Una notizia rischia di avere un impatto molto significativo sul settore dell’intelligenza artificiale: la startup americana OpenAI starebbe valutando consistenti riduzioni dei prezzi dei prodotti offerti ai clienti. È quanto riportato dal Wall Street Journal, che ha citato fonti a conoscenza della questione. L’azienda potrebbe effettuare importanti tagli sui token, l’unità di misura che le società di AI utilizzano per fatturare i propri prodotti. Alla base della scelta di OpenAI ci sarebbe l’aspettativa di un’analoga mossa da parte di Anthropic, il suo principale rivale. Ciò rischia di scatenare una guerra dei prezzi dagli effetti potenzialmente dirompenti, in un contesto in cui le grandi aziende tecnologiche stanno investendo miliardi di dollari nell’intelligenza artificiale.
In questo articolo:
- OpenAI abbassa i prezzi?
- Quali effetti sul mercato della mossa di OpenAI
- Ma può esserci veramente una guerra dei prezzi?
OpenAI abbassa i prezzi?
Attualmente, il creatore di ChatGPT offre ai propri clienti abbonamenti a vari livelli per accedere ai suoi modelli più avanzati GPT-5.5: 8, 20, 100 o più dollari al mese. Il mese scorso, il chatbot di OpenAI ha raggiunto il traguardo di 1 miliardo di utenti mensili, tre anni e mezzo dopo il suo lancio, avvenuto nel novembre del 2022. Si tratta di un risultato eccezionale, perché ha superato il precedente record detenuto da Google Maps, che aveva raggiunto lo stesso traguardo dopo cinque anni dal lancio. Tutto ciò avviene mentre la società ha depositato in via confidenziale la documentazione per un eventuale debutto in Borsa.
Per fare un paragone, Anthropic applica una tariffa di 17 dollari al mese per l’abbonamento annuale a Claude Pro e di almeno 100 dollari al mese per Claude Max. Anche Anthropic, all’inizio di giugno, ha presentato in via riservata la documentazione per una possibile quotazione. La competizione tra le due aziende si sta quindi estendendo a diversi livelli.
In questa ipotetica guerra commerciale di trincea non bisogna però dimenticare gli altri competitor. Nei giorni scorsi, ad esempio, Google ha annunciato il suo nuovo piano di abbonamento AI, rendendo noto che il prezzo mensile di Google AI Plus passerà da 7,99 a 4,99 dollari. Inoltre, lo spazio di archiviazione verrà raddoppiato, passando da 200 a 400 gigabyte. Il prodotto era stato lanciato a gennaio di quest’anno come l’abbonamento a pagamento per l’intelligenza artificiale più conveniente del mercato statunitense. L’offerta è rivolta agli utenti individuali piuttosto che alle imprese.
Quali effetti sul mercato della mossa di OpenAI
Se la mossa di OpenAI dovesse innescare una reazione a catena sui prezzi, le conseguenze potrebbero essere molto dolorose per le aziende che stanno investendo massicciamente nell’intelligenza artificiale. Gli investitori valutano con attenzione i possibili ritorni economici derivanti dai piani di spesa e un calo dei prezzi non va in questa direzione. Aziende come OpenAI e Anthropic si sono fortemente indebitate proprio nella prospettiva di uno sviluppo straordinario della nuova tecnologia. Tuttavia, il rischio è che, dal punto di vista economico e finanziario, la situazione possa non risultare sostenibile.
In un rapporto di metà anno pubblicato oggi, la società di investimento americana Kkr ha scritto che “il boom della produttività guidato dall’AI è appena iniziato”, definendo il fenomeno in corso “più estremo di qualsiasi altra cosa dall’inizio della seconda rivoluzione industriale del 1870”. Tuttavia, ha precisato che la crescita potrebbe concentrarsi in pochi settori a causa della “competizione strategica”.
Ma può esserci veramente una guerra dei prezzi?
Il settore dell’intelligenza artificiale presenta caratteristiche molto particolari. La tecnologia sta cambiando il mondo e gli utenti guardano prima di tutto alla sua utilità, piuttosto che al prezzo. È quanto sostiene la società di dati e analisi IDC in un report pubblicato quest’anno, secondo cui la narrazione di una guerra dei prezzi nell’AI manca il punto centrale della questione.
“Le aziende non acquistano l’AI perché è economica. Acquistano l’AI per migliorare la produttività, accelerare i processi decisionali, ridurre gli attriti, rafforzare l’esperienza dei clienti, migliorare i risultati aziendali e aumentare il valore economico nel lungo termine”, ha scritto IDC. “La vera competizione non riguarda chi offre l’intelligenza artificiale al costo più basso. Riguarda piuttosto chi è in grado di fornire risultati affidabili e misurabili su larga scala”.









