M-score: cos’è, come funziona e a cosa serve

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Ideato dal professore di contabilità presso la Kelley School of Business dell’Università dell’Indiana, Messod D. Beneish, l’M-score è uno strumento analitico importante nella valutazione delle informazioni finanziarie di un’azienda. Attraverso l’accesso ai dati societari, un investitore ha la possibilità di vedere, con questo indice, quanto è probabile che una società commetta frodi contabili. Vediamo quindi più in profondità cos’è l’M-score, come viene adoperato e perché è importante.

 

M-score: cos’è

L’M-score è un modello matematico progettato per rilevare la probabilità di earnings management, ossia la manipolazione dei dati di bilancio e le frodi contabili. In sostanza, lo schema si basa su otto indici diversi costruiti prendendo a riferimento i dati finanziari della società che si vuole esaminare. Dalla combinazione degli indici, Beneish assegna un punteggio, l’M-score, che risulta tanto maggiore quanto più la società è incline a effettuare frodi contabili. In genere, ciò avviene se il risultato finale è maggiore di -1,78. Gli indici utilizzati sono i seguenti:

 

  • DSRI = Days’ Sales in Receivables Index
  • GMI = Gross Margin Index
  • AQI = Asset Quality Index
  • SGI = Sales Growth Index
  • DEPI = Depreciation Index
  • SGAI = Sales, General, and Administrative Expenses Index
  • LVGI = Leverage Index
  • TATA = Total Accruals to Total Assets

 

Il DSRI indica quanto i ricavi siano accelerati per gonfiare gli utili attraverso un aumento dei giorni in cui il fatturato non è incassato. Dal punto di vista matematico, la formula è espressa dal rapporto tra crediti/vendite dell’anno in corso e crediti/vendite dell’anno precedente. Se il DSRI è maggiore di 1, significa che anno su anno i crediti stanno crescendo di più rispetto alle vendite. Questo può essere il segnale che il potere contrattuale dell’azienda si stia deteriorando rispetto ai clienti, ai quali riconosce dilazioni più ampie. Tuttavia, se l’aumento dei crediti sul fatturato è sproporzionato, si accende un campanello di allarme, in quanto fa pensare a pratiche poco lecite in termini di sopravvalutazione dei ricavi e degli utili.

Il GMI segnala l’andamento del margine lordo e di quanto il suo peggioramento possa fornire al management la tendenza a presentare utili non attinenti alla realtà. Il parametro è misurato dal rapporto tra il margine lordo dell’anno precedente e quello dell’anno in corso. Se tale rapporto è maggiore di 1 vuol dire che il margine lordo sta peggiorando, il che è un segnale negativo per le prospettive aziendali. Di conseguenza, la società diventa più propensa a commettere frodi contabili.

L’AQI mette in luce quanto l’azienda abbia aumentato le attività a lungo termine diverse dalle immobilizzazioni. Questo fa pensare a un tentativo di differire i costi in modo che risultino utili migliori. L’indice rapporta l’attivo non corrente (avviamento, attività immateriali e altri elementi di valore incerto) diverso dalle immobilizzazioni rispetto al totale dell’attivo per l’anno in corso e l’attivo non corrente diverso dalle immobilizzazioni rispetto al totale dell’attivo per l’anno precedente. Se l’AQI è maggiore di 1, le attività non correnti della società sono aumentate più di tutte le altre attività in un anno. Quanto più questo valore cresce, tanto più gli elementi incerti prevalgono su quelli tangibili, il che alimenta i sospetti di frodi contabili.

L’SGI è un indice che segnalerebbe la propensione delle aziende a manipolare i dati a causa dell’alta crescita. In sostanza, più una società figura nella categoria di quelle ad alta crescita, più il management è sotto pressione per raggiungere i target prefissati, e quindi maggiore è la tentazione a manipolare i guadagni. La formula rapporta i ricavi dell’anno in corso rispetto a quelli dell’anno precedente. Se l’SGI è maggiore di 1, vuole dire che il fatturato della società cresce su base annua. Quanto più tale rapporto è elevato, tanto più aumentano i sospetti, poiché l’azienda tende a non dare l’impressione che la crescita stia rallentando per non trasmettere segnali preoccupanti al mercato e agli analisti.

Il DEPI mette in evidenza il livello di ammortamento delle immobilizzazioni. Se questo è in calo, può significare che l’azienda abbia rivisto al rialzo la vita residua stimata degli asset a lungo termine iscritti a bilancio, ma anche che abbia trovato il modo per gonfiare il reddito. L’indice mette a rapporto il tasso di ammortamento dell’anno precedente rispetto a quello dell’anno in corso. Un valore maggiore di 1 indica che l’ammortamento è diminuito, suggerendo che l’azienda stia forse artificialmente ridimensionando contabilmente le spese riconosciute.

L’SGAI segnala l’ammontare delle spese di vendita, generali e amministrative che, se risulta sproporzionato rispetto all’entità delle vendite, può costituire un incentivo a manipolare i dati di bilancio per far risultare un guadagno finale maggiore. L’indice mette in relazione tali spese in rapporto ai ricavi dell’anno in corso e quelle in rapporto ai ricavi dell’anno precedente. Se il valore risulta superiore a 1, vuol dire che l’efficienza amministrativa e dell’attività di marketing è diminuita. Quanto più il rapporto cresce tanto più elevato il rischio di frodi contabili.

L’LVGI è la misura della leva finanziaria intesa come rapporto tra il debito complessivo dell’azienda e il totale dell’attivo. Se tale rapporto aumenta, la società potrebbe essere incentivata ad alterare gli utili in modo da risultare in regola con i parametri indicati di indebitamento. La misurazione dell’indice avviene rapportando passività totali/attivo totale per l’anno corrente e passività totali/attivo totale dell’anno precedente. Un LVGI> 1 indica che la società ha aumentato la propria esposizione debitoria. Quando LVGI raggiunge livelli sproporzionati, il management potrebbe essere sotto pressione e quindi portato a manovre contabili per far apparire all’esterno una realtà più edificante.

Il TATA esprime la variazione del capitale circolante – escluso il contante – al netto dell’ammortamento, in rapporto al totale dell’attività. Quanto più è alto tale rapporto, tanto più l’azienda fa scelte discrezionali a livello di bilancio per maneggiare gli utili. Matematicamente, il TATA è espresso dalla seguente formula: (Risultato netto prima di poste non ricorrenti – cassa generata dall’attività operativa)/totale attivo. In sostanza, l’indice misura la differenza tra risultato contabile e risultato in contanti, rapportata al totale delle attività in modo da poter effettuare un paragone tra aziende di diverse dimensioni. Se emerge che gli accantonamenti dell’azienda sono più elevati e la liquidità decresce, significa che la società genera maggiormente profitti solo contabili, il che alimenta sospetti di frode per gonfiare gli utili.

 

M-score: come si calcola

Una volta definiti gli 8 indici su cui si riferisce l’M-score, ecco come avviene il calcolo di Beneish:

 

M-score = -4.84 + 0.92*DSRI + 0.528*GMI + 0.404*AQI + 0.892*SGI + 0.115*DEPI – 0.172*SGAI + 4.679*TATA – 0.327*LVGI

 

Le indicazioni che il risultato fornisce sono le seguenti:

M-score ≥ -1,78: elevata probabilità di manipolazione contabile.
M-score compreso tra -2,22 e -1,78: probabilità moderata di manipolazione contabile.
M-score < -2,22: bassa probabilità di manipolazione contabile.

 

A cosa serve

Come esposto, l’M-score elevato è un campanello d’allarme, perché la società è a rischio di manipolazione dati. Beneish sostiene tre elementi a supporto delle risultanze dell’M-score, ossia che la società:

 

  • cresca in maniera estremamente sostenuta da un anno all’altro;
  • viva un deterioramento dei fondamentali, dimostrato da una diminuzione della qualità dell’attivo, dall’erosione dei margini di profitto e dalla crescita dell’indebitamento;
  • adotti pratiche contabili aggressive, come aumento eccessivo dei crediti rispetto alle vendite, accantonamenti discrezionali per incrementare gli utili e piani di ammortamento più diluiti.

 

C’è da precisare, tuttavia, che l’M-score è un modello del tutto probabilistico. Ciò implica che non è dato di sapere con assoluta certezza se la società effettua manipolazioni di bilancio. Tuttavia, le indicazioni che ne conseguono servono per alzare la soglia di allerta quando viene effettuata la valutazione di un’azienda.

 

M-score: la differenza con lo Z-score

L’M-score non va confuso con lo Z-score. Quest’ultimo è un modello statistico, basato su cinque diversi indicatori finanziari (redditività, liquidità, solvibilità, efficienza e dimensione) che, attraverso un calcolo matematico, forniscono un punteggio a un’azienda che rappresenta il rischio di fallimento. L’M-score, invece, ha come obiettivo quello di far luce sul rischio di manipolazione dei dati di bilancio e delle frodi contabili. Entrambi gli indicatori, quindi, si prefiggono lo scopo di dare una valutazione ad ampio raggio di un’azienda. La differenza sta nel fatto che lo Z-score funziona egregiamente per le società in sofferenza finanziaria che non hanno manipolato i dati, mentre l’M-score è estremamente utile laddove ci siano stati rendiconti e dati finanziari alterati.

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Redazione

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