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Mediobanca: ecco perché alla fine prenderà Banca Generali

Mediobanca: ecco perché alla fine prenderà Banca Generali

Avvio in discesa oggi per Banca Generali sul FTSE Mib. L’azione ha aperto le contrattazioni con un ribasso di circa il 6%. Il movimento fa seguito al poderoso rialzo del 19,12% segnato venerdì scorso sulle voci che l’istituto guidato da Gian Maria Mossa possa passare sotto il controllo di Mediobanca. Attualmente la maggioranza di Banca Generali è in mano ad Assicurazioni Generali con il 50,1% delle azioni, ma il mercato scommette sulla possibilità di una scalata di Piazzetta Cuccia. Oggi è in calendario il Patto di consultazione di Mediobanca, ossia l’incontro tra il gruppo di azionisti che controllano un pacchetto del 10,9% del capitale. Il Patto si riunisce due volte l’anno, poco prima della semestrale e dell’assemblea per l’approvazione del bilancio. Quest’ultimo appuntamento è previsto il prossimo 28 ottobre e gli argomenti al centro della discussione saranno molti.  Il meeting di oggi sarà focalizzato sui conti, ma il tema su Banca Generali probabilmente verrà almeno sfiorato, sebbene dalla banca guidata da Alberto Nagel giungano voci che negano la presenza di colloqui.

 

Mediobanca: i motivi di un possibile accordo per Banca Generali

L’interesse di Mediobanca per Banca Generali risale a circa due anni fa ma l’operazione venne bloccata dall’opposizione di Generali per parte dei soci Leonardo Del Vecchio e Francesco Gaetano Caltagirone. Oggi, rispetto ad allora, vi è un cambiamento importante nella compagnia assicurativa guidata da Philippe Donnet, ovvero l’interesse per Guggenheim, l’asset manager del reddito fisso statunitense. Ecco perché vendere Banca Generali potrebbe servire a reperire le risorse liquide per puntare sulla società a stelle e strisce, nonostante vi siano degli ostacoli rappresentati soprattutto dal dollaro forte. Da Trieste fanno sapere che verranno effettuate valutazioni in merito a potenziali opportunità di M&A in base al piano strategico, ma che in questo momento nessuna decisione è stata presa. Tuttavia, se la compagnia triestina riuscisse a espandersi negli Stati Uniti con Guggenheim avrebbe in mano asset per un valore di 230 miliardi di euro e arriverebbe a gestire oltre 900 miliardi di euro nel complesso.

Mediobanca, quindi, potrebbe far leva su questo punto per sperare di portare a casa Banca Generali. La sua motivazione è forte, in quanto vorrebbe potenziare l’asset management e attualmente in Italia esistono solo tre istituti in grado di garantire un vero salto di qualità: Mediolanum, Fineco e proprio Banca Generali. Quest’ultima al momento sembrerebbe quella più papabile per una cessione. A fine giugno, Banca Generali aveva asset totali per circa 81 miliardi di euro, di cui gestito per 56 miliardi. I suoi azionisti di punta, però, ancora rappresentano uno scoglio rilevante. La Delfin fondata da Del Vecchio e il gruppo Caltagirone non sembrano aver cambiato idea rispetto a due anni fa. Poi ci sono i Benetton, per cui la questione potrebbe essere il prezzo e bisognerà vedere come Mediobanca intenda regolare l’operazione, cioè quanta parte dell’offerta sarebbe in contanti e quanta in azioni Generali, di cui Piazzetta Cuccia ha il 12,77% in proprietà. La proposta (respinta) del 2020 prevedeva una ripartizione tra cash e azioni; oggi, vista la nuova situazione, non è detto che non si proceda a una modifica.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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Una risposta

  1. Certo, gli interessi di finanza ” speculativa ” ricadranno sui piccoli e medi azionisti, ed ancora quale problema potrebbero avere i correntisti, gli investitori che abbiano all’oggi utilizzato Banca generali per i propri investimenti .

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