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Nikkei 225: dove può arrivare dopo i nuovi record a 34 anni?

Nell'immagine l'interno del Tokyo Stock Exchange con la campana di inizio contrattazioni

Il Nikkei 225 vola su nuovi record e potrebbe non essere finita. Quali sono i fattori che stanno soffiando nelle vele dell’azionario giapponese? Ne hanno parlato gli analisti di Vontobel Certificati nella loro Newsletter settimanale (Clicca QUI per iscriverti).

 

Nuovi record storici per il Nikkei 225. La scorsa settimana ha rappresentato una pietra miliare per l’indice giapponese, capace di superare i massimi di sempre registrati nel lontano dicembre del 1989. La lunghissima fase di stagnazione economica e borsistica che ha caratterizzato il decennio perduto, anche se sarebbe meglio dire il trentennio perduto, si può ufficialmente dire alle spalle. I top della scorsa settimana sono in realtà il punto d’arrivo di un movimento iniziato dai minimi del marzo 2020, ossia in corrispondenza dello scoppio della pandemia.

Molto del successo del Nikkei passa proprio da questa fase storica. Le politiche monetarie ultra-accomodanti messe in campo dalla Bank of Japan e il ritorno dell’inflazione tanto cercata sono due tasselli del puzzle che ha permesso di arrivare ai record attuali. La debolezza dello yen ha consentito da un lato di importare inflazione, dall’altro ha reso più competitive le aziende del Sol Levante. E maggiori utili delle aziende significano maggior attrattività borsistica per le loro azioni. Da ultimo, il Nikkei è riuscito a trarre giovamento dall’euforia tecnologica che da ormai oltre un anno accompagna il comparto dei chip.

I nuovi massimi storici sono stati toccati proprio nella settimana in cui NVIDIA ha stupito il mondo con i suoi risultati, rilanciando massicci acquisti sulle aziende del comparto. Da inizio anno il Nikkei ha messo a segno una performance vicina ai 20 punti percentuali, più del doppio del Nasdaq. Eppure il cammino dei titoli nipponici potrebbe non essere terminato. Rispetto alla bolla di fine anni ‘80 vi è una grande differenza. A sottolinearlo Nick Nelson, analista azionario globale di Absolute Strategy, il quale evidenzia come all’epoca il rapporto prezzo/utili delle aziende giapponesi era in media di circa 60 mentre ora si attesta a un più ragionevole 16x.

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