui Templeton si atteneva era quello della conoscenza. A suo avviso, molte persone acquistano azioni senza avere la minima idea di ciò che stanno comprando. Egli ricordava che ogni transazione avviene tra due soggetti il cui vincitore sarà colui che dispone di maggiori informazioni. Per agire con consapevolezza, sosteneva, occorrono lavoro, studio e ricerca.

 

Diversificare per tutelarsi dai propri errori

Investire non è un esercizio banale, affermava Templeton. Anche i migliori investitori, secondo lui, devono mettere in conto di sbagliarsi almeno un terzo delle volte. Per questo è fondamentale diversificare gli investimenti, evitando di puntare su un unico settore o Paese e di affidare il capitale a un solo gestore. Una possibile soluzione per l’investitore medio consiste nel distribuire il capitale su cinque fondi comuni diversi, dopo aver raccolto le opportune informazioni sui soggetti che li gestiscono.

 

Avere pazienza

In quanto investitore di lungo periodo, Templeton sapeva attendere per anni prima che un investimento raggiungesse gli obiettivi prefissati. Nel breve termine, le quotazioni di un titolo possono essere influenzate dall’emotività del mercato e non riflettere il reale valore di un’azienda. Nel lungo periodo, invece, la situazione cambia: prima o poi emergono i fondamentali e il prezzo di mercato tende ad allinearsi ad essi.

 

Studiare le aziende con le performance più negative

La maggior parte delle persone è attratta dalle aziende che hanno ottenuto le migliori performance in Borsa negli ultimi anni. Tuttavia, in molti casi entrare a mercato in queste condizioni può rivelarsi un errore, poiché gran parte delle aspettative positive future è già incorporata nei prezzi. Le opportunità più interessanti, secondo Templeton, si trovano nelle sacche di depressione del mercato, dove le potenzialità di guadagno sono maggiori. Naturalmente, è necessario studiare a fondo le società di queste aree, comprendere le ragioni reali della loro scarsa considerazione e valutare se il prezzo delle azioni rappresenti solo una frazione del loro valore intrinseco.

 

Non seguire le mode

Uno degli errori più gravi che un investitore possa commettere è seguire la follia delle masse, osservava Templeton. Questo comportamento è sempre stato all’origine di grandi disastri, come dimostrano gli esiti delle bolle finanziarie nel corso della storia. Per evitare questo rischio, suggeriva di concentrarsi sul valore delle aziende e non sulle mode o sulle prospettive di breve termine. Ciò richiede l’analisi di parametri fondamentali come il rapporto tra prezzo di mercato e vendite per azione, il valore patrimoniale netto per azione e l’utile medio per azione, prendendo a riferimento un arco temporale di almeno cinque anni.

Immagine di Redazione

Redazione

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