Scegliere il momento giusto per vendere le azioni che si hanno in portafoglio è spesso un esercizio molto difficile, che può prestarsi a pentimenti e rimpianti. Gli analisti di tutto il mondo si sono cimentati in teorie più o meno attendibili per cercare di spiegare quale, ragionevolmente, potrebbe essere il timing perfetto per liberarsi dei propri titoli. Tuttavia, spesso tali teorie si sono rivelate fallimentari e non sempre perché prive di contenuto probabilistico, ma perché nessuno sa realmente come si evolveranno le cose di finanza da qui ai prossimi giorni, settimane, mesi o anni. Il grande investitore Peter Lynch, al riguardo, ha un pensiero ben preciso che vale la pena di tenere in considerazione.
In questo articolo:
- L’effetto tamburo
- Peter Lynch: quando vendere davvero
L’effetto tamburo
Per vendere le azioni occorre essere lucidi, e spesso ciò viene meno quando subentrano alcuni fattori deleteri, come il panico generalizzato e ciò che Peter Lynch definisce l’effetto tamburo. Si tratta di una situazione in cui gli investitori si mostrano vulnerabili all’errore perché qualcuno, più o meno qualificato, mette loro una pulce nell’orecchio. Il caso più emblematico è quello in cui le azioni salgono e si riceve la telefonata dal proprio broker che suggerisce di non essere avidi. Intanto, lui incassa la commissione, e non è raro lo scenario in cui, dopo aver venduto le azioni, queste continuino a salire moltiplicando di n volte il loro valore. Ovviamente, non è solo la telefonata del broker a condizionare un investitore. Anche le notizie dei media o le opinioni di colleghi, parenti e amici rimbombano nella mente, contribuendo a prendere la scelta sbagliata. L’effetto tamburo si materializza come un messaggio catastrofico ripetuto all’infinito, al punto che sfuggire alla sua profezia diventa quasi impossibile.
Ma quali sono gli allarmismi che entrano nella testa e producono l’effetto di un veleno? Lynch ne indica alcuni:
- l’aumento o il calo dei prezzi del petrolio;
- la forza o debolezza del dollaro;
- il calo o l’aumento dell’indice di liquidità primaria;
- il cambiamento delle leggi finanziarie;
- il disavanzo commerciale.
Ma ce ne sono molti altri.
Peter Lynch: quando vendere davvero
Considerando, quindi, che i suggerimenti dall’esterno su quando vendere le azioni sono più dannosi che utili, allora quando è il momento di vendere davvero? Secondo Peter Lynch, in realtà, non esiste una formula che possa dire con esattezza il momento di farlo. In teoria, si potrebbe sostenere che vendere prima dell’aumento dei tassi di interesse o di una recessione siano i consigli migliori da seguire, ma il punto è: chi potrà mai saperlo quando ciò avverrà con esattezza? Giocoforza, anche questa teoria, per quanto valida, si riduce a una pura banalità.
A questo punto, dunque, viene da domandarsi quando Lynch prende la decisione di vendere le proprie azioni. Il ragionamento che il leggendario investitore fa è lo stesso applicato quando decide di comprare le azioni. La sua selezione si basa sulla suddivisione delle società in sei categorie:
- a crescita lenta;
- colossi a crescita media;
- a crescita rapida;
- cicliche;
- asset play;
- in inversione di rotta.
A seconda dell’appartenenza a una di queste categorie, Lynch fa una valutazione se entrare o meno in acquisto. Lo stesso criterio viene seguito quando le deve vendere. Quindi si tratta di qualcosa attinente alla società e non alla congiuntura economica generale o ad altri fattori astrusi. Certo, se ad esempio il settore petrolifero è colpito da una crisi che fa crollare i prezzi, le società petrolifere potrebbero subire una contrazione dei profitti e, di conseguenza, bruschi cali in Borsa. Di conseguenza, se si hanno aziende del genere in portafoglio, occorre valutare con attenzione se sia il caso di liberarsene.
A parte alcuni eventi particolari, tuttavia, le considerazioni vertono su come l’azienda sia in grado di mantenere la crescita o su eventuali situazioni che possano rallentarla o invertirla. Per fare un esempio, le società cicliche vivono fasi più o meno lunghe di crescita sostenuta, alternate ad altre di declino. Non appena si avvertono segnali di inversione da una fase di fioritura, potrebbe essere il caso di pensare di vendere le azioni in portafoglio.









