La pensione a 68 anni non è più soltanto un’ipotesi teorica, ma una prospettiva concreta che riguarda milioni di lavoratori italiani. L’età per accedere alla pensione di vecchiaia è oggi fissata a 67 anni, ma le regole legate all’aspettativa di vita porteranno progressivamente a un innalzamento dei requisiti. La legge Fornero prevede infatti un adeguamento automatico ogni due anni sulla base dei dati Istat e ciò rende inevitabile l’avvicinamento alla soglia dei 68 anni.
Chi andrà davvero in pensione a 68 anni? Da quando scatterà questo aumento? Quali generazioni saranno coinvolte e quali margini ha il governo per intervenire?
In questo articolo:
- Pensione di vecchiaia oggi: i 67 anni come soglia di riferimento
- Pensione 68 anni: quando si arriverà al nuovo limite
- Chi sarà coinvolto dall’aumento a 68 anni
- Le possibili mosse del governo e i margini di intervento
- Come prepararsi
Pensione di vecchiaia oggi: i 67 anni come soglia di riferimento
Oggi il diritto alla pensione di vecchiaia ordinaria, alla contributiva e perfino all’assegno sociale è fissato a 67 anni. È una soglia diventata ormai simbolica, perché segna l’uscita dal lavoro per chi ha maturato almeno 20 anni di contributi.
L’ultima modifica risale al 2019, quando si è passati da 66 anni e 7 mesi a 67 anni. Da allora, l’età pensionabile non è stata ritoccata. A incidere è stato il calo della speranza di vita legato alla pandemia che ha temporaneamente congelato l’automatismo previsto dalla normativa. Tuttavia, il quadro è rapidamente mutato: il recupero dei mesi persi e il nuovo incremento della longevità hanno riattivato il meccanismo. Ecco perché dal 2027 è previsto un primo scatto a 67 anni e 3 mesi. Non si tratta ancora dei 68 anni, ma è il primo passo verso quella soglia.
Pensione 68 anni: quando si arriverà al nuovo limite
La domanda più frequente riguarda il calendario. L’adeguamento del 2027 porterà l’età pensionabile a 67 anni e 3 mesi, salvo interventi politici. Se il governo dovesse riuscire a reperire le risorse necessarie, l’aumento potrebbe slittare al 2029. Ma, anche in caso di rinvio, la tendenza resta chiara: il requisito anagrafico continuerà a crescere.
Secondo le proiezioni attuali, il percorso sarà graduale. Nel 2027 l’età pensionabile salirebbe a 67 anni e 3 mesi. Nel 2029 arriverebbe a 67 anni e 5 mesi. Due anni dopo, nel 2031, si passerebbe a 67 anni e 7 mesi. Nel 2033 il requisito diventerebbe 67 anni e 9 mesi. Nel 2035 si toccherebbero i 67 anni e 11 mesi. Infine, nel 2037, la soglia supererebbe i 68 anni, con un requisito fissato a 68 anni e 1 mese.
Il superamento effettivo dei 68 anni avverrebbe quindi nel 2037. In quel momento ad affrontare il nuovo requisito sarebbero i lavoratori nati nel 1970. Va sottolineato, però, che un ulteriore aumento della speranza di vita potrebbe accelerare i tempi, portando alla soglia dei 68 anni prima del previsto.
Chi sarà coinvolto dall’aumento a 68 anni della pensione
Non tutti i lavoratori saranno interessati in modo diretto e immediato. Chi ha maturato i requisiti prima degli scatti potrà comunque accedere alla pensione con le regole vigenti in quel momento. Per i più giovani, invece, la prospettiva dei 68 anni diventa una certezza con cui fare i conti.
Le generazioni più vicine al 1970 sono quelle che vedranno per prime l’applicazione della nuova età pensionabile. Si tratta di una fascia di popolazione che oggi è nel pieno dell’attività lavorativa, ma che dovrà pianificare la propria uscita con maggiore attenzione. Parallelamente, chi è nato negli anni Ottanta e Novanta rischia di affrontare ulteriori incrementi, se la speranza di vita continuerà a crescere.
Un altro punto da considerare riguarda l’assegno sociale. Anche in questo caso il requisito anagrafico è agganciato alla stessa soglia della pensione di vecchiaia. Di conseguenza, i 68 anni varranno non solo per i lavoratori, ma anche per chi accede a questa prestazione di sostegno.
Le possibili mosse del governo e i margini di intervento
La politica resta un attore decisivo. Il governo ha già manifestato l’intenzione di cercare risorse per congelare l’aumento del 2027. Se l’operazione dovesse riuscire, lo scatto verrebbe rimandato al 2029. Ma questo non eliminerebbe il problema, perché i mesi risparmiati oggi potrebbero essere recuperati nei bienni successivi.
La legge Fornero, infatti, impone un meccanismo rigido: ogni due anni l’età pensionabile viene aggiornata sulla base della speranza di vita rilevata dall’ISTAT. Interrompere o bloccare il processo richiede interventi legislativi specifici e soprattutto coperture finanziarie. Per questo il tema resta al centro del dibattito politico e sindacale, con richieste di maggiore flessibilità in uscita e ipotesi di strumenti ponte, come la Quota 103 o l’Ape sociale.
Come prepararsi
Guardando ai prossimi decenni, la prospettiva della pensione a 68 anni appare sempre più concreta. Pianificare in anticipo diventa quindi fondamentale. Non si tratta soltanto di considerare l’età, ma anche i requisiti contributivi, le alternative di anticipo e le misure integrative, come la previdenza complementare. Chi oggi ha 40 o 50 anni dovrà mettere in conto un percorso più lungo nel mondo del lavoro, mentre per i più giovani la soglia dei 68 anni rappresenta soltanto una tappa intermedia, destinata con ogni probabilità ad alzarsi ancora.









