Neuralink: cos'è, come funziona Telepathy e tutto quello da sapere - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

Neuralink: cos’è, come funziona Telepathy e tutto quello da sapere

Il chip Telepathy di Neuralink

Domenica 28 gennaio 2024 è una data storica per Elon Musk: la sua Neuralink ha effettuato il primo impianto su un essere umano. Lo annuncia l’imprenditore in persona in un post apparso su X, precisando che il paziente a cui è stato inserito il microchip nel cervello “si sta riprendendo bene” e che “i risultati iniziali mostrano un promettente rilevamento di picchi neuronali”. Ma quando nasce Neuralink, come funziona Telepathy (il nome commerciale del dispositivo) e quali problemi aspira a risolvere?

 

Neuralink: cos’è l’azienda di chip di Musk

Fondata nel 2016 a Freemont in California, Neuralink si occupa di implementazione tecnologica in ambito biologico. Le interfacce neurali realizzate dall’azienda hanno l’obiettivo di intervenire sul cervello umano tramite l’impianto di un microchip in grado di leggere le onde celebrarli e aiutare chi ha problemi neurologici e lesioni traumatiche. La visione di Neuralink è quella di rendere possibile l’integrazione uomo-macchina tramite innovativi sistemi tecnologici che garantiscono un vero e proprio ponte tra cervello e computer. La missione della società è ridurre le malattie e i disturbi neurologici più diffusi e potenziare le abilità e capacità cerebrali.

Dopo aver condotto numerosi studi sugli impianti nelle scimmie e nei maiali, attirando feroci critiche da parte dei movimenti animalisti per presunte violazioni dell’Animal Welfare Act, la legge che stabilisce le pratiche e i limiti degli esperimenti dei ricercatori sulle cavie da laboratorio, Neuralink ha ricevuto il via libera dalla Food and Drug Administration (l’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici) a condurre i primi test su esseri umani.

Il reclutamento dei volontari è cominciato alla fine del 2023, ma Neuralink non si è registrata al database statunitense che riporta le descrizioni dei trials clinici finanziati da agenzie governative e da compagnie private. La sperimentazione avviata è denominata PRIME (acronimo di Precise Robotically Implanted Brain-Computer Interface) e si propone di curare malattie neurodegenerative che al momento non hanno una terapia risolutiva – come la SLA (la sclerosi laterale amiotrofica) o il morbo di Parkinson – e fornire soluzioni a condizioni di cecità, paralisi, autismo, obesità, depressione e schizofrenia. Stando alle previsioni, ci vorranno cinque o sei anni per completare lo studio.

 

Come funziona Telepathy, l’impianto di Neuralink

Telepathy è il nome del primo chip impiantato da Neuralink nel cervello di un essere umano. Si tratta di una BCI, un’interfaccia neurale (dall’inglese Brain-Computer Interface) che “comunica” con il pensiero del paziente per migliorarne la qualità della vita. L’operazione è compiuta da un robot chirurgico che posiziona l’impianto (delle dimensioni di un bottone) nella corteccia motoria, la regione del cervello che controlla i movimenti e da dove partono i segnali nervosi che vanno ai muscoli.

Una volta inserito, il chip intercetta i segnali cerebrali legati all’intenzione del movimento, li registra e li trasmette in modalità wireless a un’applicazione in grado di decodificarli e convertirli. In questo modo, tramite il trasduttore, il paziente tetraplegico con un computer, una tastiera o un cursore potrà esercitare il controllo di un oggetto attraverso un robot che eseguirà il movimento desiderato.

Il chip, rivestito in una capsula biocompatibile e con una batteria che può essere caricata dall’esterno, ospita un migliaio di elettrodi flessibili distribuiti su 64 fili ultrasottili come capelli che amplificano i segnali dei neuroni, li raccolgono e li trasmettono all’esterno. Grazie all’interfaccia neurale, le persone quadriplegiche e con disfunzioni del sistema motorio potranno muovere bracci robotici semplicemente con il pensiero e compiere tutte quelle operazioni che oggi non sono in grado di fare.

L’annuncio di Telepathy è arrivato a due giorni dall’intervento, ma potrebbero passare diversi mesi prima di sapere se il paziente (di cui non si conosce l’identità) sarà in grado di utilizzare con successo l’impianto per controllare il telefono, il computer e, mediante questi, molti altri dispositivi. Dopo la fase di recupero e riabilitazione, l’addestramento all’uso della BCI prevede tempi lunghi, stimati in diverse settimane.

Ci vorrà almeno un mese per assicurarsi che non ci siano effetti collaterali. Ad oggi nessuna delle sperimentazioni di Neuralink, sia sugli animali che sugli esseri umani, è stata pubblicata in articoli su riviste scientifiche, con tutte le informazioni e i dettagli del caso. Dongjin Seo, il co-fondatore della società con Musk, garantisce che Telepathy sarà capace di “restituire l’autonomia a chi soffre di condizioni neurologiche debilitanti e di esigenze mediche insoddisfatte”.

 

Quanto costa Telepathy e a che punto sono i competitor

Il prezzo che Neuralink prevede per un microchip Telepathy è di circa 40.000 dollari. Ma in futuro l’azienda vuole rendere le tariffe più accessibili ad ampie fasce di pubblico. Il costo di produzione per un singolo impianto è stimato in almeno 10.000 dollari. Non è ancora noto come funzionerà e quanto costerà la manutenzione dei chip.

Oltre ad Elon Musk, anche Bill Gates e Jeff Bezos sono interessati allo sviluppo delle BCI: i due miliardari hanno investito 75 milioni di dollari in Synchron, un’azienda australiana di neurotecnologie pioniera nella sperimentazione di interfacce su persone paralizzate. In passato, invece, il centro di ricerca Clinatec del CNRS di Grenoble e l’olandese Onward hanno sperimentato impianti simili, collegati ad un esoscheletro installato sul paziente e al cervello di un tetraplegico per stimolare il suo midollo spinale. Anche BlackRock Neurotech, Paradromics, Precision Neuroscience e Nuro stanno lavorando ad impianti destinati agli esseri umani, con approcci meno invasivi che non richiedono un intervento chirurgico.

In Italia è la cesenate Vibre ad usare le neurotecnologie per monitorare i rischi della stanchezza mentale, dall’analisi dei dati cerebrali di operai e addetti per garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro al rilevamento dei cardiologi interventisti che in Emilia-Romagna eseguono operazioni per diversi turni durante tutto l’arco della giornata. È italiano pure il primo chip per il cervello mai messo a punto, quello che lo scienziato locarnese Luca Berdondini ha realizzato con il suo gruppo di ricerca all’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova.

Berdondini è uno dei fondatori di Corticale, la Neuralink italiana nata come start-up dell’IIT per studiare e curare il cervello. Grazie ad un finanziamento privato di 2 milioni di euro dell’imprenditore Giuseppe Santella, Corticale vuole portare sul mercato SiNAPS (Simultaneous Neural Recording Active Pixel Sensor), una tecnologia che ascolta l’attività bioelettrica dei neuroni e registra il flusso dei dati cerebrali fornendoli alla terapia per la cura delle malattie neurodegenerative.

AUTORE

Picture of Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *