Elon Musk entra in politica: quali sono i rischi per le azioni Tesla?

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Si potranno dire tante cose di Elon Musk (forse anche troppe), ma quando promette di fare o di creare qualcosa, puntualmente non si smentisce. Piaccia o non piaccia, non importa. Se crede che sia un’idea rivoluzionaria, capace di cambiare radicalmente un sistema, un paradigma sociale, tecnico o scientifico, la disegna, la studia e poi la implementa. E la decisione di dar vita al partito ‘America Party’, andando contro il suo ormai ex amico e presidente degli Usa, Donald Trump, è solamente l’ultima dimostrazione di un ‘muskismo’ che punta a rivoluzionare completamente la politica e il sistema elettorale americano, da sempre incentrato sul bipartitismo.

La nascita di un terzo polo in America sembrava, fino a qualche giorno fa, un’idea irrealizzabile e impraticabile, eppure all’uomo più al ricco al mondo secondo Forbes, è bastato veramente poco. O, meglio, solamente un sondaggio. Un test che più volte l’ha portato a mettere in pratica alcune delle sue idee e dei suoi affari. Al numero uno di Tesla, che come si vedrà subirà dei contraccolpi a causa di questa nuova idea (non sarebbe la prima volta), è ‘bastato’ raccogliere il 65,4% dei sì ottenuti al sondaggio (al quale hanno rispetto 1,2 milioni di persone) per convincerlo che fondare ‘America Party’ fosse la scelta giusta.

“Oggi nasce l’America Party, per restituirvi la libertà”, ha dichiarato sul suo social X lo stesso Musk, che ha pubblicato l’esito del sondaggio il 4 luglio, giorno dell’indipendenza dell’America. Una scelta, anche in questo caso, non affatto banale. Una decisione che l’imprenditore sudafricano ha difatti ritenuto necessaria dato che quando “si tratta di mandare in bancarotta il nostro Paese con sprechi e corruzione”, è evidente che si “vive in un sistema monopartitico, non in una democrazia”.

 

 

Musk fonda America Party: gli obiettivi del nuovo partito 

Nel dettaglio, Musk ha anche spiegato quale è l’obiettivo fondamentale di America Party, ossia conquistare tra gli otto e i dieci seggi alla Camera e due o tre seggi al Senato alle elezioni di metà mandato, previste per novembre 2026. Secondo Musk, questa rappresentanza sarebbe sufficiente per influenzare il voto su leggi controverse e garantire che “rispecchino davvero la volontà popolare”. Peraltro, è interessante evidenziare che il partito è stato già registrato presso la Commissione Elettorale Federale e che la sua sede legale coincide con quella di SpaceX, la sua compagnia spaziale, al civico 1 di Rocket Road, Hawthorne, in California. A firmare l’atto di registrazione come tesoriere è stato Vaibhav Taneja, attuale dirigente finanziario di Tesla.

Quali sono i rischi per le azioni Tesla

“La reazione del mercato alla notizia di certo non è stata positiva. Il titolo Tesla ha ceduto quasi il 7% (alla chiusura di ieri) e con esso sono svaniti altri 77 miliardi di capitalizzazione”, dice Gabriel Debach, market analyst di eToro, che sottolinea che si tratta di “una scia rossa che si somma ai 207 miliardi evaporati nelle sedute del 5 giugno e dell’1 luglio, quando le uscite di Musk contro Donald Trump avevano già innescato vendite violente (-14% e -5,34%). Solamente in queste tre sedute, infatti, “Tesla ha bruciato più di 284 miliardi di dollari. Un valore quasi tre volte pari all’intera capitalizzazione di Unicredit. Se si considerasse la sola capitalizzazione di Tesla persa in questi tre scontri pubblici, il valore si collocherebbe al quarto posto tra le aziende europee per valore di mercato, appena dietro Sap, Novo e Asml”.

D’altronde, spiega Debach, è abbastanza chiaro che la “politica per Musk si conferma un terreno scivoloso. Da quando Trump è tornato alla Casa Bianca, il 20 gennaio scorso, Tesla ha perso circa il 32%”. Non sorprende, quindi, se anche la banca d’investimento William Blair ha già declassato il titolo a ‘market perform’. “Mentre il credito d’imposta di 7.500 dollari probabilmente influirà sulla domanda, la combinazione di un vento contrario alla domanda e di oltre 2 miliardi di dollari di utili derivanti da crediti normativi a rischio potrebbe essere troppo per gli investitori da sopportare”, aggiunge l’istituto. Duri anche gli analisti di Wedbush. “Tesla ha bisogno di Musk come amministratore delegato e della sua più grande risorsa, e non deve imboccare ancora una volta la strada della politica… e allo stesso tempo mettersi contro Trump”.

Un pensiero condiviso anche da Filippo Diodovich, senior market strategist di Ig Italia, che ritiene la nascita di ‘America Party’ una “pessima notizia per le performance dl titolo Tesla, in quanto da una parte peggiora ulteriormente i rapporti con l’amministrazione Trump e dall’altra rappresenta un’ulteriore distrazione per Musk che non può concentrarsi sulle sfide di Tesla (come i robotaxi, la necessità di riconquistare quote in Europa e il full self driving). In questa direzione, spiega Diodovich, se nel breve-medio termine il target price di Tesla potrebbe attestarsi intorno a 270 dollari (e al momento è poco sotto quota 300), nel “lungo periodo potrebbe scendere ulteriormente fino a 215 dollari se Musk non cambia idea”. 

Chiaro anche il pensiero di David Pascucci, analista dei mercati per Xtb: “Le voci su Elon Musk potrebbero far aumentare la volatilità sul titolo, il che non è un bene considerando la sua già altissima volatilità di prezzo rispetto alle altre big dell’azionario Usa”. Su questo, ha aggiunto Pascucci, bisogna inoltre osservare che già “Tesla rappresenta un titolo molto controverso nel panorama dell’azionario Usa. Non è una big tech con una capitalizzazione sopra i 2.000 miliardi, ma è allo stesso tempo l’unica azienda automotive con una capitalizzazione di circa 1000 miliardi di dollari, Toyota al secondo posto si attesta a una capitalizzazione di poco superiore ai 200 miliardi di dollari”. Non è un caso quindi, se “per molti il titolo è in bolla, ossia la sua capitalizzazione di Borsa è ingiustificata, il fatturato si è di fatto fermato ai risultati dello scorso anno a circa 97 miliardi di dollari senza vedere la crescita significativa come abbiamo visto invece per altri titoli ad alta capitalizzazione. Rispetto agli scorsi anni è diminuito anche il margine che si riduce a poco sopra il 7% raggiungendo i livelli del 2020″, ha chiosato Pascucci.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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