Cosa sono le minusvalenze e quando sono deducibili
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Cosa sono le minusvalenze e quando sono deducibili

Un risparmiatore o un investitore matura delle minusvalenze nel momento in cui registra una perdita in seguito a delle compravendite di strumenti finanziari. In estrema sintesi, le minusvalenze costituiscono dei crediti fiscali, che possono essere recuperati portandoli in compensazione con le successive plusvalenze. Nel momento in cui si vuole ottimizzare in maniera efficiente la fiscalità relativa ai propri titoli, è necessario riuscire a gestire anche le minusvalenze. Cerchiamo di capire come si deve fare nella maniera corretta.

 

Cosa si intende per minusvalenze

Nella maggior parte dei casi, quando un investitore apre un dossier titoli presso una banca, sempre che non disponga diversamente, l’istituto applica il cosiddetto regime amministrato. In estrema sintesi, questo significa che la banca agisce come sostituto d’imposta: il risparmiatore non dovrà inserire niente all’interno della dichiarazione dei redditi. Quando viene chiusa un’operazione, si possono verificare due diversi casi:

 

  • l’investitore vende ad un prezzo più alto di quanto ha acquistato: in questo caso realizza una plusvalenza (capital gain);
  • il prezzo di vendita risulta essere più basso rispetto a questo di acquisto: si verrà a realizzare, quindi, una minusvalenza.

 

Dal 1° luglio 2014, il fisco italiano ha stabilito che le plusvalenze vengono tassate con un’aliquota pari al 26%. I titoli di Stato e degli organismi sovranazionali, invece, vengono tassati al 12,50%. Le minusvalenze, invece, originano un credito fiscale, che può essere recuperato nel corso dello stesso anno e nei quattro successivi. In sostanza, questo significa che potrai recuperarle nel caso in cui tu faccia delle ulteriori operazioni sul tuo dossier titoli. Il 31 dicembre 2022 scadono le minusvalenze maturate nel 2018.

 

Cosa fare quando c’è una minusvalenza

Non sempre è possibile recuperare delle minusvalenze. Il fisco italiano, in questo caso, ha provveduto ad effettuare una distinzione netta tra i prodotti finanziari che creano redditi da capitale e gli strumenti che creano dei redditi diversi. Quella che abbiamo davanti non è semplicemente una differenza nozionistica, ma va ad incidere direttamente sulla fiscalità, dato che le minusvalenze possono essere prodotte da tutti gli strumenti finanziari, ma possono essere compensate solo e soltanto da quegli strumenti che producono redditi diversi.

I redditi di capitali, che non permettono di compensare le minusvalenze, sono:

 

  • ETF;
  • fondi comuni di investimento;
  • cedole delle obbligazioni;
  • dividendi delle azioni.

 

Costituiscono a tutti gli effetti dei redditi diversi e, quindi, permettono di recuperare le minusvalenze:

 

  • azioni;
  • obbligazioni;
  • ETC;
  • certificates;
  • derivati (opzioni e futures).

 

Vediamo come compensare le minusvalenze. Per semplificare, facciamo un esempio. Un investitore compra mille azioni del titolo Alfa a 10 euro ed investe complessivamente 10.000 euro. Il titolo lo ha rivenduto a 9 euro, per un controvalore di 9.000 euro: ha subito una minusvalenza di 1.000 euro. Successivamente ha venduto l’azione Beta guadagnando 2.000 euro. Le tasse, pari al 26%, dovranno essere pagate solo sulla differenza tra quanto guadagnato e quanto perso.

 

Cosa succede se non si recuperano le minusvalenze

Le minusvalenze devono necessariamente essere recuperate in quattro anni. Ricordiamo che, quando vengono generate delle plusvalenze in un regime amministrato, queste vengono tassate immediatamente. Per poter recuperare le minusvalenze, che vengono accantonate in una sorta di borsellino fiscale che può essere azzerato nel corso dei quattro anni successivi, dobbiamo analizzare il nostro bilancio, perché altrimenti sarà difficile gestirlo a fine anno.

Nel caso in cui l’investitore abbia in portafoglio dei titoli e fondi in scadenza, l’unico modo per compensare le minusvalenze è quello di vendere i prodotti che stanno generando plusvalenza. Oppure ci sono i Certificati maxi coupon, che sono titoli creati apposta per questa problematica, in quanto al momento dell’acquisto viene staccata una cedola che comprende anche i profitti potenziali. Trattandosi però di uno strumento che si basa su previsioni, non tutti gli intermediari consentono di applicare la compensazione.

 

Minusvalenze deducibili nella dichiarazione dei redditi

Nel caso in cui l’investitore non abbia optato per il regime amministrato, dovrà compilare il Quadro RT del Modello redditi, che deve essere compilato per i redditi di natura diversa rispetto a quelli dell’attività di impresa. Compilare questo quadro è molto semplice e schematica. Dovranno essere indicati i valori riepilogativi totali realizzati nell’anno. Nel rigo RT21 va indicato il corrispettivo incassato, in RT22 il valore fiscale riconosciuto alla partecipazione, in RT23 la plusvalenza realizzata o l’eventuale minusvalenza.

AUTORE

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Pierpaolo Molinengo

Pierpaolo Molinengo, giornalista, ha una laurea in materie letterarie ed ha iniziato ad occuparsi di economia fin dal 2002, concentrandosi dapprima sul mercato immobiliare, sul fisco e i mutui, per poi allargare i suoi interessi ai mercati emergenti ed ai rapporti Usa-Russia. Scrive di attualità, tasse, diritto, economia e finanza.

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