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Panetta, Bankitalia: in Italia problema strutturale di crescita

Una fase dell'apertura dei lavori al Convegno di Iccrea Banca a Roma

Il governatore di Banca d’Italia, Fabio Panetta (nella foto) è stato l’ospite d’onore oggi al Convegno per i 60 anni di Iccrea Banca. Nella sua prima uscita pubblica da quando ha assunto la carica, lo scorso primo novembre, Panetta ha toccato temi importanti per il mondo bancario, il cui ruolo “è particolarmente rilevante nella fase attuale, caratterizzata da un elevato grado di incertezza e cambiamenti tecnologici, climatici e geopolitici che stanno influenzando l’attività produttiva e il commercio a livello mondiale”.

 

Il vantaggio delle BCC

Il governatore della Banca d'Italia, Fabio PanettaIl primo pensiero del governatore di Banca d’Italia è andato ovviamente alle Banche di credito cooperativo (BCC). Secondo Panetta le BCC hanno un vantaggio competitivo fondamentale per la loro vicinanza con le imprese di minori dimensioni, il fulcro dell’industria italiana. “Gli stretti rapporti con la clientela e la conoscenza dell’economia locale conferiscono alle banche di credito cooperativo un vantaggio competitivo dal finanziamento delle imprese di minori dimensioni. La riforma che ha istituito i gruppi cooperativi non ha intaccato questo vantaggio: attualmente le BCC erogano un quinto dei crediti alle piccole imprese, a fronte di una quota sul credito complessivo di gran lunga inferiore” ha dichiarato Panetta.

Successivamente il governatore ha voluto sottolineare la soddisfacente “condizione reddituale e patrimoniale” del sistema bancario italiano, con un calo continuo dei crediti deteriorati dal picco del 2015. Ha però avvertito che lo scenario economico è in deterioramento e potrebbe verificarsi un’inversione della tendenza. “Occorre operare fin da ora – è stato l’invito di Panetta – per mitigare questi rischi, adeguando tempestivamente le rettifiche di valore all’evoluzione della qualità del credito”.

 

Condizioni restrittive per il tempo necessario

Tra le ragioni del rallentamento economico c’è sicuramente la politica restrittiva adottata dalla Banca centrale europea. Con riferimento ai tassi di interesse Fabio Panetta non si è discostato da quello che e il mantra ripetuto dai banchieri centrali, ovvero che “le condizioni monetarie dovranno rimanere restrittive per il tempo necessario a consolidare la disinflazione. La durata di questa fase dipenderà dalle variabili macroeconomiche”.

In ogni caso, il governatore di Bankitalia ha confermato che “in base alle proiezioni diffuse dalla BCE in settembre e ai dati divenuti successivamente disponibili, l’attuale livello dei tassi di interesse sarebbe sufficiente a riportare l’inflazione in linea con l’obiettivo del 2% nel medio termine”.

Secondo Panetta la trasmissione degli impulsi monetari alle condizioni di finanziamento si sta rivelando più forte di quanto previsto e produrrà effetti anche nel prossimo futuro. All’innalzamento dei tassi di interesse, inoltre, si aggiunge la riduzione del bilancio della BCE, su cui l’invito è a “procedere con cautela” in quanto una brusca contrazione “avrebbe effetti restrittivi sull’economia che non sarebbero giustificati dalle prospettive di inflazione”.

 

Panetta: da dove arriva il problema strutturale di crescita dell’Italia

L’attenzione del governatore di Banca d’Italia è stata rivolta anche allo stato dell’economia italiana, in una fase di ristagno, con una crescita che nel 2024, secondo le previsioni di ottobre, dovrebbe attestarsi al di sotto dell’1%. “La priorità è evitare il rischio di tornare agli insoddisfacenti tassi di crescita degli ultimi due decenni facendo leva sui segni di vitalità economica emersi sinora”.

Come gli investimenti, cresciuti di oltre il 20% dalla fine del 2019. “La ripresa degli investimenti – ha proseguito Panetta – è un segno di fiducia sulle prospettive della nostra economia che va sostenuto e rafforzato indirizzando le risorse verso progetti in grado di innalzare il potenziale di sviluppo”.

Secondo Panetta l’Italia “soffre da due decenni della stagnazione della produttività del lavoro, andamento spiegato principalmente dalla deludente dinamica della produttività totale dei fattori, ossia i guadagni di efficienza derivanti dalle nuove tecnologie, dai miglioramenti organizzativi, dall’innovazione di prodotto e dall’espansione delle imprese più efficienti”.

Sono queste quelle che devono aumentare in numero, per favorire la diffusione della tecnologia anche da altre imprese. Un obiettivo ambizioso che “oltre agli investimenti richiede la valorizzazione delle risorse umane. Su questi obiettivi occorre concentrare con perseveranza, le politiche pubbliche e l’impegno dell’intero sistema produttivo e finanziario” ha concluso.

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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