MPS: si rafforza l’ipotesi stand alone, ecco tutti i vantaggi

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Con l’aumento della quota di Delfin in Banca MPS dal 3,5% al 9,8% del capitale, prende corpo l’ipotesi stand alone per l’istituto toscano. Secondo la ricostruzione fatta dagli analisti di Deutsche Bank, con un gruppo di azionisti forte che si è appropriato del 15% del capitale, il Ministero dell’economia e delle finanze può ora accelerare la vendita di parte o di tutta la sua quota dell’11,73%. Inoltre, secondo gli analisti della banca tedesca, non si può escludere che la holding della famiglia Del Vecchio e l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone – che detiene attualmente un pacchetto del 5,03% – possano aumentare le loro partecipazioni.

Tutto ciò “aumenta la probabilità che MPS rimanga un istituto autonomo, almeno per un certo periodo”, hanno precisato gli esperti di Deutsche Bank. Questo tra l’altro metterebbe in soffitta i sogni del governo Meloni di creare un terzo polo bancario in Italia, attraverso la fusione con Banco BPM, da affiancare a Intesa Sanpaolo e Unicredit. Dopo gli ultimi movimenti, infatti, si fa sempre più remota un’ipotesi di questo tipo.

 

MPS: ecco cosa significa correre da sola

Da sempre gli analisti dell’istituto finanziario tedesco sostengono che l’opzione stand alone sia quella migliore per MPS per diverse ragioni. In primo luogo, la politica di remunerazione per gli azionisti diventerebbe più interessante, attraverso “l’eliminazione del limite statutario del 75% sul payout e/o l’introduzione di un piano di buyback”. Se ci fosse un aumento del payout al 100% – per esempio 75% del dividendo in contanti e riacquisti del 25% – Deutsche Bank ipotizza che il rendimento totale del capitale arriverebbe fino al 15% annuo, con il buyback che potrebbe aggiungere fino al 4% di crescita annua agli utili per azione. C’è da dire, però, che in caso di riacquisti, Delfin supererebbe la quota del 10%, il che richiederebbe l’autorizzazione da parte della Banca centrale europea.

In secondo luogo, in caso di fusione difficilmente si determinerebbe una situazione simile a quella che ha visto protagoniste Unicredit e Banco BPM, dove l’istituto guidato da Andrea Orcel ha lanciato un’OPS praticamente senza premio nei confronti della banca di Piazza Meda. Questo perché, correndo da sola, a MPS dovrà essere per forza “riconosciuto un valore ancora inespresso e incorporato nei fondamentali dell’istituto”, dato che ha un capitale in eccesso per oltre 2 miliardi di euro, hanno osservato gli analisti.

In terzo luogo, una combinazione con un’altra banca difficilmente richiederebbe il riconoscimento del “valore dello stock di imposte differite attive, pari a 3,2 miliardi di euro, non computabile nel CET1”. Infine, in caso di M&A, “ci sarebbe una protezione maggiore per gli altri azionisti di minoranza”, sottolineano gli analisti di Deutsche Bank.

Facendo tutte queste valutazioni, l’azienda di credito con sede a Francoforte, ha confermato la raccomandazione buy per le azioni MPS, con prezzo obiettivo che è passato da 6,6 a 7,9 euro. Nell’ultima seduta a Piazza Affari, il titolo ha chiuso a 6,96 euro.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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