Poste, Del Fante difende l’opas su Tim: “Aumenta il flottante, è un passo verso il mercato”

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Matteo Del Fante non ha dubbi: Poste Italiane sarà un buon proprietario per Tim. Lo dice con la sicurezza di chi, in nove anni alla guida del gruppo postale, ha triplicato il valore delle azioni e distribuito 9 miliardi di dividendi. Un track record che, nell’intervista al Financial Times, porta come prima e principale risposta a chi accusa l’offerta da 10,8 miliardi su Tim di essere una ri-statalizzazione mascherata. Poste ha già dimostrato cosa sa fare come azionista di Tim, e le azioni della società di telecomunicazioni ne sono la prova, più che raddoppiate da quando il gruppo postale ha cominciato ad accumulare la sua quota. Ora chiede che quella fiducia si estenda all’intera operazione.

 

In questo articolo:

 

  • Matteo Del Fante rivendica il track record di Poste
  • Poste corteggia gli azionisti Tim
  • Dal lancio dell’opas al deposito in Consob: i passi dell’operazione

 

Matteo Del Fante rivendica il track record di Poste

Il punto di partenza della difesa di Del Fante è la performance di Tim da quando Poste ha cominciato ad accumulare la propria quota, salita al 27,5% e che ha fatto del gruppo postale il primo azionista della società di telecomunicazioni. “Da quando abbiamo acquisito la partecipazione in Tim, l’azienda ha sovraperformato”, ha dichiarato il manager, ricordando che le azioni Tim sono più che raddoppiate nell’ultimo anno. “Siamo fiduciosi di meritare la stessa fiducia ora che abbiamo lanciato l’offerta pubblica di acquisto»” Del Fante ha poi richiamato la traiettoria di Poste dalla sua parziale privatizzazione nel 2015, quando Roma ha mantenuto una quota del 65%: in un decennio il prezzo delle azioni è triplicato, raggiungendo i 21 euro, e il gruppo ha distribuito 9 miliardi di euro in dividendi. “Abbiamo dimostrato di essere un’azienda di mercato”, ha affermato. Sul tema della governance, Del Fante ha precisato che la fusione porterebbe la partecipazione pubblica nell’entità risultante dall’attuale 65% al 50%, con emissione di nuove azioni a favore degli azionisti Tim. “Questo accordo aumenterebbe il flottante del gruppo. In questo senso, è un passo verso il mercato“.

 

Poste corteggia gli azionisti Tim

Sul corrispettivo proposto, con una valutazione implicita di 0,635 euro per azione, con un premio del 9% rispetto al prezzo pre-offerta, Del Fante ha escluso la necessità di rilanci, definendo l’offerta equa per gli azionisti Tim. L’argomento centrale è il ritorno alla distribuzione degli utili: gli azionisti non percepiscono dividendi da cinque anni, mentre il nuovo gruppo prevede un rendimento del 2% subito dopo il closing, del 4% nel 2027 e di circa l’8% nel 2028. “Il punto non è solo il valore che offriamo in anticipo, ma la possibilità di beneficiare di future sinergie e di una traiettoria di crescita più solida sotto la guida di Poste”, ha dichiarato Del Fante. Sul piano strategico, il manager ha individuato nella complementarità tra i due gruppi il fondamento industriale dell’operazione. Poste storicamente orientata ai consumatori, Tim più radicata nel segmento enterprise e nella pubblica amministrazione. L’integrazione di Poste Mobile con circa 5 milioni di clienti nel marchio Tim porterebbe il gruppo combinato a superare Vodafone-Fastweb come primo operatore in Italia, con oltre 150.000 dipendenti e una rete commerciale che unisce quasi 13.000 uffici postali a oltre 4.000 punti vendita TIM.

 

Dal lancio dell’opas al deposito in Consob: i passi formali dell’operazione

L’offerta era stata annunciata lo scorso 22 marzo. Il corrispettivo prevede 0,167 euro in contanti e 0,0218 azioni ordinarie di nuova emissione di Poste per ogni azione Tim conferita, per un esborso cash complessivo di circa 2,8 miliardi a fronte di un valore totale dell’operazione di 10,8 miliardi. Il 10 aprile Poste ha depositato il documento d’offerta presso la Consob, avviando l’istruttoria formale. L’apertura dell’offerta è attesa per luglio, con chiusura prevista entro fine 2026.

Condizione necessaria al perfezionamento è il raggiungimento di una soglia del 66,67% del capitale Tim; in caso di successo, Poste intende procedere con il delisting del gruppo da Piazza Affari. Contestualmente, il gruppo ha presentato alle autorità competenti le notifiche previste dalla normativa, incluse quelle per l’autorizzazione di Banca d’Italia e per la disciplina del golden power. Del Fante prevede che l’accordo si concluda entro settembre, anche se il calendario regolatorio ufficiale indica la fine del 2026 come orizzonte per il perfezionamento. Sul fronte opposto, l’amministratore delegato di Tim Pietro Labriola ha scelto la linea del silenzio. In un’intervista a Bloomberg TV ha dichiarato che il management continua a lavorare nell’interesse degli azionisti, affidando al mercato il giudizio sull’equità del corrispettivo. “Non è la prima né l’ultima sul mercato. Noi manteniamo la calma e continuiamo a lavorare”, ha detto Labriola.

Sul piano finanziario, Scope Ratings riconosce che l’operazione comporterà un aumento del debito, quello residuo di Tim ammonta a 6,9 miliardi dopo i leasing, ma giudica improbabile un deterioramento del rating nel breve termine, indicando nella solidità operativa di Poste, nella sua generazione di cassa e nel sostegno statale i fattori che preservano la capacità di servizio del debito, con il medio termine condizionato all’esito dell’integrazione.

 

 

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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