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Quali sono le lauree da evitare e quelle meno richieste in Italia

Uno studente universitario

Decidere il percorso di studi dopo il diploma è uno dei momenti più importanti nella vita, ma quali sono le lauree da evitare tra tutte le triennali e le magistrali disponibili nelle università in Italia? Se studentesse e studenti freschi di maturità si domandano quali sono le facoltà con più sbocchi lavorativi, non è così scontato chiedersi che corsi per il mercato del lavoro italiano (ed europeo) fanno registrare il tasso di disoccupazione più alto tra neolaureate e neolaureati dopo il conseguimento del titolo.

 

Lauree da evitare, ecco quali sono

Un’indicazione sulle cosiddette “lauree inutili” arriva dalle indagini dell’Istat sui percorsi di studio e lavoro dei diplomati e laureati e dai dati sviluppati ogni anno dal consorzio interuniversitario AlmaLaurea, che fornisce elaborazioni sui percorsi formativi più e meno efficaci nella capacità di aprire le porte del mondo del lavoro. Le lauree in Arti e scienze dello spettacolo hanno un tasso di disoccupazione del 33,3%: in generale, l’inserimento sul mercato del lavoro è complesso per chi vuole svolgere attività professionali in ambiti come il teatro, il cinema e le televisione, la tutela del patrimonio culturale e l’industria culturale, le arti visive e performative, l’animazione e i set digitali.

Antropologia culturale e Archeologia sono due scienze umane e ambiti disciplinari che spesso si intrecciano tra di loro e condividono un tasso di disoccupazione ancora del 33,3%. L’archeologia sviluppa le sue classi in civiltà classiche, culture antiche e scienze dell’antichità, conservazione, gestione e valorizzazione del patrimonio archeologico, storia dell’arte, filologia, letterature e storia dell’antichità; la classe di laurea magistrale in antropologia va da antropologia culturale ed etnologia a religioni e civiltà orientali, passando per la scienza geografica per i patrimoni culturali e la valorizzazione dei territori all’etnolinguistica, i linguaggi dell’immagine e le scienze socioantropologiche per l’integrazione e la sicurezza sociale. In tutti questi casi, la carriera si svolge di frequente in ambito accademico, spesso e volentieri con pochi posti disponibili.

Non sono da meno, pur andando in una direzione professionale completamente diversa, le lauree in Moda e Design: i corsi in Moda e industrie creative e Design della moda, del prodotto, degli interni e della comunicazione permettono di acquisire competenze culturali, scientifiche e tecnico-progettuali nel mondo della moda e del fashion management, del product and innovation design, dell’interior design e del product design, ma il settore è estremamente difficile, saturo e competitivo. Il tasso di disoccupazione si attesta al 22,9%. Un classico delle facoltà che “sfornano disoccupati” sono le discipline umanistiche: la letteratura, la filosofia, la storia, la storia dell’arte, le culture antiche, la filologia, la semiotica, la biblioteconomia e l’organizzazione archivistica. Sono poche le professioni a cui danno sbocco, principalmente nell’insegnamento: il tasso di disoccupazione è del 18,7%.

Ci sono poi le Scienze del turismo, tutte quelle classi che maturano conoscenze economiche, giuridiche, linguistiche, geografiche, antropologiche, sociologiche e umanistiche per lavorare nel settore dell’ospitalità e dei beni culturali, diventare gestore di alberghi e villaggi, programmatore di eventi, promotore di località e marketing manager di tour operator e agenzie. Il tasso di occupazione è del 14,5%, una percentuale distante dai valori fatti registrare per le lauree in Ingegneria industriale e dell’informazione, Informatica e tecnologie ICT, Architettura e Ingegneria civile, Economia e commercio e Medicina, farmacia e professioni sanitarie, tutte oltre il 90%.

 

Quali sono le lauree meno richieste

I dati dell’Istat rivelano che chi sceglie il corso di laurea sbagliato trova più difficilmente lavoro. L’inserimento è particolarmente problematico e irto di ostacoli per laureate e laureati in Lettere e Filosofia, Geologia, Geobiologia e Geofisica, Psicologia e Giurisprudenza. Chi ha un titolo in Lettere, in Scienze politiche, in Sociologia e Scienze della comunicazione si ritrova nella maggior parte dei casi con una laurea che non era utile né espressamente richiesta per accedere al lavoro che sta svolgendo. Come se non bastasse, laureate e laureati in Lettere e in Psicologia hanno i livelli di soddisfazione più bassi per stipendio, possibilità di carriera, autonomia e mansioni assegnate, a differenza di chi ha studiato Scienze della difesa e della sicurezza, lo standard con le percentuali più alte.

La Bocconi parla di skill mismatch: il disallineamento tra le competenze apprese durante il percorso di studi e le esigenze del mercato del lavoro. Il rapporto New Skills at Work realizzato dall’ateneo milanese con la banca d’affari newyorkese J.P. Morgan evidenzia che l’Italia paga questa mancata corrispondenza con una penalizzazione del 9% sulle retribuzioni, anche per chi ha un titolo di studio adeguato al proprio impiego. È il conto più salato in Europa insieme ad Estonia ed Irlanda. Secondo gli esperti della Bocconi, il mismatch si deve ad un’informazione scorretta sugli sbocchi lavorativi e retributivi delle diverse facoltà. Questa pratica inadeguata porta a scegliere un corso di laurea soltanto in base ad aspetti di breve termine come personalità, cultura, preferenza e flessibilità mentale, senza tenere in conto quello di lungo periodo: il punto di vista professionale.

Stando ai dati diffusi dall’Istat sul mondo del lavoro, in Italia nel 2023 si contano 1,94 milioni di disoccupati. Nel 2022, ultimo anno di rilevamento, il tasso di occupazione dei laureati tra i 30 e i 34 anni è stato dell’83,3% (ancora distante dalla media europea dell’89,3%) e il vantaggio femminile nell’istruzione (le donne italiane sono più istruite degli uomini: le laureate sono il 23,5% contro il 17,1% maschile) non si è tradotto in un vantaggio lavorativo perché il tasso di occupazione femminile è molto più basso di quello degli uomini (57,3% contro 78,0%) e il divario di genere è aumentato.

 

Quali lauree rendono di più

Una simulazione della Bocconi dimostra come le lauree che rendono di più in Italia sono proprio quelle per le quali si registra il maggior deficit di laureate e laureati: Economia e Management, Giurisprudenza, Medicina e Chirurgia, Ingegneria e Informatica. Il valore di questi titoli è superiore in una forbile tra il 70% e il 100% di una qualsiasi laurea in discipline umanistiche. La pubblicazione Fixing the Global Skills Mismatch della società statunitense di consulenza strategica Boston Consulting Group indica che il disallineamento colpisce 1,3 miliardi di persone al mondo e costa 5.000 miliardi di dollari. In particolare in Italia, come rilevato dai dati del sistema informativo Excelsior di Unioncamere, mancano figure hi-tech (tecnici programmatori, analisti e progettisti di software, gestori di reti), ingegneri elettronici e dell’informazione, industriali e civili, meccanici e meccatronici, medici e sanitari, infermieri e ostetriche.

In conclusione, tuttavia, è doverosa una precisazione: le lauree inutili non esistono e studiare per conseguire una laurea non è mai tempo perso. Qualsiasi scelta didattica è sempre valida e ogni percorso accademico si rivelerà proficuo. Lo dimostrano le applicazioni differenti dei tanto bistrattati corsi in discipline umanistiche: le lauree ALPH (Art, Literature, Philosophy and History) permettono di sviluppare più soft skills di ogni altro titolo. Per fare un esempio, si calcola che le laureate e i laureati in Filosofia, dotati di una grossa apertura mentale e di una capacità di adattamento fuori dal comune, hanno più possibilità di diventare CEO di grandi aziende e di lavorare con l’intelligenza artificiale di chi ha preso una laurea specifica in Economia, Ingegneria e Informatica.

AUTORE

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Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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