Materie prime: il piano del G7 per ridurre la dipendenza dalla Cina

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I leader del G7 puntano a rafforzare il proprio ruolo nel settore delle materie prime, sganciandosi dalla dipendenza dalla Cina sul fronte dei minerali critici. È quanto emerso dal vertice delle sette principali economie mondiali, che stanno intensificando gli sforzi per diversificare le forniture di materiali essenziali per settori strategici come la difesa, la tecnologia e le energie rinnovabili. Pechino esercita ancora un controllo schiacciante su molte materie prime strategiche e, lo scorso anno, ha introdotto alcune restrizioni alle esportazioni, causando interruzioni nelle attività produttive industriali e scuotendo i mercati globali. Una situazione che potrebbe ripresentarsi in caso di un’escalation delle tensioni geopolitiche, spingendo gli altri Paesi a correre ai ripari con largo anticipo.

 

In questo articolo:

 

  • Materie prime: ecco il piano del G7 sui minerali critici
  • Un obiettivo possibile? Alcuni punti critici

 

Materie prime: ecco il piano del G7 sui minerali critici

Il piano del G7 non cita esplicitamente la Cina, ma il riferimento appare evidente. L’obiettivo è rafforzare il coordinamento tra i Paesi membri attraverso l’allineamento delle strategie di stoccaggio e il lancio di una nuova piattaforma che attribuirà un ruolo più incisivo all’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA).

In termini pratici, il G7 ha dichiarato di voler ridurre entro il 2030 al 60% la dipendenza da qualsiasi singolo fornitore esterno ai sette Paesi e ai loro partner per quanto riguarda le terre rare e i magneti permanenti. L’obiettivo finale è portare tale quota al 50% “il prima possibile”, si legge nella nota congiunta. “Siamo impegnati a lavorare per istituire meccanismi armonizzati e interoperabili. Questo processo inizierà con due minerali critici pilota, litio e nichel, e mirerà a evitare di compromettere la competitività o imporre costi eccessivi”. Successivamente, saranno aggiunti cinque nuovi minerali ogni anno, con particolare attenzione alle terre rare.

Inoltre, verrà istituita una piattaforma finalizzata a coordinare le politiche, condividere dati e rispondere alle crisi, con il supporto dell’IEA nel monitoraggio dei mercati e nell’individuazione tempestiva dei rischi. In pratica, l’agenzia sarà in grado di fornire allerte precoci in presenza di distorsioni di mercato.

I Paesi del G7 potrebbero anche introdurre sussidi per colmare il divario di prezzo, adottare strumenti di approvvigionamento congiunto e misure commerciali quali quote e prezzi minimi, sviluppando al contempo accordi commerciali plurilaterali.

Infine, il G7 si è impegnato a potenziare il riciclo dei materiali critici, con l’obiettivo di raggiungere entro il 2030 una capacità di riciclo congiunta che rappresenti una quota significativa del consumo annuale di tali materiali.

 

Un obiettivo possibile? Alcuni punti critici

Le sfide che il G7 e i suoi alleati dovranno affrontare sono particolarmente complesse. Costruire intere filiere produttive richiederà tempo e investimenti per miliardi di dollari. In questo contesto, il coinvolgimento del settore privato nel finanziamento di progetti e infrastrutture potrebbe rivelarsi determinante. Come riportato da Reuters, dall’inizio del 2026 sono stati annunciati 195 progetti, per un valore complessivo di 74 miliardi di dollari.

Gli analisti, tuttavia, mantengono un certo scetticismo sul piano del G7. Innanzitutto, l’assenza di impegni concreti su alcuni elementi chiave, come i prezzi minimi, riflette la riluttanza di diversi alleati ad accogliere la spinta degli Stati Uniti verso un aumento della produzione di minerali critici attraverso la regolamentazione dei prezzi. Inoltre, considerando che la Cina controlla circa il 90% della produzione mondiale di terre rare lavorate, ridurre la dipendenza al 60% rappresenterà un obiettivo particolarmente difficile da raggiungere.

“Il comunicato del G7 rappresenta un importante segnale d’intenti, ma la velocità della diversificazione dipenderà, in ultima analisi, dalla capacità di trasformare il sostegno politico in investimenti concreti lungo le fasi intermedie e finali della catena del valore”, ha affermato Neha Mukherjee, responsabile della ricerca presso la società di consulenza Benchmark Mineral Intelligence.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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