Mercati: sofisticati o primitivi?

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Quando si osservano i mercati finanziari dall’esterno, si ha spesso l’impressione di trovarsi di fronte a un sistema estremamente sofisticato. Strutture complesse, modelli quantitativi avanzati, flussi globali di capitale che si muovono con precisione chirurgica. Eppure, sotto questa superficie apparentemente raffinata, si nasconde qualcosa di molto più semplice. Anzi, di sorprendentemente primitivo. I mercati sono, nella loro essenza più pura, la manifestazione collettiva di due emozioni: paura e avidità. Anzi, mi sentirei ancora più tranquillo nel dire che si tratta in entrambi i casi di paura: quella di perdere, che può trasformarsi in panico, e quella di restare tagliati fuori, che può essere un motore anche più potente e duraturo della prima.

Non importa quanto siano evoluti gli strumenti, quanto sofisticati gli algoritmi o quanto articolate le strategie; alla fine, ogni decisione si riconduce sempre a queste due forze fondamentali. È proprio per questo che il comportamento dei mercati è spesso molto meno “intelligente” di quanto si voglia credere. I mercati non ragionano quasi mai per sfumature, non amano le scale di grigio e detestano le incertezze. Tendono invece a muoversi in modo netto, quasi brutale, saltando da una fase di entusiasmo a una di timore, da risk-on a risk-off, senza step intermedi evidenti.

È questo che li rende così difficili da interpretare, soprattutto nei momenti di svolta, perché quando il contesto cambia raramente lo fa in modo graduale. Più spesso avviene uno scatto improvviso, come un interruttore che passa da acceso a spento. Ciò che fino al giorno prima veniva comprato (o venduto) con convinzione improvvisamente smette di interessare, e viceversa.

 

Mercati, un gioco d’anticipo con radici umane

Non è tanto una mera questione di dati, notizie o catalyst circostanti, quanto piuttosto della percezione dei medesimi, che può radicalmente mutare in presenza di fattori scatenanti di per sé assai simili. Per questo i mercati possono sorprendere. Non perché siano imprevedibili in senso assoluto, ma perché reagiscono in modo tranciante, senza preoccuparsi di accompagnare l’osservatore lungo il percorso. Il passaggio da una narrativa all’altra può essere repentino, quasi violento, e chi cerca (o peggio, attende) conferme progressive o segnali graduali rischia spesso di arrivare in ritardo.

A rendere il tutto ancora più complesso c’è un altro aspetto: i mercati non perseguono la coerenza, ma il gioco d’anticipo. Questo significa che spesso iniziano a muoversi quando le evidenze sono ancora parziali o addirittura contraddittorie ed è proprio in queste fasi, in cui il quadro non è ancora definito, che il comportamento appare più estremo. Si compra e/o si vende senza mezze misure, e capire questo meccanismo aiuta a leggere i mercati con maggiore lucidità, pur non rendendoli più facili. Perché se è vero che la finanza moderna si presenta come un sistema complesso e articolato, è altrettanto vero che, alla base, resta profondamente umana. E quindi, inevitabilmente, semplice, anche quando non sembra.

 

Immagine di Davide Biocchi

Davide Biocchi

Trader professionista, formatore e divulgatore con oltre 25 anni di esperienza sui mercati, Davide Biocchi è socio Professional SIAT ed educatore certificato AIEF. Due volte miglior fininfluencer italiano e dodici volte campione nazionale e internazionale di trading, ha ideato e brevettato TWbook, fondato TradingWeek.net, la Trading League e la Membership Biocchi. Conduce ogni mattina su YouTube Market Briefing e la videoanalisi settimanale e il podcast “I mercati dietro le quinte”. Hha pubblicato L’ABC di Borsa e Le Aste (con Giovanni Borsi). Oltre che con Borsa&Finanza, da anni collabora con Directa SIM, QN, Il Secolo XIX e RaiRadio1, con contributi anche per SkyTG24 e Giornale Radio.

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