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Materie prime: sì a rame e litio, no al minerale di ferro

Materie prime: sì a rame e litio, no al minerale di ferro

Acquistare più rame tra le materie prime. È questo il dettame di Jonathan Barratt, amministratore delegato di CelsiusPro. L’esperto ritiene che ogni qualvolta i prezzi del metallo rosso scendono, si crea una buona opportunità d’investimento. Questo per via di forniture insufficienti per colmare una domanda molto elevata, soprattutto nel settore delle energie rinnovabili. “Non c’è abbastanza offerta. E quando guardiamo a tutto ciò che sta accadendo nello spazio ambientale, il rame è una componente chiave per le energie rinnovabili. Quindi, questo è un acquisto in calo ogni volta che ne hai la possibilità”, ha detto Barratt.

Il rame è un materiale che viene utilizzato in molti settori industriali e potrebbe definirsi come un bene ciclico, in quanto prende forza quando il ciclo dell’economia è positivo, con un aumento della domanda e della produzione. Ma oggi il rame è un componente essenziale nelle tecnologie legate alla transizione energetica e pertanto è fondamentale l’utilizzo nelle auto elettriche, che secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia hanno raggiunto oggi un livello di vendita globale di 16,5 milioni di unità. I prezzi del rame oggi viaggiano a circa 4,15 dollari per libbra, segnando un rialzo di oltre l’8% da inizio anno.

 

Materie prime: lontani dal minerale di ferro

Un altro materiale sul quale concentrare l’attenzione per Barratt è il minerale di ferro, i cui prezzi però sono destinati a scendere. Attualmente la materia prima scambia a 126,80 dollari a tonnellata, ma il top manager stima un calo tra 110 e 115 dollari, ossia circa il 9% in meno, per effetto della repressione normativa in Cina. “Penso che il momento chiave su cui ci stiamo concentrando sia ciò che le autorità di regolamentazione cinesi stanno facendo nei porti in termini di regolamentazione dei prezzi, e il fatto che davvero non vogliono vedere troppe scorte di minerale di ferro”, sostiene Barratt, che prevede un calo da 160 a 120 milioni di tonnellate di scorte.

In effetti, la Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme cinese ha annunciato nuovi regolamenti e repressioni delle attività illegali in modo da rafforzare il controllo dei prezzi di mercato del minerale di ferro. Un altro fattore che potrebbe giocare contro le quotazioni del minerale risulta essere la riduzione della produzione mondiale di acciaio, che a gennaio si è contratta del 3,3% su base annua, secondo i dati riportati dalla Word Steel Association.

 

E il litio?

Se le normative cinesi stanno andando contro i prezzi del minerale di ferro, lo stesso non può dirsi per il litio, che rappresenta l’elemento chiave nelle batterie per le auto elettriche. Oggi la Cina è il terzo produttore di litio al mondo, dopo Australia e Cile, mentre l’hub cinese a Yichun risulta la più grande miniera al mondo di materie prime contenenti il litio. Barratt stima prezzi più elevati del metallo, in quanto Pechino è “uscita in termini di revisione dei suoi problemi ambientali per l’industria del litio, e questo potrebbe togliere circa un decimo della fornitura dal mercato”.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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