Il gruppo italiano della moda Prada potrebbe acquisire il marchio Versace. Secondo alcune voci, la multinazionale statunitense del fashion Capri Holdings sarebbe disponibile a cedere l’unità e avrebbe data mandato a Barclays di testare i potenziali interessati. Tra questi si sarebbe fatta avanti la società del lusso di Miuccia Prada e Patrizio Bertelli, che ha subito messo in moto i suoi advisor legali e finanziari – in particolare Citigroup – per valutare l’operazione. In lizza però vi sarebbero anche altri player, non soltanto operanti nel campo della moda, ma anche appartenenti alla categoria dei fondi di private equity. Lo scorso anno ci sono state manifestazioni di interesse anche da parte di Exor – la holding della famiglia Agnelli – e dal colosso francese del lusso Kering.
Prada: l’obiettivo è creare un polo del lusso
I rumors sulla possibile cessione di Versace da parte di Capri Holdings si sono fatti sempre più insistenti a partire da dicembre dello scorso anno, ma il nodo resta la valutazione. La multinazionale con sede a New York ha acquisito il marchio della moda nel 2018 dalla famiglia Versace e dalla società d’investimento americana Blackstone per 1,83 miliardi di euro. Da allora, però, il settore del lusso non è più lo stesso, nel senso che da qualche tempo sta soffrendo un calo drammatico della domanda, in particolare per effetto del rallentamento dell’economia cinese.
Ad ogni modo, sotto l’ala di Capri Holdings, il marchio fondato da Gianni Versace è cresciuto molto negli anni, fino a superare un fatturato di 1,1 miliardi di dollari nell’ultimo bilancio depositato. Ciò ha rappresentato circa un quinto delle entrate di Capri, ammontate a 5,2 miliardi di dollari, nell’esercizio fiscale conclusosi al 30 marzo 2024. Quest’anno, però, la crisi cinese si è fatta sentire oltremodo, con un crollo delle vendite nel secondo trimestre del 28,2% su base annua a 201 milioni di dollari e una perdita operativa di 3 milioni di dollari.
Capri Holdings sta ora cercando di dare una giusta valutazione al suo piccolo gioiello, in particolar modo una volta che è tramontata la possibile fusione da 8.5 miliardi di dollari con Tapestry – il gruppo che annovera brand quali Coach, Kate Spade e Stuart Weitzman – in quanto bloccata lo scorso anno dal Tribunale Federale di New York che ha ravvisato un rischio di monopolio. In sostanza, il tentativo fallito di creare un conglomerato del lusso negli Stati Uniti avrebbe indotto il management di Capri Holdings a considerare la vendita di alcuni suoi marchi, tra cui anche Jimmy Choo.
Avvistata l’opportunità di accaparrarsi Versace, Prada si è inserita in un’ottica di realizzare un grande progetto industriale nel settore del lusso, secondo alcune banche d’affari. Si tratterebbe in tal caso di un ritorno di fiamma, perché già nel 2018 la società italiana quotata alla Borsa di Hong Kong aveva testato il terreno, per poi declinare l’interesse cedendo il passo a Capri Holdings e Blackstone. Attualmente Prada sta sfidando la crisi del settore e nel terzo trimestre 2024 ha realizzato un incremento delle vendite del 18% anno su anno a cambi costanti.









