Poste Italiane, arrivano gli aumenti sui servizi postali

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Nei giorni in cui è diventata il primo azionista di Telecom Italia, Poste Italiane ha fatto scattare i previsti aumenti sui servizi postali. A partire dal 31 marzo 2025, sono entrati in vigore i rincari sulle tariffe per i canali business; gli stessi aumenti sono applicati ai canali retail dal 3 aprile. L’incremento introdotto dal gruppo guidato da Matteo Del Fante è tra il 5% e il 6%.

La conferma degli aumenti è arrivata con la delibera n. 51/25 dell’Agcom in seguito alla consultazione pubblica indetta dal Consorzio di tutela Arel, da Altroconsumo e dalle stesse Poste. L’Autorità ha giustificato i rincari, ritenendoli coerenti con il calo strutturale delle spedizioni, l’andamento dei costi e la sostenibilità del servizio. Soltanto Altroconsumo ritiene che gli aumenti tariffari non siano congrui rispetto alle dinamiche di mercato e alle previsioni future dei prezzi.

“Dal 2020 al 2024, i ricavi medi della corrispondenza universale sono cresciuti di soli 10 centesimi di euro, pari a circa l’8,5% nel periodo in esame, a fronte di una crescita dell’indice dei prezzi al consumo nel medesimo periodo del 18,5% – sottolinea Poste –. Ne deriva che i ricavi unitari del servizio universale, negli ultimi quattro anni, sono cresciuti meno dei prezzi al consumo e che, anche considerando integralmente la manovra proposta per il 2025, il recupero dell’inflazione risulterebbe comunque ancora parziale”.

 

Poste Italiane: dal 3 aprile aumenti sui servizi postali

Per servizi postali universali si intende l’insieme delle prestazioni essenziali di base nel settore pubblico postale: le spedizioni di lettere, raccomandate, telegrammi, assicurate, atti giudiziari e pacchi fino a 20 kg su tutto il territorio nazionale. Questi servizi devono essere garantiti a cittadine e cittadini a prezzi accessibili e con standard minimi di qualità, indipendentemente dalla loro posizione geografica e condizione economica.

I rincari di Poste Italiane toccano ogni servizio: dalla Posta4 (l’invio di lettere standard) alla Posta Massiva per spedire grandi quantitativi di corrispondenza. Gli aumenti più considerevoli sono quelli per le spedizioni dei pacchi all’estero (Zona 1) fino a 1 kg (Poste Delivery International Standard) passate da 24,82 a 25,80 euro (+0,98 euro) e dei plico fino a 20 grammi in tutta Italia (Poste Delivery Standard) aumentate da 8,20 a 8,88 euro (+0,68 euro).

Tutte le nuove tariffe, divise per tipologia e scaglioni di peso, sono specificate dall’Agcom nel listino completo dei prezzi pubblicato in allegato alla delibera n. 51/25. Gli aumenti tariffari fanno segnare in media un incremento tra il +5% e il +6%: una percentuale giudicata eccessiva da Altroconsumo. L’associazione per la tutela dei consumatori reputa infatti che gli aumenti sarebbero dovuti essere limitati al 2% per il settore retail e al 3,5% per gli altri settori. L’Agcom ha ritenuto diversamente, dando ragione a Poste Italiane che si considera sotto-compensata per la fornitura dei servizi postali universali.

 

Come funziona il servizio postale universale

Lo Stato affida la gestione ad un’azienda autonoma tramite bando con un contratto di programma. Poste Italiane è affidataria del servizio universale fino al 30 aprile 2026 (nel gennaio 2025 il contratto 2020-2024 è stato prorogato di 16 mesi fino al 2026) e soggetta a verifiche quinquennali da parte del Ministero delle Imprese e del Made in Italy sul livello di efficienza nella fornitura del servizio. Le sovvenzioni statali sono inferiori ai 300 milioni di euro annui e coprono soltanto una parte dei costi totali.

Per garantire le spese di raccolta, trasporto, smistamento e distribuzione e il mantenimento dei singoli sportelli della rete, Poste ha costi superiori ai ricavi. Complice la digitalizzazione dei servizi di spedizione, Del Fante ha spesso dichiarato che l’azienda sta valutando di rinunciare al servizio universale. “Siamo strutturalmente sotto-compensati da dieci anni per il servizio che facciamo – ha affermato il manager in occasione dell’audizione presso la commissione Trasporti della Camera del settembre 2024 –. Il fatto che Poste possa non esser interessata a continuare a svolgere quel servizio è un rischio reale”.

 

Il precedente della Danimarca

“C’è un precedente in Europa – ha aggiunto l’amministratore delegato – di un Paese che ha abolito il servizio universale”. Il riferimento di Del Fante è alla Danimarca: PostNord, la società che gestisce il servizio postale statale, non consegnerà più lettere a partire dalla fine del 2025. L’azienda ha annunciato che dal 2026 dismetterà la corrispondenza cartacea e si occuperà soltanto dei pacchi. La causa è il digitale: mantenere la consegna di lettere, il cui volume è diminuito del 90% negli ultimi vent’anni, è troppo dispendioso.

Nata nel 2009 dalla fusione tra il servizio postale danese e quello svedese, PostNord rimuoverà 1.500 cassette postali fra giugno e la fine di dicembre, proseguirà nel percorso di liberalizzazione intrapreso dal governo nazionale e prevede di licenziare 1.500 persone dei suoi 4.600 dipendenti totali in Danimarca. “Per poter creare un servizio sostenibile – ha dichiarato Kim Pedersen, amministratore delegato di PostNord Danmark – dobbiamo adattarci, e sfortunatamente questo vuol dire che dobbiamo dire addio a molti nostri colleghi”.

Immagine di Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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