Libretti Postali, quanto si paga di tasse e imposta di bollo

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I Libretti Postali, da sempre sinonimo di risparmio sicuro, nascondono alcune sorprese fiscali che non tutti conoscono. Nonostante i vantaggi e la trasparenza garantita ai proprietari, anche questo strumento richiede infatti attenzione agli obblighi tributari.

Sì, sui Libretti di risparmio postale si pagano le tasse, inclusa l’imposta di bollo, e non è una novità. Eppure, molti risparmiatori lo ignorano, complice una comunicazione non sempre chiara e la consuetudine di sorvolare su questi dettagli durante le operazioni allo sportello. Conoscere tutti gli aspetti fiscali legati ai Libretti Postali è però indispensabile per evitare brutte sorprese e gestire i risparmi con consapevolezza.

Ma quali sono le tasse che gravano sui Libretti di Poste Italiane e a quanto ammontano?

Quali tasse si pagano sui Libretti Postali?

I Libretti Postali sono una garanzia per milioni di italiani, prova ne è il numero di aperture crescente di anno in anno. Emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti e distribuiti da Poste Italiane, rappresentano una delle forme di risparmio più amate e tradizionali del nostro Paese, soprattutto per la varietà delle alternative offerte.

Disponibili in diverse tipologie, dai classici Libretti cartacei a quelli dematerializzati, possono anche essere sottoscritti a nome di minori, rendendoli ideali per iniziare a costruire un futuro finanziario solido.

Ma ogni tipo di Libretto Postale è soggetto a precise regole fiscali. Gli interessi maturati sui depositi sono infatti tassati con un’imposta sostitutiva del 26%. Cosa significa? Che lo Stato trattiene il 26% degli interessi lordi guadagnati. Facciamo un esempio per chiarire meglio il concetto: se il tasso d’interesse lordo è pari all’1,25% annuo, il risparmiatore otterrà lo 0,99% netto. Poste Italiane gestisce tutto automaticamente, fungendo da sostituto d’imposta e trattenendo la quota dovuta.

Un trattamento fiscale che li equipara ai conti correnti bancari, ma più oneroso rispetto a strumenti come i Buoni fruttiferi postali o i titoli di Stato, che beneficiano di aliquote più basse. Fino al 2012, l’imposta sugli interessi era del 20%, e in passato era ancora più favorevole. Addirittura, prima del 1987 non esisteva alcuna tassazione sugli interessi maturati. Tempi lontani, quando risparmiare significava davvero far crescere il proprio denaro senza ostacoli.

A quanto ammonta l’imposta di bollo

Oltre alla tassazione sugli interessi, i Libretti Postali sono soggetti all’imposta di bollo, un altro onere che ogni titolare deve considerare. Questa tassa è fissa e varia a seconda del titolare. Per le persone fisiche, l’importo annuale è di 34,20 euro, mentre per le persone giuridiche sale a 100 euro.

L’imposta di bollo viene addebitata trimestralmente, suddivisa in rate da 8,55 euro ciascuna. Una particolarità di tale imposta è che non tiene conto del saldo del Libretto, quindi grava indistintamente grandi e piccoli depositi. C’è però un caso in cui l’imposta non è dovuta e i risparmiatori sono esentati dal suo pagamento. Quando si verifica questa eccezione?

Se il saldo complessivo dei Libretti, sommati tra loro, è inferiore a 5.000 euro, l’imposta di bollo non viene applicata.

Attenzione però: superare questa soglia anche di poco comporta inevitabilmente l’applicazione automatica della tassa. È quindi essenziale monitorare regolarmente i propri depositi per evitare addebiti inattesi.

Immagine di Achiropita Cicala

Achiropita Cicala

Giornalista e Seo Copywriter dal 2021. Laureata in Economia Applicata, ha consolidato le conoscenze in materia presso vari studi commerciali, per poi dedicarsi al giornalismo web. Ha lavorato in diverse testate editoriali online (Blastingnews.com, Trend-online.com, Money.it, Ftaonline.com, etc.), occupandosi della redazione di articoli e notizie a carattere economico (finanza personale, mercati, risparmio, pensioni, fisco e tasse, lavoro, previdenza sociale, diritto).

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