LEC, il gelato di Leclerc punta alla scala industriale

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Non è la prima volta che un atleta di vertice presta il proprio nome a un prodotto alimentare, ma il caso LEC presenta caratteristiche che lo distinguono dalle consuete operazioni di endorsement. Il progetto nasce nel 2024 da un’esigenza concreta raccontata da Charles Leclerc ai suoi amici Federico Grom e Guido Martinetti: la difficoltà, per chi vive sotto la pressione costante della performance sportiva, di conciliare un’alimentazione rigorosa con il piacere di un gelato. Da quella conversazione, anziché da una trattativa commerciale, prende forma l’idea di costruire un brand da zero. Leclerc non entra come testimonial ma come socio fondatore, affiancato da Nicolas Todt — il manager che da vent’anni ne gestisce la carriera in Formula 1 — e da due imprenditori che nel mondo del gelato artigianale di qualità hanno già scritto una pagina rilevante.

In questo articolo:

  • Grom, dietro LEC ci sono vent’anni di gelato
  • Qualità contro volume: la scelta di LEC
  • La novità in casa LEC

Grom, dietro LEC ci sono vent’anni di gelato

La presenza di Federico Grom e Guido Martinetti nel progetto non è un dettaglio secondario. I due avevano fondato Grom nel 2003 a Torino, portandola nel corso degli anni in oltre quindici paesi prima della cessione a Unilever nel 2015. Quella esperienza ha lasciato loro una conoscenza profonda delle dinamiche di un settore competitivo e frammentato, oltre che un metodo collaudato: Martinetti, enologo di formazione, si è sempre occupato delle ricette e della selezione delle materie prime; Grom ha curato la parte commerciale e finanziaria. Con LEC i due riprendono esattamente quella divisione dei ruoli, applicandola però a un segmento di mercato diverso, ossia il gelato confezionato a ridotto contenuto calorico, dove la pressione competitiva è alta ma lo spazio per un posizionamento credibile sulla qualità del gusto rimane ancora aperto. La differenza rispetto all’avventura Grom, però, è l’orizzonte dichiarato: non la gelateria artigianale, ma la grande distribuzione europea.

Qualità contro volume: la scelta di LEC

Il segmento in cui LEC opera non è privo di attori consolidati, ma il brand sceglie di non competere sul prezzo né sulla distribuzione capillare a tutti i costi, puntando invece su un messaggio chiaro: meno della metà delle calorie rispetto ai principali concorrenti, senza rinunciare alla texture e alla qualità degli ingredienti. I gelati LEC si attestano al massimo a 150 Kcal per 100 grammi, a fronte di una media di mercato — secondo dati Unione Italiana Food riferiti a luglio 2025 — di 227 Kcal. La riduzione è ottenuta principalmente abbassando i grassi sotto il 5,1% e gli zuccheri di almeno il 39%, sostituiti da eritritolo e stevia, mentre il profilo nutrizionale è completato da un contenuto elevato di fibre e da una buona quota proteica nella maggior parte dei gusti. Il prezzo consigliato di 4,99 euro a barattolo segnala una precisa volontà di collocarsi nella fascia medio-alta della distribuzione organizzata. La presenza già attiva in Italia, Francia, Svizzera e Regno Unito — mercati storicamente complessi per i brand alimentari di nuova generazione — rappresenta la prima prova concreta che la strategia di consolidamento sta trovando riscontro oltre i confini nazionali.

Il brand ha identificato un bisogno reale, quello di chi non vuole rinunciare al piacere del gelato ma è sempre più attento a cosa mette nel piatto e lo ha trasformato in un modello di business. “I risultati ottenuti confermano che LEC risponde a un bisogno universale. La nostra crescita poggia su un prodotto innovativo che non ha eguali sul mercato, capace di appagare il palato con leggerezza”, ha evidenziato Nicolas Todt.

La novità in casa LEC

 In questo contesto si inserisce il lancio di WHY NUT?, il nuovo gusto alla nocciola e cacao annunciato il primo aprile a Milano e disponibile da metà aprile, con 398 Kcal per barattolo. Al di là del prodotto in sé, sviluppato secondo Martinetti in tempi rapidi per intercettare un trend in crescita nel segmento cacao-nocciola, il lancio manda un segnale preciso sulla capacità operativa del brand: portare sul mercato nuovi prodotti con continuità, mantenendo gli standard promessi, è esattamente il tipo di esecuzione che distingue un’operazione imprenditoriale strutturata da un progetto costruito attorno alla visibilità del suo socio più famoso. Se LEC riuscirà a replicare questa cadenza nei prossimi trimestri, la domanda non sarà più se il brand di Leclerc può competere in Europa, ma fino a dove intende arrivare.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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