OpenAI: ricavi oltre 2 miliardi di dollari, dove potrà arrivare? - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

OpenAI: ricavi oltre 2 miliardi di dollari, dove potrà arrivare?

OpenAI: ricavi oltre 2 miliardi di dollari, dove potrà arrivare?

OpenAI ha raggiunto il traguardo di 2 miliardi di dollari di ricavi annui a dicembre 2023. Secondo quanto riportato dal Financial Times, il tasso di esecuzione annuale – che misura le entrate conseguite nel mese precedente moltiplicate per 12 – è arrivato a tale soglia, facendo dell’azienda americana una delle startup a più rapida crescita della storia. In poche sono riuscite ad arrivare a un fatturato di 1 miliardo di dollari entro un decennio dalla loro fondazione e tra queste si possono citare aziende del calibro di Google e Meta Platforms. L’aspetto più interessante è che, secondo alcune persone vicine alla società, OpenAI è convinta di poter raddoppiare a 4 miliardi di dollari gli introiti entro il 2025.

 

OpenAI: i motivi della crescita dei ricavi

Gli straordinari risultati conseguiti finora dall’azienda sostenuta da Microsoft sono da ascrivere al travolgente successo del suo prodotto di punta di intelligenza artificiale ChatGPT. Da quando il dispositivo è sbarcato sul mercato – novembre 2022 – il business delle aziende tecnologiche (e non solo) non è stato più lo stesso. Molte hanno investito cifre cospicue sulla nuova tecnologia, nella convinzione che ciò avrebbe portato a un grande miglioramento dei ricavi e dei guadagni aziendali. Così in effetti è stato, come si evince dai rapporti trimestrali delle società.

Secondo Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, a novembre dello scorso anno, il 92% delle aziende Fortune 500 utilizzava i prodotti della startup con sede a San Francisco. Contestualmente, il chatbot ChatGPT ha raggiunto la soglia di 100 milioni di utenti settimanali. Il gigante tecnologico Microsoft è il più grande sostenitore di OpenAI, avendovi investito finora 13 miliardi di dollari. Tra le due società è stata siglata una collaborazione granitica, attraverso cui i modelli della startup sono anche alla base dell’assistente AI (Artificial Intelligence) Copilot di Microsoft che viene utilizzato dagli utenti aziendali della suite di software Microsoft 365.

Sotto questo aspetto, l’accordo prevede che OpenAI partecipi agli utili realizzati dal colosso di Redmond attraverso i suoi modelli. In realtà Microsoft non divulga le vendite o i dati degli utenti per Copilot, ma a ottobre dello scorso anno ha dichiarato che circa 18 mila clienti stavano acquistando i prodotti OpenAI mediante la piattaforma Azure. L’ultima valutazione che è stata data di OpenAI è di 86 miliardi di dollari, dopo che ha avuto corso recentemente una vendita di azioni a cui hanno partecipato i dipendenti dell’azienda.

 

Cosa aspettarsi per il futuro?

Il clamore intorno all’intelligenza artificiale rafforza la posizione di OpenAI, che però rimane ancora un’azienda non redditizia. L’amministratore delegato Altman ha affermato che la società deve sostenere enormi costi di costruzione e gestione dei suoi modelli. Tali costi saranno in costante aumento, superando i ricavi, con i modelli che diventeranno sempre più sofisticati. Per questa ragione occorrono ancora decine di miliardi di dollari per farvi fronte, puntualizza Altman. Inoltre, con lo scopo di rendere i modelli efficienti, l’azienda sta valutando la possibilità di fornire maggiormente i produttori di chip, ormai legati a doppio filo all’intelligenza artificiale. “La costruzione di un’infrastruttura di intelligenza artificiale su larga scala e una catena di approvvigionamento resiliente è fondamentale per la competitività economica”, ha scritto Altman su X questa settimana.

Un altro problema per OpenAI potrebbe venire dalla crescita del numero dei concorrenti. I grandi colossi della tecnologia come Alphabet e Meta Platforms hanno speso miliardi per l’AI e hanno iniziato a commercializzare i loro prodotti. Ad esempio, Google ieri ha avviato Gemini, il suo nuovo sistema AI a cui gli utenti possono accedere pagando un abbonamento di 20 dollari al mese. In questo teatro commerciale, anche altre startup competitor di OpenAI recitano la loro parte, tra le quali vanno ricordate Anthropic, Mistral e Cohere.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *