Pensioni 2026: quando conviene il riscatto laurea per uscire prima dal lavoro

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Il 2026 si apre con un nuovo scenario previdenziale che spinge molti lavoratori a rivalutare il riscatto laurea come strumento per avvicinare l’uscita dal lavoro e dunque le pensioni. Le restrizioni sulle forme di pensionamento anticipato, unite all’incertezza sui futuri requisiti contributivi, stanno riportando l’attenzione su un’opzione che negli ultimi anni aveva perso slancio. L’aumento delle domande registrato dall’Inps racconta un cambiamento evidente: sempre più persone, soprattutto nel settore pubblico, stanno cercando di trasformare gli anni universitari in contributi utili per raggiungere prima la pensione.

Il tema diventa ancora più rilevante in un contesto in cui Quota 103 è stata ridimensionata, Opzione Donna è ormai residuale e gli scivoli previdenziali sono sempre più selettivi. Da qui nascono alcune domande inevitabili: perché il riscatto laurea sta tornando così richiesto? Quali sono le novità del 2026? Scopriamolo insieme.

 

In questo articolo:

 

  • Pensioni e riscatto laurea 2026: cosa sta cambiando e perché le domande sono esplose
  • Perché il riscatto laurea torna centrale nelle strategie delle pensioni
  • A chi conviene davvero il riscatto laurea nel 2026

 

Pensioni e riscatto laurea 2026: cosa sta cambiando e perché le domande sono esplose

Il riscatto laurea ha vissuto negli ultimi anni un andamento altalenante. Dopo il boom del 2019, favorito dall’introduzione del riscatto agevolato a costo fisso, le richieste erano progressivamente diminuite. L’inflazione aveva infatti reso più oneroso il riscatto light, che resta comunque più conveniente rispetto a quello ordinario basato sul reddito. Dal 2020 al 2024 il costo è cresciuto di oltre il 17%, con aumenti che per una laurea triennale hanno superato i 3.000 euro e che, aggiungendo la magistrale, arrivano a oltre 4.500 euro.

Il 2025 ha però segnato un’inversione di tendenza per le pensioni. Le domande sono aumentate di circa il 50% rispetto all’anno precedente, con un’impennata particolarmente forte tra i dipendenti pubblici. La ragione è semplice: con la progressiva riduzione degli strumenti di pensionamento anticipato, il riscatto laurea è tornato a essere una delle poche leve concrete per avvicinare i 42 anni di contributi necessari per lasciare il lavoro prima dei 67 anni previsti dalla pensione di vecchiaia.

L’Inps ha contribuito a questo ritorno di interesse con una campagna informativa rivolta ai giovani, integrando nell’app e nei servizi digitali una sezione dedicata agli under 35. Molti neo‑laureati hanno iniziato a valutare il riscatto come investimento previdenziale, soprattutto alla luce delle proiezioni che indicano per le nuove generazioni un’età pensionabile potenzialmente superiore ai 70 anni.

Il fenomeno riguarda anche chi lavora all’estero. Il riscatto agevolato può essere richiesto anche da chi è inserito in un sistema previdenziale straniero, purché il periodo di studio sia riconosciuto come riscattabile. Inoltre, per chi ha contributi versati prima del 1996, anche il riscatto di periodi brevi può risultare utile per rientrare nelle regole del sistema misto o superare limiti legati al massimale contributivo.

 

Perché il riscatto laurea torna centrale nelle strategie delle pensioni

Il boom delle richieste non è casuale. Da un lato pesa la stretta sulle pensioni anticipate, dall’altro la crescente consapevolezza che i requisiti contributivi futuri potrebbero diventare ancora più rigidi. Molti lavoratori tra i 30 e i 55 anni stanno iniziando a fare i conti con una prospettiva di pensionamento sempre più lontana. In questo scenario, riscattare gli anni universitari appare come una delle poche soluzioni per recuperare tempo.

Il riscatto permette infatti di trasformare anni non lavorati in contributi utili sia per il diritto alla pensione sia per il calcolo dell’assegno. Per chi rientra nel sistema contributivo puro, il riscatto agevolato consente di aggiungere anni a un costo fisso, indipendente dal reddito. Per chi invece ha contributi precedenti al 1996, il riscatto può essere determinante per accedere a regole più favorevoli del sistema misto.

Il tema riguarda anche le donne, che in Italia hanno una durata media lavorativa più bassa rispetto alla media europea. Interruzioni di carriera, salari più bassi e carenza di servizi di supporto rendono più difficile raggiungere i requisiti contributivi. Il riscatto laurea può quindi diventare uno strumento per recuperare anni e ridurre il divario.

Il costo resta elevato, soprattutto dopo gli adeguamenti legati all’inflazione. Nel 2026 riscattare un anno di laurea con l’opzione agevolata costerà oltre 6.200 euro. Nonostante ciò, molti lavoratori sono disposti a sostenere la spesa pur di anticipare l’uscita dal lavoro, soprattutto in assenza di alternative praticabili.

 

A chi conviene davvero il riscatto laurea nel 2026

Il riscatto laurea non è una scelta universale. Conviene soprattutto a chi ha una carriera stabile, un reddito medio‑alto e un orizzonte previdenziale che rischia di allungarsi oltre i limiti attuali. È particolarmente utile per chi punta alla pensione anticipata ordinaria, che richiede oltre 42 anni di contributi, e per chi rientra nel sistema contributivo e vuole aumentare il montante.

Conviene anche ai giovani che iniziano a lavorare tardi, ai dipendenti pubblici che hanno visto ridursi le possibilità di uscita anticipata e a chi ha contributi versati prima del 1996 e vuole rientrare nelle regole del sistema misto. Per chi lavora all’estero, il riscatto può essere un modo per mantenere un legame contributivo con il sistema italiano.

Non è invece sempre conveniente per chi ha carriere discontinue, redditi bassi o prospettive di pensionamento già vicine. In questi casi, il costo potrebbe non essere compensato dal beneficio previdenziale

Immagine di Achiropita Cicala

Achiropita Cicala

Giornalista e Seo Copywriter dal 2021. Laureata in Economia Applicata, ha consolidato le conoscenze in materia presso vari studi commerciali, per poi dedicarsi al giornalismo web. Ha lavorato in diverse testate editoriali online (Blastingnews.com, Trend-online.com, Money.it, Ftaonline.com, etc.), occupandosi della redazione di articoli e notizie a carattere economico (finanza personale, mercati, risparmio, pensioni, fisco e tasse, lavoro, previdenza sociale, diritto).

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