Davanti all’opas lanciata da Poste Italiane, Pietro Labriola sceglie di non sbottonarsi e affida al mercato il giudizio sull’offerta. Nell’intervista esclusiva concessa a Bloomberg Tv, l’amministratore delegato di Tim mantiene una linea di cautela, ribadendo che il management continua a presidiare l’operatività del gruppo e a lavorare nell’interesse degli azionisti. “Non è la prima né l’ultima sul mercato. Noi manteniamo la calma e continuiamo a lavorare, sarà il mercato a decidere sull’equità del valore dell’opas”, ha dichiarato il manager.
In questo articolo:
- Opas Poste, Labriola passa la palla al mercato
- Tim, Labriola: “Il consolidamento rimane essenziale”
- Poste Italiane, una nuova mossa nel destino travagliato di Tim
Poste-Tim, Labriola passa la palla al mercato
Nel colloquio con Bloomberg Tv, Labriola ribadisce che Tim negli ultimi anni ha seguito un’impostazione “market-friendly” e che questa linea deve restare intatta anche adesso. “Negli ultimi cinque anni abbiamo lavorato con un approccio favorevole al mercato e dobbiamo continuare a farlo”, afferma, aggiungendo che sarà il mercato a stabilire se il prezzo incorporato nell’offerta di Poste Italiane sia congruo. La cautela resta identica anche quando la conversazione si sposta su terreni più sensibili.
Alla domanda se Poste rappresenti il partner giusto per Tim, l’amministratore delegato non si sbilancia e si limita a ricordare che il tema è già stato affrontato dall’offerente. Anche alla domanda sul suo futuro personale in caso di successo dell’operazione, Labriola divaga allo stesso modo: “Oggi questo non è importante. Ciò che è importante è l’interesse di tutti gli azionisti”. Nelle parole dell’a.d. c’è la volontà di sottolineare come il gruppo debba restare concentrato sul lavoro industriale, sugli obiettivi da raggiungere e sul futuro dell’azienda, mentre la valutazione dell’opas seguirà i passaggi previsti.
Tim, Labriola: “Il consolidamento rimane essenziale”
Dentro questa postura prudente, Labriola lascia comunque emergere alcuni temi di fondo che continuano a definire la traiettoria industriale di Tim. Il primo è il focus sul consumer, che nelle sue dichiarazioni resta il perno operativo da cui partire anche nella relazione con Poste. Il manager richiama infatti la possibilità di utilizzare gli stessi canali distributivi e di ampliare il portafoglio dei servizi offerti, collocando questa prospettiva in una logica di sviluppo commerciale già dichiarata in passato. Il secondo tema è quello della sovranità digitale, richiamato in modo esplicito come area nella quale Poste “può essere un partner molto potente”. Anche in questo caso Labriola non entra in valutazioni prospettiche sull’esito dell’opas, ma delimita un perimetro nel quale la collaborazione tra i due gruppi può essere letta sul piano industriale.
Il terzo asse è il consolidamento. Nell’intervista a Bloomberg Tv, il ceo di Tim chiarisce che l’offerta di Poste non modifica la sua lettura del settore: il consolidamento resta essenziale, prima a livello nazionale e poi a livello europeo, in un mercato in cui la scala finanziaria e industriale pesa sempre di più. “Sul fronte digitale per farlo bisogna essere veloci e con le spalle larghe dal punto di vista finanziario”, osserva, aggiungendo che le possibilità possono essere “verticali, per aumentare i servizi” oppure “orizzontali, per allargare la geografia”. Nello stesso passaggio, Labriola rivendica anche il lavoro già compiuto sul fronte interno, ricordando di aver “risolto il problema del debito”, di aver rifinanziato la società e di aver rimesso sotto controllo le attività, così da riportare Tim nella condizione di guardare alle opportunità aperte sul mercato europeo.
Poste Italiane, una nuova mossa nel destino travagliato di Tim
L’altro lato della partita è quello di Poste Italiane, che ha deciso di imprimere un’accelerazione formale al dossier Tim con un’opas volontaria e totalitaria approvata dal consiglio di amministrazione guidato da Matteo Del Fante. L’operazione punta all’acquisizione dell’intero capitale del grupp e si inserisce in una strategia che mira a costruire un polo integrato tra reti, servizi digitali, logistica, finanza e assicurazioni, mettendo insieme due tra i principali gruppi industriali italiani. L’offerta valorizza Telecom Italia circa 10,8 miliardi di euro. Per gli azionisti di Tim il corrispettivo prevede una componente cash pari a 0,167 euro per azione e una componente in carta, con l’assegnazione di 0,0218 azioni ordinarie di nuova emissione di Poste Italiane per ciascuna azione conferita. La valorizzazione implicita indicata è pari a 0,635 euro per azione, con un premio del 9,01% rispetto al prezzo ufficiale del 20 marzo 2026. Sul piano industriale, Poste lega il senso dell’operazione alla possibilità di mettere in rete asset complementari lungo una piattaforma unica, facendo leva su una base distributiva e commerciale molto ampia. In parallelo, il consiglio di amministrazione di Tim, riunito sotto la presidenza di Alberta Figari, ha preso atto dell’offerta e ha avviato il processo di valutazione dell’opas nell’interesse della società e dei suoi azionisti. Il perfezionamento dell’operazione è previsto entro la fine del 2026.
La mossa di Poste Italiane può riportare Tim fuori da Piazza Affari dopo trent’anni di Borsa, chiudendo una lunga stagione iniziata con la privatizzazione dell’ex monopolista. Per il gruppo guidato da Pietro Labriola si aprirebbe così la prospettiva di un ritorno sotto un perimetro pubblico, dentro una vicenda che riporta al centro tutte le ambiguità e le torsioni di un processo di privatizzazione trascinatosi per decenni.









