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Oro: acquisti netti ai minimi del 2004, ecco perché

Placche di oro da 50g

Quest’anno nel mercato delle materie prime si è registrata la quantità di acquisti netti di oro più bassa dal 2004. Secondo i dati pubblicati dal World Gold Council, gli acquisti di oro fisico sono ammontati a 350 tonnellate, ma vi è stata una vendita degli ETF per 227 tonnellate. La conseguenza è stata che le quotazioni del metallo giallo sono scese nel 2022 di circa il 10%. Se si guarda a tutto quello che è successo in questo periodo la situazione è un po’ anomala. L’oro è il bene rifugio per antonomasia, in quanto conserva il suo valore anche nelle situazioni più avverse. E di venti contrari ve ne sono stati parecchi. A partire dalla guerra Russia-Ucraina, sfociata in una grave crisi energetica e che ha determinato una grande incertezza nei mercati. Inoltre, l’aumento dei tassi d’interesse delle Banche centrali per combattere un’inflazione galoppante scaturita dal rally delle materie prime ha creato le condizioni per l’arrivo di una recessione globale.

Le turbolenze che si sono create avrebbero dovuto favorire la corsa all’oro. Così come l’inflazione, da cui tradizionalmente il metallo prezioso protegge conservando il suo valore intrinseco. Non è avvenuto nulla di tutto questo. Perché? La ragione principale è da attribuirsi al rialzo dei rendimenti derivanti proprio dalla politica restrittiva sui tassi da parte delle Banche centrali, in primis della Federal Reserve. Le mosse della Fed, infatti, hanno fatto salire il rendimento dei titoli di Stato USA e del dollaro americano, che a loro volta sono beni rifugio. La differenza rispetto all’oro è che questi assets sono redditizi. Quindi, per quale motivo gli investitori devono rifugiarsi in un’attività che non produce reddito e non in altre che invece hanno una resa per giunta aumentata? L’influenza del dollaro USA nel calo delle quotazioni dell’oro si è fatta sentire anche da un altro punto di vista, ovverosia dalla sua forza. Quest’anno il biglietto verde ha guadagnato oltre il 15% nei confronti delle principali valute. Ciò significa che un investitore non americano dovrà spendere di più per acquistare oro, essendo che il metallo è denominato in dollari. Giocoforza, la domanda si è ridotta.

 

Oro: la corsa delle Banche centrali

Le Banche centrali nel terzo trimestre hanno più che raddoppiato le riserve di oro rispetto al secondo trimestre, passando da 180 a quasi 400 tonnellate. I dati forniti dagli istituti monetari non sono però molto chiari, anche perché non tutti dichiarano i loro movimenti. Si presume che un ruolo importante sia stato esercitato da parte della Banca di Russia per sostenere il rublo, dopo che aveva dichiarato l’aggancio temporaneo della valuta all’oro per evitare crolli a seguito delle sanzioni occidentali.

Con il dollaro in rafforzamento e con una quantità liberata di afflussi derivanti dalle esportazioni di gas e petrolio, c’è da chiedersi dove questo denaro vada a confluire. È possibile che le piste conducano in Asia, soprattutto in Cina, dove il sistema finanziario dollaro-centrico è visto con maggiore scetticismo. In questo contesto, l’oro risulta essere sempre un asset sicuro, a cui far riferimento. La People’s Bank of China mostra in questo una certa opacità nella diffusione dei dati, ma molto fa pensare che si sia resa protagonista di grandi acquisti del metallo giallo in questi ultimi mesi.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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