Kodak rischia di nuovo la chiusura: ecco gli altri giganti finiti al tappeto

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Per oltre un secolo, Eastman Kodak è stata sinonimo di fotografia. Un’emblema, un’icona per tutti gli esperti e gli appassionati del settore, ma non solo. Eppure, oggi, rischia definitivamente di crollare sotto i colpi di un mercato in continua e rapida evoluzione, che la stessa società – per tante ragioni – non è riuscita a inseguire. O, meglio, a inquadrare con il giusto obiettivo. 

 

in questo articolo:

 

  • Cosa sta succedendo a Kodak
  • La storia della società e le difficoltà
  • Cinque giganti crollati per i cambiamenti del mercato

 

Cosa sta succedendo a Kodak

Lunedì, a margine della pubblicazione dei conti dell’ultimo trimestre, Kodak ha affermato in un documento normativo  che sussistono “dubbi sostanziali” sulla sua capacità di continuare a operare come impresa in funzionamento, poiché potrebbe non disporre delle risorse finanziarie necessarie per far fronte ai suoi futuri obblighi debitori. Un avviso di continuità aziendale che difatti non è altro che un segnale contabile per evidenziare il rischio che un’azienda possa cessare l’attività.

Un avviso che ha mandato inevitabilmente al tappeto le azioni della società, crollate del 26% nella seduta di Borsa di martedì. Nel dettaglio, l‘attuale crisi finanziaria di Eastman Kodak è legata a quasi 500 milioni di dollari di debiti a breve termine, oltre a oltre 200 milioni di dollari di passività pensionistiche. Peraltro, come riportato dal Wall Street Journal, l’anno scorso la società aveva annunciato che avrebbe chiuso il suo piano pensionistico per ridurre il debito.

 

La storia della società e le difficoltà

Fondata nel 1888 da George Eastman, l’azienda ha dominato il mercato mondiale delle pellicole fotografiche, arrivando a detenere quote superiori al 90% negli Stati Uniti negli anni ’70. Il suo successo si fondava su innovazione tecnica, distribuzione capillare e un brand iconico riconosciuto ovunque. Ma proprio l’innovazione, ironicamente, ne ha avviato il declino: già nel 1975 Kodak aveva sviluppato la prima fotocamera digitale, ma decise di non puntarvi per non erodere il business delle pellicole. Quando la rivoluzione digitale esplose nei primi anni 2000, la transizione fu rapida e spietata. Margini ridotti sulle fotocamere digitali e la concorrenza di colossi come Canon, Sony e Nikon fecero il resto. Nel 2012 arrivò la bancarotta e la trasformazione in un’azienda più piccola, concentrata sulla stampa industriale e, più recentemente, sui materiali avanzati e la produzione farmaceutica.

Guardando ai numeri attuali, i risultati del secondo trimestre 2025 sono abbastanza emblematici. Oltre ad aver riportato 263 milioni di dollari di ricavi, in calo dell’1% rispetto al secondo trimestre del 2024, la società ha chiuso il periodo con un calo del 12% degli utili lordi (passati da 58 a 51 milioni di dollari), con una perdita netta di 26 milioni di euro, rispetto all’utile netto di 26 milioni di dollari del secondo trimestre del 2024 (quindi un calo di 52 milioni di dollari o del 200%) e con un ebitda operativo di 9 milioni di dollari, in discesa del 25%. 

“Kodak ha continuato a fare progressi rispetto al nostro piano di lungo termine, nonostante le sfide di un contesto economico incerto”, ha dichiarato Jim Continenza, executive chairman e ceo della società, che ha inoltre ribadito la centralità della produzione interna: “È importante sottolineare che Kodak è impegnata nella produzione negli Stati Uniti… e la nostra aspettativa è che i dazi introdotti dal governo americano siano pensati per proteggere aziende americane come la nostra”. Il numero uno della società si è soffermato anche sul delicato tema del riassetto dei fondi pensionistici: “Ci aspettiamo di avere entro il 15 agosto una chiara definizione di come soddisferemo i nostri obblighi verso tutti i partecipanti al piano pensionistico e prevediamo di completare la restituzione entro dicembre 2025”.

 

Cinque giganti crollati per i cambiamenti di mercato

Kodak non è un caso isolato: la storia recente è ricca di giganti che, pur partendo da posizioni dominanti, non hanno saputo adattarsi ai cambiamenti del mercato. 

 

  • Nokia: dominava incontrastata il settore della telefonia mobile nei primi anni 2000. Poi ha perso terreno con l’avvento degli smartphone touchscreen, insistendo troppo a lungo sul sistema Symbian e arrivando tardi su Android.
  • Blockbuster: regina del noleggio video, rifiutò di acquisire Netflix agli albori e non comprese la rivoluzione dello streaming, scomparendo rapidamente.
  • BlackBerry: simbolo del business mobile con tastiere fisiche e sicurezza, è stata travolta dall’ecosistema di app e dalla versatilità di iPhone e Android.
  • Yahoo!: pioniere del web, ha perso la leadership della ricerca e della pubblicità online, sorpassato da Google e Facebook per mancanza di decisioni strategiche incisive.
  • MySpace: primo social network di massa, non ha innovato la piattaforma e ha perso rapidamente utenti a favore di Facebook.

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Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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