L’oro protegge dall’inflazione? Non sempre, ecco perché

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Ogni volta che i prezzi iniziano a salire e si parla di inflazione, molti risparmiatori si sentono vulnerabili: il denaro in banca sembra perdere valore mese dopo mese, mentre ciò che si compra costa sempre di più. È naturale, quindi, che torni la domanda: “E se investissi in oro per proteggermi dall’inflazione?” L’oro ha la fama del “bene rifugio”, ma spesso questa idea è un po’ semplificata. In realtà, il rapporto tra oro e inflazione è più interessante e sfumato di quanto sembri. In questo articolo:

 

  • Perché si pensa che l’oro protegga dall’inflazione
  • L’oro non protegge dall’inflazione nel breve periodo
  • Il vero ruolo dell’oro: proteggere dal rischio di inflazione a lungo termine
  • Tassi reali: ecco il vero indicatore da guardare
  • Quanto oro serve per proteggersi dall’inflazione?
  • Oro fisico o oro finanziario?

 

Perché si pensa che l’oro protegga dall’inflazione

L’oro è percepito come un bene che non si deteriora, non può essere stampato come la moneta e la cui quantità è limitata. È questo, in fondo, il motivo per cui da secoli viene considerato una forma di ricchezza tangibile. Quando i prezzi salgono e la moneta perde potere d’acquisto, l’oro tende a essere visto come una sorta di àncora: un bene reale che mantiene valore nel tempo, indipendentemente dalle scelte economiche o politiche.

Storicamente, guardando periodi molto lunghi, l’oro ha effettivamente preservato il potere d’acquisto. Per esempio, ciò che con una certa quantità d’oro si poteva comprare negli anni ’50 è più o meno equivalente a ciò che si può comprare oggi con la stessa quantità di metallo. Sul lungo termine, dunque, l’oro ha funzionato come un preservatore di valore. Ma quando si entra nel dettaglio delle singole fasi di mercato, la storia si complica.

 

L’oro non protegge dall’inflazione nel breve periodo

È fondamentale chiarire una cosa: nel breve periodo l’oro non segue l’inflazione in modo automatico. Anzi, ci sono anni in cui l’inflazione sale ma l’oro scende e viceversa. Per esempio, in alcuni periodi degli anni ’80 o del 2013-2015, l’oro è sceso anche in presenza di inflazione o quando le Banche centrali erano impegnate in politiche monetarie accomodanti. Questo perché il prezzo dell’oro non risponde solo all’inflazione, ma a un mix complesso di fattori, quali:

 

  • tassi di interesse reali;
  • forza o debolezza del dollaro;
  • aspettative dei mercati;
  • crisi geopolitiche;
  • flussi degli investitori istituzionali;
  • ruolo delle Banche centrali.

 

Ecco perché, sul breve, l’oro può essere molto volatile e non sempre si comporta come scudo anti-inflazione. In termini pratici, se l’inflazione sale da un mese all’altro, non ci piò aspettare che l’oro salga automaticamente per difendere i propri soldi.

 

Il vero ruolo dell’oro: proteggere dal rischio di inflazione a lungo termine

Se l’oro non è un antidoto immediato all’inflazione, allora a cosa serve? Serve a proteggere dal rischio di inflazione forte e duratura, quella che erode davvero il valore della moneta per anni. Quando c’è un costo della vita “normale”, come il 2–3%, il prezzo del metallo prezioso può anche restare fermo o oscillare senza una direzione chiara. Ma quando i mercati iniziano a temere un’inflazione persistente o fuori controllo – come negli anni ’70, a seguito di due violenti shock petroliferi – l’oro tende a brillare. Storicamente:

 

  • nelle fasi di inflazione moderata → oro spesso neutro
  • nelle fasi di inflazione alta e inattesa → oro spesso in forte crescita

 

In sostanza, quando le persone iniziano a dubitare della stabilità della moneta, si rifugiano in beni reali, e l’oro è il più accessibile e riconosciuto a livello globale.

 

Tassi reali: ecco il vero indicatore da guardare

Molti pensano che sia l’inflazione a muovere l’oro. In realtà sono i tassi di interesse reali, cioè tassi nominali al netto dell’inflazione. Quando i tassi reali sono negativi, l’oro tende a salire. Perché? Il motivo è che detenere liquidità o obbligazioni non conviene, visto che “rende meno dell’inflazione”. Quindi l’investitore cerca alternative: tra queste, l’oro. Quando invece i tassi reali sono positivi, il metallo soffre. La ragione è che esso è un asset non redditizio (non produce dividendi o cedole) e quindi gli investitori preferiscono acquistare magari titoli di Stato, che sono sicuri, ottenendo un ritorno garantito dal capitale. In sintesi, l’oro non sale quando c’è inflazione, ma quando la liquidità perde valore. Non è la stessa cosa.

 

Quanto oro serve per proteggersi dall’inflazione?

Non serve riempire la casa di lingotti per proteggersi dal carovita. Gli esperti suggeriscono in genere di mantenere una quota di oro tra il 5% e il 10% del patrimonio finanziario. Questa percentuale aiuta a proteggere dalla perdita di potere d’acquisto nel lungo periodo, riduce la volatilità complessiva del portafoglio, offre una “copertura” nei momenti di crisi o incertezza politica, ed evita il rischio di sovraesporsi a un asset che non produce reddito. In pratica, l’oro funziona meglio quando è parte di una strategia equilibrata, non quando è l’unico investimento.

 

Oro fisico o oro finanziario?

Sia l’oro fisico che l’oro finanziario possono funzionare per proteggersi dall’inflazione, ma con alcune differenze che è bene tenere presenti. L’oro fisico protegge nel lunghissimo periodo, ma ha costi di custodia e spread più alti. Gli Etc (Exchange Traded Commodity) sull’oro sono più pratici ed economici, ma hanno un Ter (Total Expense Ratio) che, nel tempo, erode leggermente il valore. La scelta dipende dalla propria situazione e dal livello di sicurezza o praticità che si cerca.

 

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Redazione

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