Pensioni 2026, quanto aumentano con la nuova perequazione e chi resta fuori

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Il passaggio al 2026 porta con sé un nuovo aggiornamento degli importi pensionistici, frutto della perequazione fissata dal Ministero dell’Economia e dal Ministero del Lavoro con il decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 28 novembre 2025. Dal 1° gennaio entra infatti in vigore la rivalutazione dell’1,4%, un valore provvisorio che tiene conto di un’inflazione più moderata rispetto agli ultimi due anni, ma comunque significativa per chi vive di Pensioni. Il meccanismo automatico offre un adeguamento necessario, anche se spesso assorbito dalle ritenute fiscali e dalla lenta erosione del potere d’acquisto.

Molti pensionati si chiedono quanto cambierà davvero il loro assegno, quali fasce beneficeranno degli aumenti più evidenti e quali, invece, resteranno ai margini della rivalutazione. Scopriamolo insieme.

 

In questo articolo:

 

  • Come funziona la perequazione e perché gli aumenti sono limitati
  • Gli importi aggiornati dal 1° gennaio 2026 fascia per fascia
  • Maggiorazioni, esclusioni e requisiti dal 2027

 

Come funziona la perequazione e perché gli aumenti sulle Pensioni restano contenuti

Il meccanismo di rivalutazione segue una logica semplice: gli importi più bassi ottengono il recupero pieno dell’inflazione, mentre gli assegni più elevati ricevono percentuali ridotte. Il nuovo indice dell’1,4% è stato calcolato in base ai dati dell’anno precedente e potrà essere corretto nel 2027 attraverso un conguaglio se l’Istat confermerà valori differenti. La struttura della perequazione mantiene quindi una progressività che tutela i redditi minori, anche se negli ultimi due anni la corsa dei prezzi ha superato gli adeguamenti, lasciando una parte dei pensionati con una reale riduzione del potere d’acquisto.

Gli assegni destinati alla fascia medio-bassa saranno rivalutati completamente, mentre quelli superiori alle quattro volte il minimo inizieranno a perdere una quota dell’incremento. L’operazione resta tecnica e poco percepibile perché l’aumento nominale viene spesso ridimensionato dalle trattenute Irpef e dalle addizionali comunali e regionali. 

 

Gli importi aggiornati dal 1° gennaio 2026 fascia per fascia

Dal 1° gennaio la pensione minima salirà da 616,67 a 619,8 euro, un incremento di poco più di 3 euro che supera l’adeguamento dello scorso anno ma resta comunque simbolico. La rivalutazione piena si applica fino a quattro volte il minimo, quindi fino a 2.447,39 euro. Un assegno di 1.000 euro raggiungerà 1.014, mentre uno da 1.500 salirà a 1.521. Una pensione da 2.000 euro arriverà a 2.028, confermando che i trattamenti più diffusi otterranno incrementi proporzionati ma non decisivi.

Tra quattro e cinque volte il minimo, quindi fino a 3.059,24 euro, la percentuale si riduce al 90%. Un assegno da 2.500 euro passerà così a circa 2.535 euro, mentre uno da 3.000 arriverà a poco più di 3.041. Oltre tale soglia entra in gioco il 75% della rivalutazione. Una pensione da 3.500 euro, per esempio, raggiungerà circa 3.546 euro. Le cifre, tuttavia, sono al lordo e potranno variare sensibilmente in base alla residenza del pensionato, dato che le addizionali locali non sono uniformi sul territorio nazionale.

 

Maggiorazioni, esclusioni e requisiti per le Pensioni dal 2027

Sul fronte delle Pensioni minime Inps non sono previsti ulteriori interventi nella Manovra attualmente in discussione. Per le prestazioni assistenziali, invece, l’assegno sociale continuerà a crescere grazie alle maggiorazioni destinate agli over 70 con redditi bassi e alle persone con disabilità. Dal 2026 si aggiungeranno 12 euro mensili, dopo gli 8 euro introdotti nel 2025, con un beneficio stimato per oltre un milione di cittadini.

Dal 2027 l’adeguamento automatico toccherà anche i requisiti di accesso alla pensione, che aumenteranno di un mese per età e contributi e di altri due nel 2028. Restano esonerati solo i lavoratori impegnati in attività gravose o usuranti, una quota minima della popolazione. Non sono invece previste deroghe per disoccupati, caregiver, invalidi o precoci, che dovranno allinearsi agli stessi requisiti previsti per la generalità dei lavoratori.

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Achiropita Cicala

Giornalista e Seo Copywriter dal 2021. Laureata in Economia Applicata, ha consolidato le conoscenze in materia presso vari studi commerciali, per poi dedicarsi al giornalismo web. Ha lavorato in diverse testate editoriali online (Blastingnews.com, Trend-online.com, Money.it, Ftaonline.com, etc.), occupandosi della redazione di articoli e notizie a carattere economico (finanza personale, mercati, risparmio, pensioni, fisco e tasse, lavoro, previdenza sociale, diritto).

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