Crypto, JP Morgan chiude i conti del ceo di Strike

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JP Morgan Chase ha chiuso i conti di Jack Mallers, il ceo di Strike e di 21 Capital, due società attive nel settore delle criptovalute. La decisione sarebbe arrivata senza preavviso, accompagnata soltanto da una mail laconica e da un «non possiamo dirglielo» ripetuto ogni volta che l’esponente di una delle famiglie più importanti nella storia finanziaria di Chicago avrebbe chiesto spiegazioni.

Mallers ha reso pubblica la comunicazione su X, denunciando l’accaduto e riaccendendo il sospetto che tra il grande sistema bancario e l’industria delle criptovalute sia in corso un conflitto meno sotterraneo di quanto appaia.

In questo articolo:

  • La lunga tensione tra Mallers e JP Morgan
  • Crollo Bitcoin, il ruolo della nota di JP Morgan
  • JPMorgan nel mirino della community crypto

 

La lunga tensione tra Mallers e JP Morgan

Secondo quanto ricostruito dallo stesso Jack Mallers su X, JP Morgan avrebbe chiuso senza preavviso i conti da lui detenuti presso la banca. Un intervento arrivato in un momento particolarmente sensibile, poche settimane dopo l’ordine esecutivo firmato da Donald Trump che vieterebbe alle istituzioni finanziarie di chiudere conti di individui o aziende soltanto perché operano nel settore delle criptovalute.

Screenshot post su X di Jack Mallers dove mostra foto della lettera ricevuta da JP Morgan
Il post su X di Jack Mallers dove mostra la lettera ricevuta da JP Morgan

La banca non avrebbe fornito alcuna motivazione formale, lasciando spazio a interpretazioni che vanno dal rischio reputazionale alla crescente pressione regolatoria sulle attività crypto. Mallers, che negli anni non ha risparmiato critiche a Jamie Dimon, definito in un’intervista «il banchiere di Jeffrey Epstein», ha contribuito a polarizzare ulteriormente la vicenda. E il silenzio di JPMorgan ha fatto il resto, inserendo l’episodio nella cornice narrativa della cosiddetta “Operazione Chokepoint 2.0”, secondo cui le autorità americane starebbero esercitando una pressione sistemica sulle istituzioni finanziarie affinché limitino i rapporti con le aziende crypto.

Crollo Bitcoin, il ruolo della nota di JP Morgan

JPMorgan si muove ormai da mesi sotto i riflettori della comunità crypto, che la considera una delle istituzioni più ostili all’espansione del settore. Ogni intervento della banca viene letto con sospetto, tra accuse di pressioni occulte, strategie ribassiste e tentativi di influenzare i mercati. È in questo clima che si inserisce il dossier su Strategy, l’ex MicroStrategy di Michael Saylor, tornato al centro dell’attenzione dopo che MSCI ha aperto la possibilità di riclassificare le società con ampie riserve in criptovalute. Strategy detiene oltre 649 mila Bitcoin e, se classificata come “fondo”, verrebbe esclusa dagli indici MSCI, costringendo i fondi passivi a liquidare le loro posizioni. La nota di JP Morgan del 10 ottobre, ripescata proprio nelle ore del recente crollo delle criptovalute, stimava deflussi potenziali tra 2,8 e 8,8 miliardi di dollari. La coincidenza tra la riemersione della nota e l’ondata di vendite ha alimentato il sospetto che la sua diffusione abbia accentuato, indirettamente o meno, la pressione su un mercato già indebolito.

JPMorgan nel mirino della community crypto

Per molti investitori, la chiusura dei conti a Mallers non è un episodio isolato, ma l’ennesimo segnale di un fronte istituzionale compatto nel mettere pressione alle aziende più esposte al Bitcoin. Parallelamente, il malcontento si è trasformato in reazione organizzata. Sempre più utenti hanno pubblicato screenshot della chiusura dei propri conti presso JP Morgan, mentre la protesta ha assunto i contorni di un vero boicottaggio. 

Se il caso Mallers sia un’anomalia o l’anticipazione di una nuova fase dello scontro tra big bank e industria crypto, lo diranno i prossimi mesi. Per ora resta la sensazione che la frattura non sia più contenibile.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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