Pignoramento Agenzia delle Entrate: tutto quello che c'è da sapere

Pignoramento Agenzia delle Entrate: tutto quello che c’è da sapere

Pignoramento Agenzia delle Entrate: tutto quello che c'è da sapere

La tregua tra l’Agenzia delle Entrate e i contribuenti rimasti indietro con le cartelle di pagamento è terminata il 15 ottobre. Da quella data l’Amministrazione Finanziaria ha ripreso nuovamente la procedura di riscossione, dopo la sospensione stabilita dal Governo Conte Bis con il Decreto Cura Italia per far fronte agli effetti nefasti della pandemia.  Infatti quel provvedimento si era reso necessario per evitare che i cittadini italiani si trovassero davanti una situazione economica estremamente gravosa per le proprie finanze, pregiudicata già dai ripetuti lockdown. Adesso però che si è tornati a una condizione di pseudo-normalità, il Fisco italiano rimette in modo la macchina dei pignoramenti ai contribuenti morosi.

 

Pignoramento Agenzia delle Entrate: come funziona

L’Agenzia delle Entrate non procede brutalmente al pignoramento vero e proprio, se non dopo aver avviato innanzitutto un avviso bonario con il quale comunica al cittadino l’avvio della procedura esecutiva, invitandolo a mettersi in regola con i pagamenti. Il debitore ha un mese di tempo prima che scattino provvedimenti cautelari come l’ipoteca sugli immobili di valore superiore ai 120 mila euro e il fermo amministrativo dell’automobile. 

Qualora le intimazioni di pagamento non sortiscano l’effetto sperato, il passo successivo consiste nel pignoramento tout court dove avviene l’esproprio dei beni. Anche questo è preceduto però da una comunicazione al debitore da parte dell’Agenzia delle Entrate con la quale si fa presente che si sta per procedere con l’azione esecutiva. 

A quel punto il cittadino ha 5 giorni tempo, una sorta di ultima spiaggia, per mettersi in regola, dopodiché scatta l’esecuzione forzata dei beni. Questa può essere bloccata se si versa il debito totale o la prima rata nel caso si sia concordato un piano di rateizzazione del debito.

 

Pignoramento: esproprio dell’immobile

Con l’esproprio dell’immobile, l’Agenzia delle Entrate iscrive presso i registri immobiliari un avviso contenente tutte le caratteristiche della proprietà, quali estremi catastali, valore dell’immobile, importo del debito, generalità del debitore e altre informazioni utili. Entro 5 giorni il debitore ha la possibilità comunque di vendere l’immobile e di saldare tutto o una parte del debito presso l’Erario. 

Se quanto ottenuto dalla vendita risulta essere superiore rispetto a quanto dovuto al Fisco, l’eccedenza verrà restituita entro 10 giorni lavorativi. Se il contribuente non procede ad alcuna vendita, ha inizio a quel punto la procedura per mettere il bene confiscato all’asta.

L’esproprio degli immobili comunque incontra dei vincoli. Innanzitutto non è possibile pignorare la prima casa, ovvero un immobile dove il cittadino ha la sua residenza e che costituisce l’abituale dimora. Non può costituire prima casa un immobile facente parte di una categoria catastale che lo identifica come di lusso. In secondo luogo non si può procedere alla confisca se il valore del debito è inferiore a 120 mila euro e quello dell’immobile non è superiore alla stessa cifra. 

 

Pignoramento del conto corrente: ecco come avviene

La grande paura degli italiani dal 15 ottobre è che l’Amministrazione Pubblica proceda al pignoramento del conto corrente per confiscare il denaro detenuto in banca. Anche in questo caso ricorrono dei vincoli. Non tutti i soldi saranno oggetto di esproprio perché comunque lo Stato deve sempre garantire al cittadino il minimo per l’acquisto dei beni essenziali per la sopravvivenza. 

Per questa ragione l’ultimo stipendio o pensione, qualora vi sia l’accredito automatico sul conto, non vengono intaccati. Inoltre per le entrate successive il Fisco si appropria solo di una parte fino al soddisfacimento del proprio credito. In particolare: se gli emolumenti sono inferiori a 2.500 euro mensili, il pignoramento sarà di 1/10 della somma; nel caso in cui le entrate si collocano tra i 2.500 e i 5.000 euro al mese la trattenuta sarà di 1/7; qualora lo stipendio o la pensione superino i 5.000 euro mensili lo Stato pignora 1/5.

L’Agenzia delle Entrate potrà anche pignorare eventuali crediti che il debitore vanta nei confronti dei terzi. In questo caso sarà inoltrata una notifica a tali soggetti con la quale viene comunicato che lo Stato subentra nella posizione di creditore.

 

Pignoramento: come avviene la rateizzazione

Il cittadino moroso ha la possibilità in via estrema di rateizzare il proprio debito nei confronti dello Stato. Per farne richiesta però è necessario che l’esposizione sia inferiore ai 100 mila euro. Qualora l’ammontare dovesse essere superiore non viene esclusa di default l’opzione di pagare a rate, ma si può fare comunque domanda scritta all’Agenzia delle Entrate, che si riserva di esaminare la pratica. 

Di norma il programma di rateizzazione prevede una dilazione in 72 versamenti mensili di pari importo, quindi in 6 anni. In caso di particolari condizioni economiche del debitore, lo Stato a sua discrezione potrebbe concedere l’opportunità di estendere la rateizzazione a 10 anni, con 120 rate mensili.

 

Pignoramento: beni non pignorabili

Non tutti i beni possono essere espropriati da parte dell’Agenzia delle Entrate. Oltre che per la prima casa come abbiamo visto, la confisca ad esempio non è ammessa per alcuni mobili ed elettrodomestici all’interno dell’abitazione che servono per la vita quotidiana, come ad esempio frigoriferi, lavatrici, sedie, tavoli, forni e così via. 

Non possono essere pignorati nemmeno alcuni oggetti che hanno un valore psicologico e affettivo particolare come animali domestici, fedi nuziali, oggetti di culto o che servono per esercitare la propria professione. Non rientrano nella lista i pezzi artistici e di antiquariato, così come gli animali che vengono utilizzati per fini commerciali e che producono reddito per il debitore. 

Per quel che riguarda le entrate, nel novero di quelle pignorabili sono escluse le pensioni di invalidità, i sussidi per restare fuori dalla soglia di povertà come il reddito di cittadinanza, le pensioni minime e le polizze assicurative.

 

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