Pensioni marzo 2026: perché saranno più basse e quali addizionali si applicano

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Molti pensionati noteranno un netto più leggero nel cedolino delle pensioni di marzo 2026. Una riduzione che non dipende da errori dell’Inps né da tagli improvvisi, ma dall’avvio delle trattenute fiscali legate alle addizionali comunali e regionali. Ogni anno, infatti, marzo segna l’inizio di un periodo in cui il prelievo fiscale aumenta, mentre gennaio e febbraio risultano più “leggeri” proprio perché privi di queste imposte locali.

Per capire cosa accadrà, è utile rispondere a tre domande fondamentali: perché le pensioni di marzo saranno più basse? Quali addizionali si applicano e come vengono calcolate? E quali regole determinano l’importo trattenuto dall’Inps

 

In questo articolo:

 

  • Perché le pensioni scendono a marzo: il ruolo delle addizionali locali
  • Quali addizionali si applicano: comunale, regionale e sistema acconto‑saldo
  • Come leggere il cedolino Inps di marzo e verificare le trattenute

 

Perché le pensioni di marzo 2026 saranno più basse: il meccanismo delle addizionali

Ogni anno, le pensioni subiscono una variazione significativa tra febbraio e marzo. Il motivo è semplice: da marzo iniziano le trattenute delle addizionali comunali e regionali, imposte locali che si aggiungono all’Irpef nazionale. Nei primi due mesi dell’anno queste trattenute non sono ancora operative, quindi il netto risulta più alto. Con l’arrivo di marzo, invece, il cedolino si appesantisce.

Le addizionali non sono un’imposta nuova, ma seguono un calendario preciso stabilito dal legislatore. L’Inps, che agisce come sostituto d’imposta, applica le trattenute in modo rateizzato per evitare che il prelievo si concentri in un’unica mensilità. La normativa di riferimento, contenuta nel DL 78/2010, prevede che le addizionali vengano trattenute da marzo a novembre, per un totale di nove rate.

Il motivo per cui le trattenute partono proprio a marzo è legato ai tempi tecnici necessari all’Inps. Nei primi mesi dell’anno l’Istituto riceve dai Comuni le aliquote aggiornate, effettua i conguagli fiscali dell’anno precedente e calcola acconti e saldi. Solo dopo aver completato queste operazioni può avviare le trattenute.

Il risultato è che, a partire da marzo, il netto della pensione scende. L’importo trattenuto varia in base al reddito imponibile e all’aliquota deliberata dal Comune di residenza al 1° gennaio dell’anno precedente. Chi si è trasferito nel corso del 2025, ad esempio, vedrà applicata l’aliquota del Comune in cui risultava residente il 1° gennaio 2025.

 

Quali addizionali si applicano: comunale, regionale e il sistema di acconto e saldo

Le addizionali che incidono sulle pensioni sono due: comunale e regionale. Entrambe si calcolano sul reddito imponibile e vengono trattenute direttamente dall’Inps. L’aliquota comunale varia da Comune a Comune, generalmente tra lo 0% e lo 0,8%, mentre quella regionale dipende dalla Regione di residenza.

Il calcolo non è immediato, perché le addizionali seguono un doppio meccanismo: saldo dell’anno precedente e acconto dell’anno in corso. Da marzo a novembre, quindi, il pensionato paga contemporaneamente due importi:

  • il saldo dell’addizionale dovuta per l’anno precedente
  • l’acconto per l’anno in corso, calcolato di solito come percentuale dell’imposta dell’anno precedente

Questo sistema può generare differenze anche significative tra un anno e l’altro, soprattutto se il reddito è variato. Un aumento della pensione, una riduzione delle detrazioni o un cambiamento dell’aliquota comunale possono modificare l’importo trattenuto.

Per capire meglio, basta un esempio. Un pensionato con un reddito imponibile di 24.000 euro e un’aliquota comunale dello 0,8% paga 192 euro di addizionale annua. Divisa in nove rate, la trattenuta mensile è di poco più di 21 euro. A questa si aggiunge l’addizionale regionale, che può aumentare ulteriormente il prelievo.

Il sistema di rateizzazione evita che il pensionato debba sostenere un prelievo elevato in un’unica soluzione, ma rende marzo un mese particolarmente pesante. Da qui la percezione diffusa di una “pensione più bassa”, che in realtà è il risultato di un meccanismo fiscale ricorrente.

 

Come verificare le trattenute e perché il cedolino pensioni di marzo è fondamentale

Per capire esattamente quanto viene trattenuto, è necessario consultare il cedolino della pensione. L’Inps mette a disposizione il documento online, accessibile tramite Spid, Cie o Cns. Nella sezione dedicata alle ritenute fiscali compaiono due voci distinte: “Addizionale comunale – saldo” e “Addizionale comunale – acconto”. Lo stesso vale per l’addizionale regionale.

Il cedolino di marzo è particolarmente importante perché mostra per la prima volta l’importo delle rate che verranno trattenute fino a novembre. Confrontarlo con quello di gennaio e febbraio permette di capire immediatamente la differenza e verificare eventuali variazioni rispetto all’anno precedente.

Le trattenute non si applicano alla tredicesima né ai mesi di gennaio e febbraio. Questo spiega perché molti pensionati percepiscono un netto più alto all’inizio dell’anno e un netto più basso da marzo in poi. È un andamento fisiologico, che si ripete ogni anno e che dipende esclusivamente dal calendario fiscale.

Chi ha dubbi sull’aliquota applicata può consultare il sito del Dipartimento delle Finanze o quello del proprio Comune. Alcuni Comuni prevedono soglie di esenzione per i redditi più bassi, mentre altri applicano l’aliquota massima. Anche questo può influire in modo significativo sull’importo trattenuto.

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Achiropita Cicala

Giornalista e Seo Copywriter dal 2021. Laureata in Economia Applicata, ha consolidato le conoscenze in materia presso vari studi commerciali, per poi dedicarsi al giornalismo web. Ha lavorato in diverse testate editoriali online (Blastingnews.com, Trend-online.com, Money.it, Ftaonline.com, etc.), occupandosi della redazione di articoli e notizie a carattere economico (finanza personale, mercati, risparmio, pensioni, fisco e tasse, lavoro, previdenza sociale, diritto).

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