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PAC Bitcoin: come funziona e come crearne uno per investire sulla criptovaluta

Le criptovalute di ogni tipo sono il trend del momento, ma Bitcoin resta sempre la regina, la crypto più capitalizzata al mondo. Il mercato ormai si è ingrandito e investire in quest’asset digitale può generare grandi profitti o perdite tremende. Una delle strategie più interessanti e con maggiori risultati, usata in particolare dagli operatori del risparmio gestito per “sterilizzare” gli investimenti, è il PAC Bitcoin, ovvero il piano di accumulo del capitale applicato al papà delle valute virtuali. Ma come funziona di preciso, quali sono vantaggi e svantaggi e soprattutto conviene?

 

PAC Bitcoin: cos’è e come funziona

Il PAC Bitcoin non è nient’altro che un investimento costante dei propri risparmi che prevede l’acquisto periodico di BTC per far crescere il capitale in maniera graduale nel corso del tempo. Il vantaggio principale del PAC è che investendo piccole somme nel lungo termine, si intercetta una media dei prezzi della crypto, aumentando la probabilità di ottenere un rendimento più elevato. Operando in questo modo, si abbatte il rischio della forte volatilità del Bitcoin, in particolare gli andamenti al rialzo e al ribasso, i picchi e i tonfi della criptovaluta che resta un prodotto ad alto rischio.

La durata di un PAC è a discrezione dell’investitore. Nella fase iniziale, prima di iniziare ad operare, occorre stabilire una strategia preliminare con la quale suddividere il capitale da investire in più frazioni sulla base del periodo scelto: la quota può essere mensile, trimestre oppure semestrale, da 50 euro a salire. È consigliabile pure elaborare un piano di uscita preventivo (se l’entrata nel mercato si dovesse rivelare problematica) oppure una strategia buy and hold se si vuole ragionare a lungo termine.

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Un PAC in Bitcoin: tradizionale o moderno?

Un PAC tradizionale può essere un piano di investimento in ETF (Exchange-Traded Fund, ovvero fondo scambiato in Borsa) o altri tipi di fondi d’investimento su Bitcoin. In questo caso, l’ETF è un vero e proprio fondo gestito ancorato all’andamento del BTC: non si acquistano fisicamente Bitcoin, ma copie di indici che replicano il valore del BTC. ETF quotati all’interno delle Borse mondiali sono – soltanto per citarne alcuni – Purpose Bitcoin ETF (BTCC-B.TO), The Valkyrie Bitcoin Strategy ETF (BTF) e ProShares Bitcoin Strategy ETF (BITO).

Un PAC moderno prevede invece la funzione automatica di acquisto. Un esempio: si decide di investire 1.200 euro. Fissato il capitale, si procede con l’investimento ogni mese, suddiviso in 12 quote mensili da 100 euro. Dopo aver cominciato con l’acquisto di un determinato numero di Bitcoin per il valore di 100 euro, passato il primo mese il sistema investe automaticamente la seconda quota, acquistando un numero diverso di BTC sempre per 100 euro.

Arrivato al dodicesimo mese, l’investimento di 1.200 euro in Bitcoin è chiuso ed è possibile osservare una stima dell’andamento del piano oppure effettuare delle modifiche se ritenute necessarie. La differenza tra l’investimento in un’unica soluzione e il PAC è proprio questa: l’acquisto si diversifica e avviene a prezzi differenti, riducendo (ma non annullando) l’elevata volatilità delle criptovalute possedute.

 

Gli exchange che offrono PAC Bitcoin

Esistono numerosi exchange professionali che offrono soluzioni simili. Ormai i PAC si possono gestire in automatico su piattaforme diffuse e sempre più utilizzate come Coinbase, Binance, The Rock Trading, Conio e Bitpanda, per citare le più famose.

Nei loro ecosistemi Coinbase e Binance offrono specifici PAC Protocol per ciascuna criptovaluta. All’interno di The Rock Trading Exchange è possibile impostare un PAC ricorrente su Bitcoin, così come su Conio si può impostare un piano di accumulo di Bitcoin. Il primo exchange a strutturare un PAC Bitcoin è stato Bitpanda con il piano di risparmio Bitpanda Savings, senza alcuna commissione.

 

PAC Bitcoin: conviene?

Una strategia di investimento come il PAC richiede comunque lo studio del mercato e l’essere dotati di forti capacità decisionali per creare un piano strategico preliminare all’agire. Se è vero che il prezzo del BTC continua a oscillare al rialzo e al ribasso, il piano di accumulo del capitale permette di bypassare la volatilità insita nella criptovaluta. Quindi il PAC Bitcoin conviene, specie quando i mercati hanno forti sbalzi e turbolenze, ma a patto di investire solo ciò che si è disposti a perdere e di essere consapevoli che per ridurre il margine di rischio, sarà il sistema automatico del piano di accumulo del capitale a prendere le decisioni.

Ci sono alcuni esempi storici significativi, da prendere ovviamente con le pinze, che sono appannaggio di questa strategia di investimento automatica e ricorrente. Gli holder early adopter che hanno iniziato i loro PAC con 80 euro al mese tra il 2011 e il 2013, oggi hanno trasformato i loro investimenti da 1.920 euro in 10 milioni. Non male nemmeno un PAC di 3.000 euro spalmati tra il 2015 e il 2017: un investitore “inseguitore” di quel tipo nel 2021 (l’anno del Bitcoin: +59,8%) si è ritrovato in portafoglio 230.000 euro, una performance di 75 volte in 5 anni.

Naturalmente i PAC Bitcoin non garantiscono sempre un investimento di successo, in particolare se il mercato vive un buon andamento con un trend rialzista. Uno strumento utile in tal senso è DCABTC: Dollar Cost Averaging Bitcoin calcola un piano di accumulo del capitale ideale partendo dall’importo che si desidera investire, l’orizzonte temporale, gli intervalli di tempo e la comparazione con altri asset. Questa simulazione consente di farsi un’idea dell’andamento di strategie diverse nel corso del tempo.

AUTORE

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Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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