Oro: per UBS le quotazioni arriveranno a 1.500 dollari l’oncia - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

Oro: per UBS le quotazioni arriveranno a 1.500 dollari l’oncia

Oro: per UBS le quotazioni arriveranno a 1.500 dollari l’oncia

L’oro continua a perdere posizioni nel mercato delle materie prime, avendo rotto da qualche giorno la soglia psicologica di 1.700 dollari l’oncia. Ora le quotazioni sono arrivate intorno a 1.670 dollari, portando a circa l’8% il calo dall’inizio dell’anno. Eppure, nei primi mesi di questo 2022, appena dopo lo scoppio della guerra Russia-Ucraina, gli investitori si erano rifugiati nel metallo giallo per cercare riparo dalla grande incertezza che stava investendo i mercati e l’economia globale. A marzo, infatti, le quotazioni erano salite fino a 2.078 dollari, a un passo dal record storico di 2.089 dollari di agosto 2020.

Marzo, però, è stato anche il mese in cui la Federal Reserve ha cominciato ad alzare i tassi d’interesse e per l’oro è stata notte fonda. L’aumento del costo del denaro ha rivalutato il rendimento di attività prive di rischio come i Treasury Bond, che si sono scrollati di dosso anni di resa prossima allo zero. A quel punto, in un periodo in cui vi è stata grande turbolenza nei mercati, gli investitori hanno preferito rifugiarsi in un’attività sicura come i titoli di Stato USA ma redditizi, piuttosto che in un altro bene rifugio come l’oro ma che non produce cedole o dividendi periodici.

Nel frattempo, vi è stato un altro vento contrario che ha giocato un ruolo determinante per le vendite sul metallo prezioso, ossia la grande forza del dollaro USA. Questo ha allontanato gli investitori, soprattutto quelli non americani, che hanno trovato più costoso acquistare oro, essendo quest’ultimo espresso proprio in dollari.

 

Oro: per UBS meglio non investire

La Fed continuerà ancora a lungo ad aumentare i tassi d’interesse; quindi, è possibile vedere ancora molta pressione sull’oro nei prossimi mesi. Gli analisti di UBS scommettono per una discesa delle quotazioni fino a 1.500 dollari l’oncia, sebbene l’obiettivo di prezzo entro fine anno della banca d’affari svizzera rimanga a 1.600 dollari.

L’istituto bancario fa un parallelo con quanto successe nel 2013, quando la Fed allora guidata da Ben Bernanke interruppe il quantitative easing innescando una serie di vendite nei confronti del metallo prezioso che fece precipitare le quotazioni del 20% in meno di due mesi. Tuttavia, per UBS la situazione oggi è un po’ diversa e, a differenza di quanto successe nel 2013, i mercati stavolta non sono stati colti alla sprovvista, il dollaro non era forte come oggi e l’inflazione non rappresentava la principale minaccia da estirpare.

Di quanto si abbasserà il prezzo dell’oro, per gli esperti dell’istituto di credito elevetico, dipenderà dalle dinamiche dei prezzi e del mercato del lavoro americano. In definitiva, UBS sconsiglia per ora gli investitori di prendere posizione sulla materia prima, almeno fino a quando non sarà chiaro quale sia il percorso della politica monetaria della Fed. La conferenza stampa di questa sera di Jerome Powell potrebbe dare la risposta a molteplici dubbi.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *