Materie prime: ecco come investire con gli ETF - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

Materie prime: ecco come investire con gli ETF

Materie prime: ecco come investire con i migliori ETF

L’investimento nelle materie prime ha avuto una crescita cospicua nel corso degli anni, con l’avanzare di strumenti finanziari che permettono agli investitori di puntare sul prezzo. In passato un modo molto seguito per speculare sulle commodities era quello di acquistarle fisicamente in luoghi dove costavano di meno per poi rivenderle in posti dove il prezzo era maggiore. In alternativa si poteva comprare la merce e rivenderla nello stesso posto contando su una rivalutazione nell’arco del tempo, in base a determinati fattori previsionali. Oggi invece esistono vari strumenti finanziari derivati che consentono di seguire l’andamento di una materia prima senza per questo dover possedere necessariamente il bene fisico. Uno di questi è l’ETF. Vediamo quindi come funzionano gli ETF sulle materie prime e quali sono le potenzialità di guadagno.

 

Materie prime: come investire con gli ETF

Gli ETF sulle materie prime non sono altro che fondi che replicano indici, dove ognuno assegna un peso diverso ai vari beni che compongono il paniere. Esistono indici che includono commodities aventi il medesimo peso, altri dove invece vi è una diversa ponderazione. Questo ne delinea le caratteristiche dell’ETF, anche in funzione dei settori in cui versano le materie prime. Ad esempio vi possono essere fondi maggiormente sbilanciati sull’energia, che comprendono beni energetici come gas naturale, petrolio e carbonio. Altri invece più concentrati sui metalli preziosi includono soprattutto beni come oro, argento e platino. La scelta dell’ETF in tal caso verte su quelle che sono le previsioni sull’andamento delle singole commodities. 

 

ETF: attenzione alle due tipologie di strumento

I gestori degli ETF sulle materie prime possono adottare 2 strategie d’investimento nella replica dell’indice. La prima è quella di puntare su beni phisically based, che comporta l’acquisto e la detenzione fisica delle commodities. La seconda è quella di investire su contratti derivati come i futures o le opzioni per seguire il prezzo dell’indice. In questo secondo caso però vi è un problema a cui bisogna far fronte, che è l’effetto contango. Infatti, ogni volta che i contratti giungono a scadenza, il gestore effettua il rolling con altrettanti contratti a termine. Questo comporta che il prezzo pagato solitamente per i futures a scadenza più lontana è maggiore rispetto a quello dello strumento finanziario che ha terminato la sua vita residua. Il costo del roll-over finisce per pesare sulla performance dell’ETF, soprattutto se questo viene tenuto per un periodo di tempo abbastanza lungo.

 

ETF Materie prime: conviene investire oggi? I principali indici

Prima dello scoppio della crisi pandemica, gli indici sulle materie prime negli anni hanno avuto nel complesso un andamento abbastanza deludente, poco armonizzato alla crescita dei mercati azionari. Nell’asset allocation di portafoglio per i prossimi anni vanno molto considerati fattori di carattere macroeconomico e geopolitico. Ad esempio il settore energetico basato sui combustibili potrebbe risultare interessante, almeno fino a quando non raggiunge il picco, prima dell’avvicendamento con le energie pulite. In questo giocano un ruolo importante la politica esercitata dall’OPEC+ riguardo l’offerta del petrolio sul mercato e della Russia in tema di rifornimento del gas naturale. Indici che privilegiano metalli preziosi come l’oro avranno da sostenere alcuni banchi di prova notevoli, come la ripresa economica e l’andamento della pandemia. Se certe condizioni legate al virus dovessere esacerbarsi non sarebbe da escludere un rinvigorimento dell’oro e quindi performance positive di ETF che ricalcano le sorti del metallo giallo. Sul mercato tra i principali indici delle materie prime si possono segnalare: 

 

  • Il Bloomberg Commodity Index, che offre un’ampia esposizione alle materie prime senza che vi sia una predominanza di un singolo settore. Tale diversificazione ha il pregio di ridurre potenzialmente la volatilità rispetto ad altri indici meno eterogenei;
  • L’S&P GSCI, che contiene il maggior numero possibile di materie prime, escludendone alcune per mantenere la liquidità e l’investibilità nei mercati dei futures sottostanti. L’indice comprende attualmente 24 materie prime di tutti i settori merceologici: energia, metalli industriali, prodotti agricoli, prodotti zootecnici e metalli preziosi. Anche qui vi è un elevato livello di diversificazione, tra sottosettori e all’interno di ciascun sottosettore;
  • Il Rogers International Commodity Index, che replica 38 contratti futures quotati in 13 Borse internazionali. Una materia prima in tal caso viene inclusa solo se svolge un ruolo significativo nell’ambito del consumo mondiale. Il peso di ognuna viene assegnato in base alla liquidità della stessa.

 

AUTORE

Picture of Redazione

Redazione

Composta da professionisti dell’informazione finanziaria di lungo corso, la redazione di Borsa&Finanza segue in modo trasversale i contenuti offerti dal portale. Oltre a seguire le news e le novità più importanti del panorama finanziario italiano e internazionale, il team dedica ampio spazio a realizzare guide e approfondimenti educational utili a migliorare le conoscenze degli investitori sia sul fronte della finanza personale che su quello degli investimenti, spiegando strutture, funzionamento, pregi e difetti dei diversi strumenti finanziari presenti sul mercato.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *