NASDAQ vola grazie a piano USA da 280 miliardi per industria chip
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NASDAQ vola grazie a piano USA da 280 miliardi per industria chip

NASDAQ: Fed e Senato USA spingono l'indice a +4,1%

Il NASDAQ Composite ha chiuso la seduta di metà settimana con un bel rialzo del 4,1%. E lo ha fatto nel giorno più temuto, quello della riunione della Federal Reserve, che ha rialzato i tassi di interesse dello 0,75%. È stata proprio la FED a contribuire in maniera rilevante alla buona performance del listino tecnologico, facendo intendere che potrebbe rallentare il ritmo dei rialzi a partire dalla prossima riunione ufficiale in calendario a settembre.

L’indice tecnologico americano ha sofferto terribilmente quest’anno l’inasprimento sul costo del denaro da parte della Banca centrale statunitense, in quanto le aziende tech puntano molto sulla crescita a lungo termine e mal digeriscono la crescita del costo dei finanziamenti necessari per sostenere gli investimenti. Ciò ha determinato una debacle in Borsa, con alcune azioni che hanno perso anche oltre tre quarti del loro valore. Da inizio anno il NASDAQ Composite è ancora in calo del 23%.

 

Un aiuto al NASDAQ dal disegno di legge USA sui chip 

A migliorare il sentiment degli operatori di mercato sul listino tecnologico USA è stata anche l’approvazione, da parte del Senato americano, di un disegno di legge da 280 miliardi di dollari per rafforzare l’industria dei semiconduttori, fondamentale in questo settore. L’atto, denominato Chips and Science Act 2022, deve ora passare all’approvazione della House of Representative e prevede di destinare 52,7 miliardi di dollari alla costruzione ed espansione di impianti di produzione, 24 miliardi in incentivi fiscali e il resto alla ricerca scientifica e altre voci. L’obiettivo dichiarato del provvedimento è sfilarsi dalla dipendenza cinese e costruire una catena domestica di approvvigionamento di semiconduttori.

Tra le aziende che potrebbero accedere a questo piano sono in lizza Intel Corp., Taiwan Semiconductor Manufacturing, GlobalFoundries, Micron Technology, IBM e Applied Materials. La pressione delle grandi aziende per un intevento governativo sul settore era cresciuta negli ultimi mesi. A giugno produttori come Intel e GlobalWafers avevano annunciato progetti per effettuare costruzioni a Sherman, in Texas, ma avevano precisato che ciò richiedeva un passaggio parlamentare. In particolare, l’Amministratore Delegato di Intel, Patrick Gelsinger, aveva pubblicato un editoriale sul Wall Street Journal insieme al CEO di Ford Motor, Jim Farley, nel quale affermava che la legislazione sui chip in USA è necessaria per livellare il campo da gioco con i concorrenti globali: “Senza intervento, si prevede che la carenza di chip, compresi i chip legacy ampiamente utilizzati nei settori automobilistico, dei dispositivi medici e della difesa, persisterà mentre gli investimenti negli Stati Uniti si bloccano”.

Anche International Business Machines aveva chiesto, attraverso la figura del Vicepresidente Gary Cohn, l’approvazione di una legislazione a inizio settimana: “Dobbiamo prima proteggerci come Paese e assicurarci di essere nel settore della produzione di chip”.

Ora la palla passa alla Camera, che dovrebbe approvare il disegno di legge. Tuttavia, non è del tutto scontato che ciò accada dal momento che in passato versioni simili del progetto hanno subito ritardi dovuti ad aggiunte e disaccordi sul pacchetto complessivo.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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