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Lira turca ai minimi storici, per economisti politiche Erdogan insostenibili

Lira turca ai minimi storici, per gli economisti politiche di Erdogan insostenibili

La lira turca continua a perdere valore nei mercati valutari, con l’USD/TRY che oggi guadagna il 3% a 20,40 portandosi a ridosso del massimo storico di 20,47. Gli investitori non hanno digerito la riconferma di Recep Tayyip Erdogan a presidente della Turchia dopo il ballottaggio nelle ultime elezioni presidenziali tenutosi nel fine settimana. Le prime dichiarazioni del leader turco non fanno assolutamente pensare a un cambio di direzione della politica monetaria del paese.

Nonostante l’indice dei prezzi al consumo in Turchia sia ancora superiore al 40%, Erdogan ha annunciato che la Banca centrale continuerà a mantenere bassi i tassi d’interesse, confidando su un calo del carovita. “Il principale tasso di interesse della Banca centrale è stato ora ridotto all’8,5% e vedrete che anche l’inflazione diminuirà”, ha dichiarato il presidente, che ha aggiunto che “eliminare i problemi degli aumenti dei prezzi causati dall’inflazione e dalla perdita di benessere sono i temi più urgenti dei prossimi giorni”. Al riguardo però non ha fornito dettagli.

 

Lira Turca: l’allarme lanciato dagli economisti

Quest’anno, per sostenere la lira la Banca di Turchia ha utilizzato una grande quantità di riserve in valuta estera e oro, che sono diminuite di 27 miliardi di dollari. Secondo i dati ufficiali, le riserve dovrebbero essere di poco superiori a 101 miliardi di dollari, ma JP Morgan rileva che quelle nette sono in realtà negative se si escludono decine di miliardi di dollari di denaro preso in prestito dal sistema bancario locale. Questo significa, secondo molti economisti, che la linea di Erdogan di bassi tassi d’interesse e misure di emergenza a sostegno della lira turca non è più sostenibile. “La Turchia non può continuare con tassi di interesse molto bassi, una politica fiscale molto accomodante e bruciando tutti i tipi di riserve di valuta estera per molto più tempo”, ha detto Liam Peach di Capital Economics a Londra.

In questo contesto sarà molto importante la formazione della squadra di governo, perché da ciò si percepirà il segnale che Erdogan vorrà dare in merito alle sue intenzioni sulla politica economica da seguire. Una conferma nei posti chiave del Ministero del Tesoro e delle Finanze, nonché della Banca centrale, significherebbe che nulla sarebbe cambiato rispetto a prima, con possibili nuove pressioni sulla lira. “Con le elezioni alle spalle, tutti gli occhi saranno puntati sulla composizione del team economico e sulla credibilità della risposta politica iniziale”, ha affermato Ilker Domac, economista di Citigroup. Tuttavia, l’esperto ha avvertito che per l’istituto monetario sarebbe “sempre più difficile mantenere i tassi di interesse molto al di sotto dell’inflazione, in particolare durante l’ultimo trimestre dell’anno e successivamente”.

Senza mezzi termini il commento di Atilla Yesilada, analista presso la società di consulenza GlobalSource Partners di Istanbul: “Siate pronti al peggio, che potrebbe comportare controlli formali sui capitali o una seria fuga di depositi dal sistema bancario”.

 

Il crollo valutario un problema per le finanze turche

L’inverno valutario della lira turca è una fonte di preoccupazione non da poco per le casse statali. Sulla base di quanto riferito dal ministro delle Finanze Nureddin Nebati, le misure del governo per sostenere i conti di risparmio in caso di deprezzamento della moneta sono costate al paese ben 95,3 miliardi di lire, pari a 4,7 miliardi di dollari da quando sono state introdotte nel 2021. L’esposizione governativa potrebbe crescere nei prossimi mesi se la debacle della lira non sarà arginata. Probabilmente le entrate del turismo estivo potrebbero fornire un po’ di sollievo alle finanze statali, ma il problema in tal caso verrebbe solamente rinviato.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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