Lovaglio scaricato da Mps, cosa potrebbe fare ora?

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Banca Monte dei Paschi di Siena (Mps) ha scaricato definitivamente Luigi Lovaglio. Dopo il terzo giorno consecutivo di riunioni, il Consiglio di amministrazione della banca senese ha tolto le deleghe all’amministratore delegato che insieme al Tesoro italiano aveva condotto una lunga opera di risanamento dell’istituto di credito, e lo ha anche sospeso dalla carica di direttore generale. La riunione decisiva del cdA, presieduto da Nicola Maione, è durata un’intera giornata e non ha visto la partecipazione di Lovaglio.

Al termine è stato diffuso un comunicato con cui si rende noto che il consiglio assume tutti i poteri precedentemente conferiti al manager 70enne e delibera, con effetto immediato, “la sospensione dalle mansioni coperte in qualità di direttore generale”. Fino alla nomina del nuovo board, tali funzioni sono state affidate a Maurizio Bai per la gestione ordinaria.

La reazione in Borsa delle azioni Mps è stata contenuta, segnando un calo di circa un punto percentuale dopo due ore di contrattazioni. Nel corso della settimana, il titolo era salito di oltre sette punti percentuali, incorporando tutta la vicenda legata al caso Lovaglio.

In questo articolo:

  • Mps: ecco perché ha scaricato Lovaglio
  • Quali carte potrebbe giocare Lovaglio

Mps: ecco perché ha scaricato Lovaglio

Durante la lunga giornata di riunioni del board di Mps, si è discusso anche della possibilità che Lovaglio rassegnasse le dimissioni. Alla fine, si è optato per una decisione netta che tagliasse la testa al toro di fronte a una situazione caratterizzata da crescenti tensioni e da un’elevata instabilità.

La scelta del consiglio è maturata a seguito della perdita di fiducia nei confronti del manager, dopo la sua ricandidatura al vertice del nuovo board in vista dell’assemblea del 15 aprile e la presentazione di una lista alternativa a quella del consiglio stesso. La banca ha tentato di convincere Lovaglio a fare un passo indietro, ma senza successo, ed è rimasta fortemente irritata dalla decisione del manager di non comunicare la propria scelta né al board, né alla banca, né al mercato.

Quali carte potrebbe giocare Lovaglio

A questo punto si attende una contromossa di Lovaglio. Quale carta tirerà fuori l’ormai ex amministratore delegato di Mps? Le opzioni a sua disposizione non sono molte e, in ogni caso, le probabilità di successo appaiono limitate.

Una possibilità potrebbe essere quella di fare causa alla banca per la revoca delle deleghe e la sospensione dell’incarico. Tuttavia, un’azione legale di questo tipo avrebbe chance ridotte, poiché tali decisioni rientrano generalmente nelle prerogative degli organi societari. In assenza di irregolarità procedurali o violazioni contrattuali evidenti, il ricorso rischierebbe di non produrre effetti concreti.

Una seconda strada sarebbe quella di sfidare il board in assemblea il prossimo mese. Tuttavia, Lovaglio parte in svantaggio. La sua lista di dodici nomi, con lui al vertice e l’ex Unicredit Cesare Bisoni come presidente del cdA, è sostenuta dalla famiglia Tortora, la cui holding PLT detiene l’1,2% di Montepaschi, e dal patron di UFI Filters, Giorgio Girondi, che possiede una quota superiore al 3%.

Sul fronte opposto si trovano gli azionisti di maggioranza che lo hanno estromesso, come l’imprenditore romano Francesco Gaetano Caltagirone, titolare dell’11% del capitale della banca. La sua lista prevede la nomina a nuovo a.d. di Fabrizio Palermo, attuale amministratore delegato di Acea ed ex numero uno di Cassa Depositi e Prestiti. A sostegno di Caltagirone dovrebbero esserci le casse previdenziali Enasarco ed Enpam, che detengono complessivamente circa il 3% delle azioni. A differenza di altre occasioni, il magnate capitolino non dovrebbe contare sull’appoggio dell’altro peso massimo della banca, Delfin. La holding della famiglia Del Vecchio, azionista di maggioranza con una quota del 17%, dovrebbe astenersi. Allo stesso modo, si farà da parte anche il Ministero dell’Economia e delle Finanze, che possiede un pacchetto del 4,8%.

Con un quadro così delineato, Lovaglio potrebbe giocare una terza carta: raccogliere consensi per la propria lista tra gli investitori internazionali e gli altri azionisti ancora indecisi. In gioco ci sono le posizioni di Banco Bpm e Anima Holding, che insieme rappresentano il 3,7% del capitale di Mps, e soprattutto quelle dei fondi BlackRock, Norges Bank e Vanguard, che complessivamente detengono circa il 12% delle azioni. Quest’ultimo terzetto aveva già sostenuto Lovaglio lo scorso anno, quando Mps aveva deciso di scalare Mediobanca. Il banchiere spera che tale appoggio possa ripetersi.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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