M&A: 3 ragioni che spiegano il calo nel 2022 - Borsa e Finanza

M&A: 3 ragioni che spiegano il calo nel 2022

M&A: 3 ragioni che spiegano il calo nel 2022

Gli accordi di M&A hanno subito un calo del 23% nei primi 3 mesi del 2022, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. I dati Refinitiv riportano un valore complessivo di oltre 1.000 miliardi di dollari ma comunque in rallentamento, seguendo 2 anni in cui le misure di stimolo pandemico hanno incoraggiato le operazioni di aggregazione con l’espansione dei mercati azionari a livelli record.

Tuttavia, quest’anno si sono segnalate anche alcune operazioni molto rilevanti, come ad esempio l’accordo tra Microsoft e il colosso dei videogames Activision Blizzard per 75 miliardi di dollari. In evidenza anche l’acquisizione dei magazzini europei di Blackstone, Mileaway, da parte del gigante del settore Prologis.

Anche le fusioni attraverso le SPAC sono precipitate, facendo registrare un calo del 78%, con solo 38 operazioni completate. In questo trimestre le M&A attraverso le società di assegno in bianco rappresentano il 3% del totale, mentre nello stesso periodo del 2021 si era arrivati al 17%.

Controcorrente invece il private equity, che ha segnato l’inizio d’anno più forte di sempre. Gli accordi infatti sono stati nei primi 3 mesi del 2022 di un controvalore di 288 miliardi di dollari, superiore del 17% rispetto all’anno scorso. In particolare, si è messo in luce il fondo Elliott Management, che ha sostenuto 2 grandi operazioni: una è quella che riguarda la società di software Citrix, condotta insieme a Vista Equity Partners, per 16,5 miliardi di dollari; l’altra concerne l’acquisto del gruppo di rating televisivo Nielsen per 16 miliardi di dollari, effettuata con il gruppo canadese Brookfield.

M&A: ecco perché quest’anno sono diminuite

La perdita di appetito generale di M&A in questo inizio anno è possibile spiegarlo facendo affidamento a 3 fattori. Il primo riguarda una regolamentazione più severa. Le Authority USA hanno intensificato i controlli per evitare pratiche monopolistiche che ledono lo sviluppo delle aziende. Ma anche gli Antitrust britannico ed europeo si sono fatti sentire, spingendo l’annullamento di accordi già fatti per evitare sorprese. Tra tutti spicca la rinuncia da parte del gigante delle schede grafiche Nvidia ad acquisire la società di microchip Arm per 54 miliardi di dollari.

Un secondo fattore fa riferimento alla guerra Russia-Ucraina, che ha alimentato tensioni a livello geopolitico e fatto desistere molte aziende intente ad aggregarsi, le quali alla fine hanno preferito attendere tempi migliori. Infine ha contribuito l’inflazione galoppante, che ha spinto in alto i rendimenti e quindi fatto crescere il costo per operazioni di leveraged buyout.

Secondo Jon Winkelried, Amministratore Delegato del gruppo di private equity TPG, occorre del tempo prima che le aspettative cambino e, quando si verifica un’interruzione, c’è un momento in cui l’attività di M&A rallenta. Avinash Mehrotra, responsabile globale delle attività e della consulenza per gli azionisti di Goldman Sachs, sostiene che l’incertezza derivante dalla geopolitica, dalla riduzione del PIL e dalla crescita di inflazione e materie prime tende a smorzare le attività di aggregazione. Tuttavia, aggiunge, le società in questo momento sono molto ambiziose nel far crescere il loro business.

Per quanto riguarda le SPAC, Ryan Maierson, partner di Latham & Watkins, ha affermato che vi è stato un aumento significativo dei riscatti da parte degli investitori, il che ha sottratto denaro alle società per avviare le fusioni in maniera redditizia. La causa del ritiro del denaro Jocelyn Arel, partner di Goodwin Procter, la attribuisce al fatto che nel settore vi sia ancora molta incertezza normativa.

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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