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Pedagogisti ed educatori socio-pedagogici: istituito l’ordine, quando parte e i requisiti per iscriversi

Una pedagogista al lavoro

L’Italia si allinea agli standard europei ed istituisce ufficialmente l’Ordine dei pedagogisti e degli educatori socio-pedagogici, l’albo professionale di tutti gli specialisti e le specialiste che operano nel settore dei processi educativi e formativi. A sancire la nascita dell’Ordine è la legge n. 55 del 15 aprile 2024, che stabilisce anche i compiti, i requisiti e le competenze per l’esercizio dell’attività. Atteso da tempo dai pedagogisti ed educatori socio-pedagogici italiani, l’albo fornisce una cornice normativa a quelle figure professionali che svolgono un ruolo fondamentale nei presidi e nei servizi socio-assistenziali e socio-sanitari.

 

Il mandato e gli obiettivi dell’Ordine dei pedagogisti

L’Ordine dei pedagogisti e degli educatori socio-pedagogici, privi da sempre di un riconoscimento ordinistico, entra in vigore dall’8 maggio: per esercitare la professione sarà quindi necessario iscriversi all’albo. L’articolo 5 della legge n. 55/2024 chiarisce il mandato di questa misura: strutturato su base regionale e su base provinciale per le province autonome di Trento e di Bolzano, l’Ordine “è un ente pubblico non economico e agisce quale organo sussidiario dello Stato al fine di tutelare gli interessi pubblici, garantiti dall’ordinamento, connessi all’esercizio professionale”.

L’obiettivo della legge che introduce un albo per i pedagogisti e un albo per gli educatori socio-pedagogici è duplice: da un lato, riconoscere la professione, regolamentare e tutelare le figure operanti in campo pedagogico ed educativo; dall’altro, dirimere la diversificazione degli educatori, dividendo le professioni sanitarie dalle professioni sociali e distinguendo le figure del pedagogista e dell’educatore professionale socio-pedagogico dall’educatore socio-sanitario, che appartiene ad una differente area e ha già un Ordine istituito nel 2018, TSRM e PSTRP.

Dotato di autonomia patrimoniale, finanziaria, regolamentare e disciplinare, l’Ordine dei pedagogisti e degli educatori socio-pedagogici è finanziato esclusivamente con i contributi degli iscritti (quindi senza oneri per la finanza pubblica) ed è sottoposto alla vigilanza del Ministero della giustizia. Il compito di provvedere alla formazione degli albi viene affidato ad un commissario, individuato tra i magistrati in servizio e nominato entro l’8 giugno dal presidente del Tribunale dei capoluoghi delle Regioni e delle province autonome.

L’albo ha un suo Consiglio nazionale composto dai presidenti degli ordini regionali e provinciali ed elegge un presidente che ha la rappresentanza dell’Ordine. Il Consiglio svolge diverse funzioni: dall’adozione del regolamento interno all’amministrazione ordinaria e straordinaria e la gestione del patrimonio, fino alla predisposizione e l’aggiornamento del codice deontologico, la cura dell’osservanza delle leggi e delle disposizioni concernenti la professione e la designazione dei rappresentanti negli enti e nelle commissioni nazionali.

 

Quanti professionisti coinvolge

L’esercizio della professione di educatore professionale in Italia, sia nella componente pedagogica che socio-pedagogica, è oggetto di numerose controversie sui numeri: non esiste un dato certo in merito al comparto. Ogni anno dai 42 corsi di laurea in Scienze dell’educazione escono 12.000 laureati. In base a diverse rilevazioni, si calcola che solo gli educatori socio-pedagogici sono circa 250.000 professionisti, ma questa quota potrebbe variare in base alla distribuzione tra servizio pubblico e terzo settore.

Dal 1990 ad oggi, la principale associazione che ha lavorato per l’istituzione dell’Ordine professionale è l’ANPE, l’Associazione nazionale dei pedagogisti italiani. L’associazione scientifico-professionale dei pedagogisti riserva l’iscrizione a laureate e laureati in Pedagogia o Scienze dell’educazione con titolo quadriennale o specialistico e magistrale di II livello in una delle classi di Scienze dell’educazione che svolgono o si accingono a svolgere la professione. I soci aderenti versano una quota di 65 euro, quelli ordinari di 90 euro.

Anche l’APEI, l’Associazione dei pedagogisti educatori italiani, ha sostenuto con forza la necessità dell’istituzione dell’ordine professionale. All’associazione si deve anche l’intervento che permette agli educatori socio-pedagogici, separati dai socio-sanitari, di iscriversi negli elenchi dei consulenti tecnici d’ufficio in tutti i tribunali italiani. La quota associativa per l’APEI è di 20, 30 e 50 euro a seconda dello status di studente o professionista con un reddito fino a o superiore a 8.000 euro annui.

Le altre associazioni che hanno affiancato l’ANPE e l’APEI per la spinta all’Ordine professionale sono l’APP (l’Associazione professioni pedagogiche: la tessera di socio ordinario è da 60 euro), il CONPED (il Coordinamento nazionale pedagogisti ed educatori: associarsi costa 60 euro) e la Feder.Ped., la Federazione nazionale delle associazioni professionali di categoria per pedagogisti ed educatori socio-pedagogici, con iscrizione sempre con quota di adesione.

 

Le conseguenze sul fronte pensionistico

Nonostante il lancio dell’Ordine professionale, al momento non ci sono conferme sull’istituzione di un cassa come accade per medici, psicologi, odontoiatri, farmacisti e professionisti sanitari, ma bisogna fare attenzione a ciò che accadrà nelle fasi attuative della legge. La maggior parte degli educatori socio-pedagogici non sono professionisti con una Partita IVA ma hanno contratti di subordinazione con le pubbliche amministrazioni o con il privato: il loro lavoro è spesso precario e con bassi salari. Viceversa, i pedagogisti con una Partita IVA, non avendo ancora una cassa previdenziale autonoma, devono versare i contributi alla Gestione Separata dell’INPS per i liberi professionisti.

Un apposito decreto del Ministero della giustizia istituirà concretamente l’Ordine: soltanto a quel punto si saprà qualcosa in più su una cassa che potrebbe gestire la previdenza obbligatoria. Negli altri ordini, il compito delle casse di riferimento è riscuotere e gestire i contributi dei lavoratori iscritti. Ad oggi le casse professionali in Italia sono 23: i liberi professionisti iscritti agli albi hanno l’obbligo di iscrizione alla specifica cassa professionale; nel caso delle figure per le quali non esiste una cassa privata, è necessario iscriversi ad una gestione INPS.

 

Cosa occorre per iscriversi e il costo di iscrizione

Nella prima fase di attuazione, ovvero a partire dalla data di nomina del commissario, i requisiti per l’iscrizione all’Ordine sono quattro: essere cittadini italiani o europei; non avere riportato condanne penali passate in giudicato per delitti che comportano l’interdizione dall’esercizio della professione; avere conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione; avere la residenza in Italia o dimostrare di risiedere all’estero se si svolge servizio fuori dal territorio nazionale. Nella fase iniziale di applicazione della legge, saranno iscritti agli albi tutti coloro che sono in possesso del titolo specifico.

In fase transitoria, l’iscrizione all’albo dei pedagogisti è riservata a:

 

  • professori universitari ordinari e associati;
  • coloro che ricoprono o hanno ricoperto nel settore pubblico un posto di ruolo come pedagogisti;
  • laureate e laureati nelle discipline del settore;
  • chi ha operato per almeno tre anni nelle discipline pedagogiche, ottenendo riconoscimenti in questo campo a livello nazionale o internazionale.

 

L’iscrizione all’albo degli educatori professionali socio-pedagogici è invece appannaggio di:

 

  • coloro che sono in possesso dei requisiti per l’esercizio della professione di educatore dei servizi educativi per l’infanzia;
  • laureate e laureati in possesso dei requisiti previsti per l’esercizio della professione di educatore socio-pedagogico;
  • coloro ai quali è riconosciuta la qualifica di educatore professionale socio-pedagogico o di educatore nei servizi educativi;
  • laureati e laureate in Scienze dell’educazione e della formazione (classe di laurea L-19, ex L-18).

 

Nelle premesse, l’iscrizione all’Ordine non rappresenterà un costo a carico di lavoratrici e lavoratori, ma non è ancora noto quale sarà il costo della quota associativa. L’articolo 8 comma 4 della legge n. 55/2024 stabilisce che è il Consiglio nazionale a determinare la misura del contributo annuale che deve essere versato dagli iscritti e gli importi delle tasse per il rilascio dei certificati e dei pareri sulla liquidazione degli onorari. La norma precisa anche che “i contributi e le tasse devono essere contenuti nei limiti necessari per coprire le spese occorrenti per la regolare gestione dell’Ordine”.

 

Quali sono gli altri ordini presenti in Italia

L’Ordine dei pedagogisti e degli educatori socio-pedagogici si aggiunge ai 24 ordini professionali attualmente presenti in Italia, dalla CONAF (il Consiglio nazionale di agronomi e forestali) alla FNOVI, la Federazione nazionale degli ordini veterinari. Ogni Ordine ha un suo codice deontologico, richiede il rispetto di determinati requisiti per l’iscrizione e tiene aggiornato l’elenco degli iscritti nell’apposito albo.

Nelle professioni sanitarie gli ordini attivi sono la FOFI per i farmacisti, la FNOPI per le professioni infermieristiche, la FNOMCeO per i medici chirurghi e gli odontoiatri, la FNOPO per le professioni di ostetrica, il CNOP per gli psicologi e TSRM e PSTRP per i tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione. A questi ordini si affianca il CNOAS, il Consiglio nazionale degli assistenti sociali.

AUTORE

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Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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